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Ansia da cambio dell’armadio? Dal Giappone, la professione dell'”esperto del riordino”.

13-03-2018

Di Bruna Orlandi
Foto di Giulia Fini

Ansia da cambio dell’armadio? Dal Giappone, la professione dell'”esperto del riordino”.

Matteo Martelli di mestiere mette in ordine le case e le cose altrui.

Non per scroccargli una consulenza, lo giuro, decido di intervistarlo a casa mia.

Mi sembra che un’abitazione sia il posto ideale per vedere dove indugiano gli occhi e le osservazioni di Matteo.

Per non fare brutta figura e a conferma del giuramento, mi premuro di pulire e mettere ordine dal giorno prima per dare decoro alla mia casa dolce casa, spesso usata incautamente come grande svuota-tasche.

L’appuntamento è al mattino e mentre addento la mia ultima fetta biscottata chiacchierando con Giulia, alle 10 in punto (nell’istante in cui l’orologio passa dalle 9:59 al minuto successivo) suona il campanello.

Matteo è sbalorditivamente in orario e io che sono puntualmente in ritardo, ne resto esterrefatta.

Ma poi entra e capisco perché. È un tipo molto preciso e professionale Matteo.

Si guarda attorno e confessa che si aspettava di trovare il caos.

C’è, ma è nascosto! Se prenderemo confidenza glielo farò vedere, ma dopo.

Il suo è un progetto al maschile singolare, si chiama TUTTO A POSTO CON MATTE e l’eclettico ideatore si offre come “consulente del riordino”, o meglio sarebbe “professional organizer” ma sia io che lui, laureato in lingue, non amiamo gli anglicismi e ci riprendiamo la nostra bella lingua, tenendo volutamente fuori dalla nostra chiacchierata i termini downsizing, decluttering space clearing, pur tanto di moda.

Gli faccio domande in ordine sparso, tanto ci penserà lui a mettere ordine.

In cosa consiste il tuo lavoro?

“Aiuto le persone a sistemare i propri spazi in maniera ordinata e funzionale, invitandole a eliminare gli oggetti in base a criteri di utilità ma anche emozionali. Ci sono oggetti che, pur non avendo uno scopo preciso, ci fa piacere tenere con noi. Le cose che non servono più, invece, si vendono su internet o si danno alla Caritas o si destinano ad altro uso: mi occupo anche di questo. Il mio è un processo di liberazione dal surplus. Siamo tutti capaci di mettere in ordine, intendiamoci, ma ci sono persone che per indole lo fanno più volentieri e in maniera più automatica senza che appaia una tortura cinese”.

L’idea viene dall’estero. L’hai modificandola facendola tua?

“Sì, nasce in Giappone e, in particolare, dai manuali di Marie Kondo, mia fonte ispiratrice. Quando ho letto il suo libro “ll magico potere del riordino” ho avuto l’impressione che avrei potuto scriverlo io. Lei è un po’ rigida e taoista e saluta l’oggetto prima di lasciarlo andare, ma io non sottoporrei mai un mio cliente a questa procedura. Il mio approccio è più pragmatico: faccio un sopralluogo gratuito e insieme al cliente stabilisco tempi e obiettivi. Metto al centro le esigenze del cliente perché è importante capire qual è il livello e la tipologia di ordine in cui il cliente sta bene. Ci sono persone che nell’ordine e nella precisione non si sentono a proprio agio e io cerco il giusto compromesso”.

Generalmente i lavori creativi nascono da una passione. Il tuo da una mania?

“Come Bree Van De Kamp di Desperate Housewives io non potrei mai andare a letto con i piatti sporchi nel secchiaio. La mia idea tuttavia è arrivata in un momento molto preciso della mia vita in cui ho rivalutato le mie capacità e i miei talenti tornando a me stesso e facendo un lavoro di ri-centratura che è passato per altre esperienze tra cui la meditazione. Mi sono riavvicinato alla spiritualità, tornata fortemente protagonista nella mia vita”.

Trovi sia liberatorio ordinare? Che effetti ha sulla nostra psiche?

“Lasciare andare gli oggetti, porta spazio nella nostra casa e nella nostra vita che si apre al nuovo, al bello ma magari anche al vuoto, che ci serve a stare con noi stessi e a capirci meglio. Credo molto nel valore terapeutico e catartico del riordino. Porta leggerezza, benessere diffuso e la soddisfazione di aver portato a termine un’attività. Cerco di unire il pragmatismo del mettere in ordine alla spiritualità del gesto”.

Il calzolaio va sempre con le scarpe rotte. Tu hai la casa in ordine?

“Sì, io ho una casa abbastanza in ordine e sarebbe ancora più in ordine se non ci fosse il mio compagno. Abbiamo dovuto trovare un compromesso tra il mio bisogno di essenzialità e la sua esigenza di dinamismo”.

Chi si rivolge a te?

“Prevalentemente donne e famiglie ma una volta un giovane marito ha voluto fare una sorpresa alla moglie e mi ha chiamato affinché mettessi ordine alle borse della sua compagna”.

Cedo alla tentazione di metterlo alla prova e gli sottopongo una coppa contenente: una rete di cipolle dorate, aglio, una busta con delle foglie di alloro, un pacco di Oki, un caricabatterie (e chi non ne ha uno nel porta-cipolle?) un braccialetto antizanzara per mia figlia, un giochino a spirale, un decoro di Natale a forma di stella, una torcia, un campioncino di un profumo, un oggetto misterioso di gomma, una chiave che non si sa che cosa apra, un portapillole, un elastico.

Espressione di Matteo davanti alla ciotola

Svuota la ciotola e lascia cipolle, aglio e alloro a farsi nuovamente compagnia nella coppa (lui avrebbe preferito altrove ma non ho di meglio da offrire) e il resto viene collocato da un’altra parte, come l’Oki che insieme al bracciale anti-zanzare finisce in un apposito contenitore con gli altri medicinali.

Mi faccio coraggio e gli mostro il mio sgabuzzino che lui chiama elegantemente “refugium peccatorum” e io più trivialmente “lanciamerda” ma non inorridisce nemmeno davanti a questo. Sarà abituato a peggio ma non ci mettiamo mano perché stima occorrano almeno tre ore.

In totale ho buttato nella spazzatura: il decoro di natale, l’oggetto misterioso di gomma che forse un giorno mio marito cercherà, un portapillole rotto, un elastico e un orecchino che adoravo ma che ormai è irreparabile. Gli ho chiesto di non buttare almeno la farfallina che sta dietro all’orecchino e me lo ha impedito. Un po’ ci tenevo alla farfallina!

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