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Dear Cyrano, la poetessa di strada che scrive all’ombra delle Due Torri

14-06-2018

Di Giulia Fini

Dear Cyrano, la poetessa di strada che scrive all’ombra delle Due Torri

Cyrano. Sappiamo tutti qual è la sua fine tragica nell’opera teatrale di Edmond Rostand. Dopo aver vissuto nell’ombra scrivendo lettere alla sua amata, muore pochi istanti dopo che il suo segreto è stato svelato. Ma cosa succederebbe se il personaggio di Rossana, dopo aver scoperto l’inganno e dopo essersi innamorata di lui attraverso le lettere, prendesse il suo posto?

In giro per Bologna si aggira infatti una poetessa misteriosa, non ama mostrarsi in volto, vuole rimanere una menestrella che scrive all’ombra della torre o, per meglio dire, delle Due Torri. L’avevamo già incrociata qualche mese fa, trovando una delle sue poesie. Si fa chiamare Dear Cyrano, è una poetessa di strada che scrive i suoi versi su cartoline e carte da gioco. A differenza degli altri però dà la possibilità di raccogliere la sua piccola opera e di farla propria, magari condividendo la sua storia attraverso i social.

Decido di incontrarla per scoprire qualcosa di più su di lei.

Si chiama Arianna e ha 35 anni. Di lavoro fa l’educatrice in una scuola elementare, ma la scrittura è da sempre la sua vita parallela. “Nasco come scrittrice di romanzi, per quanto non abbia pubblicato ancora niente. La poesia mi ha fatto un po’ uscire dai miei ranghi: crescendo come scrittrice nel privato, ho sempre di più accorciato le frasi e i paragrafi. Molte cose che scrivevo diventavano molto simili alla poesia, e allora mi sono detta ‘proviamo a mettere qualcosa in versi’”.

Vedendo alcuni ragazzi di Bologna che si esprimevano attraverso la poesia, due anni fa ha deciso di farlo anche lei. Ho lasciato la prima cartolina al concerto del 1 maggio, me lo ricordo molto bene, dietro Piazza Maggiore, vicino alla libreria Nanni. Quando l’ho fatto pensavo che mi arrivasse una risposta, non per forza gente che si strappa i capelli ma anche semplicemente ‘la sto usando come segnalibro’, ‘l’ho buttata nel fiume perché mi faceva schifo’, anche solo per la curiosità di sapere che fine fa”.

E ti hanno risposto?

“Non so chi l’ha trovata, ma mi hanno scritto che gliel’avevano data, mandandomi una fotografia. Mi illusi troppo sui feedback che avrei avuto dopo. Però le poche risposte che arrivano sono sempre molto sentite: ti ringraziano o dicono che gli hai cambiato la giornata. Mi mandano la foto o mi scrivono, e io provo a chiedere che cosa ne faranno. Spesso le tengono oppure le regalano”.

Le lascia un po’ ovunque: nelle zuccheriere dei bar, nei muri della città. Ovunque ci sia un buco dove appoggiarle e incastrarle in modo che non volino via. Sono spesso poesie d’amore, o più in generale raccontano di sentimenti. L’ispirazione la trova immedesimandosi nei personaggi dei suoi romanzi ma anche pensando alla sua vita. “Ci sono diverse poesie che parlano di treni, di attese e di partenze. Molte sono dedicate a questa persona che è stata il mio amore a distanza per una vita, una decina di anni. Fortunatamente ora non lo è più. Però la separazione ancora adesso è un tema che sento moltissimo, riesco ancora ad attingere da questa mia esperienza”.

Mi racconta che in casa ha un’intera scansia dedicata a questo progetto, con scatole piene di cartoline. Preferisce quelle senza scritte particolari, un po’ impolverate, che solitamente recupera nei mercatini. E anche per le carte è lo stesso. Le piace lavorare su oggetti già esistenti, a cui applicare sopra la poesia. I versi infatti non sono scritti, ma vengono stampati su fogli di cartapaglia o fogli di scrapbooking decorati, tagliati ad uno ad uno e poi attaccati. “Ho un rivenditore di fiducia in via San Vitale che non sa di me. Sanno solo che prendo dei gran fogli di carta, oggi mi hanno fatto lo sconto perché sono sempre là da loro”, mi confessa divertita.

Sul suo account instagram in realtà una piccola eccezione all’anonimato c’è. I suoi occhi chiari fanno capolino dietro al badge del Festival internazionale della poesia di strada a cui ha partecipato lo scorso anno. “Ero troppo felice. Sono andata e ho conosciuto molti altri artisti. C’è un sottobosco di poeti che spargono le loro poesie per strada, sono rimasta in contatto con alcuni, ogni tanto ci troviamo. L’ultima occasione è stata per Muri Di Versi“.

Prima di salutarci mi lascia una delle sue carte. La guardo tenendola tra le mani: strano come un due di coppe ormai logorato dal tempo, grazie alla poesia possa diventare improvvisamente un oggetto prezioso da conservare con cura. E siccome Dear Cyrano ci tiene molto a sapere che fine fanno le sue creazioni…

La rileggo ogni giorno e ogni volta cambia di significato.

Sto ancora cercando di decifrarla. Nel mentre la tengo sulla mensola dei libri, nell’angolo degli enigmi.

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