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Come nasce un’idea F.I.C.A

29-01-2018

Di Bruna Orlandi

Come nasce un’idea F.I.C.A

Se ne parla da almeno un anno, ha aperto i suoi cancelli al pubblico in novembre e da allora non fa che proporci un dicembre fico, un gennaio fico e un’interminabile carrellata di progetti fichi siglati dalla formula “mangiare bene è fico”.

Annoiati, preferiamo parlare di F.I.C.A.

L’acronimo, smaccatamente irriverente, nasce dall’ironico ingegno di Gianluca, Giovanni, Luca e Raffaele e nel giro di poche ore rimbalza nel web incassando immediato consenso, migliaia di visualizzazioni e decine di condivisioni.

“Tutti hanno colto il messaggio provocatorio” dicono i quattro ideatori che, cavalcando l’onda del battage pubblicitario del noto luna park alimentare, appena pochi giorni dopo la sua inaugurazione, sostituiscono una A alla O e lanciano un semplice post su Facebook, corredato dalle loro immagini e dal logo. Gli antagonisti culturali di FICO creano così la Fabbrica Italiana Culture Assortite sotto il cui cappello rientrano Senape Vivaio Urbano (un gardening center in pieno centro città), la libreria Igor (una delle due librerie LGBT sopravvissute in Italia) e la serigrafia The Park (che realizza T-Shirt e accessori), realtà indipendenti ma intimamente unite dalla volontà di fare cultura in un’unica dimensione che non è un negozio ma uno spazio sociale, sito in Via Santa Croce, al Pratello, dove lavorare, bere una birra o partecipare agli eventi proposti.

Se parli con tutti noi, parli con F.I.C.A. ma F.I.C.A. non esiste, non è un marchio”.

Cosa è dunque F.I.C.A.?

È sorta in contemporanea all’apertura di FICO: in città non si parlava d’altro e F.I.C.A. è coincisa con il trasloco in dicembre di The Park nello spazio Senape-Igor.

Noi siamo agli antipodi ed è il nostro modo per dire che di FICO non c’era bisogno in città. È un’idea nata per far sorridere la gente e farla riflettere.

Photo: Laura Bessega

 

Su cosa?

Stanno sparendo i piccoli negozi e i piccoli artigiani a causa dell’effetto squalo dei grandi centri commerciali. Non siamo alternativi a Fico ma contestiamo la presenza massiva del settore alimentare, la grande distribuzione e le grosse aziende osannate alla massima potenza.

Rivitalizzare una zona, centro o periferia che sia, non vuol dire aprire un centro commerciale. Sarebbe preferibile dare incentivi alle piccole realtà locali affinché possano valorizzare le proprie competenze. Con FICO si assiste a un appiattimento giocato a livello commerciale, senza una vera anima. È tutto un po’ finto, mucche, alberi…

Photo: Laura Bessega

 

In che modo vi opponete a FICO?

Attraverso l’attività di tutti i giorni: trasferire il sapere delle piante, consigliare libri, utilizzare la tecnica della serigrafia è cultura. Nell’acronimo infatti compaiano proprio Culture Assortite.

Interviene Luca, socio con Raffaele della libreria a tematica Lgbt: le librerie indipendenti combattono con dei colossi, soprattutto on line. Si aggancia Giovanni, anima di Senape e unico che conosco da tempo: l’acquisto della pianta va ragionato. La pianta è viva e non dovremmo mai scordarlo, dice guardandomi di sottecchi, memore delle piante che ho fatto miserevolmente morire.

Photo: Laura Bessega

 

Quale sarà la prossima cosa fica?

L’inaugurazione di The Park, laboratorio artigianale in cui stampo, creo e produco tutto manualmente e che forse coinciderà anche con la festa di F.I.C.A. L’evento sarà a breve ma per sapere quando bisogna restare connessi, conclude Gianluca.

Photo: Laura Bessega

 

Torno a casa e invece di dare acqua all’unica pianta sopravvissuta, curioso su facebook e tra i post di The Park trovo “quella sua maglietta F.I.C.A.” Me ne innamoro perdutamente e credo sarebbe perfetta per la loro prossima festa.

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