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“Italian Social Victim”. Social, piazza Verdi e decadenza nel libro d’esordio di Simone Fiorito. “Ormai nulla ha più senso se poi non lo filmi”.

07-05-2018

Di Silvia Santachiara

“Italian Social Victim”. Social, piazza Verdi e decadenza nel libro d’esordio di Simone Fiorito. “Ormai nulla ha più senso se poi non lo filmi”.

“In futuro tutti saranno famosi per 15 minuti”, aveva detto Andy Warhol.

Si, proprio tutti. E non importa se per una vita o solo una manciata di minuti. Siamo nell’era dell’autocelebrazione che passa da uno schermo. Nella social society, insomma, che ha cambiato modi e tempi del lavoro, delle relazioni, della violenza e anche della possibilità di arrivare al successo.

E’ intorno a questo tema che ruota Italian Social Victim, il libro d’esordio di Simone Fiorito.

 

“Ormai non ha più senso porre la domanda che cosa ne pensi dei social.

Piuttosto, fra un po’, la vera domanda sarà:

che cosa pensano i social di noi?”

 

Un giallo, ambientato sotto le Due Torri, che passa dai social, ma anche dalla violenza e dal risentimento per raccontare molto della società di oggi. Ale è un ragazzo che dopo la laurea si deve faticosamente barcamenare tra due lavori, mentre cerca quello per cui ha studiato e aspira a diventare uno scrittore. Vincenzo invece ha tutto; soldi, appartamenti, sicurezze, ma anche droga e perfino noia. Di giorno amministra gli immobili di famiglia, la notte toglie i panni di rampollo e organizza spedizioni punitive per “ripulire” la zona universitaria di Bologna dal “degrado” e dagli studenti che la scelgono pensando di trovare l’Ibiza delle università italiane. Feste, bivacco, aperitivi. Diversi, ma in fondo non poi così tanto: la rabbia è la stessa.

Ale ritrova una telecamera, Vins l’ha persa. Si incontreranno e insieme metteranno in atto un vero e proprio progetto: l’Italian social victim, appunto.

 Ho incontrato Simone, prima della prossima presentazione, in programma giovedì 10 maggio, alle 20.45, al Fun Cool Oh (via Belvedere 2/a – Mercato delle Erbe)

Piazza Verdi e la zona universitaria, attraverso gli occhi di un ex studente. Perchè hai voluto raccontare questo aspetto della città?

“Dopo la laurea ho lavorato come cameriere, mentre cercavo un lavoro nel terzo settore. Ogni notte mi ritrovavo quindi ad attraversare la zona universitaria e certe scene le vedevo. Ho iniziato a chiedermi: a chi dà veramente fastidio questo, oltre a commercianti e residenti? Poi mi sono ispirato a fatti di cronaca. Mi sono sentito coinvolto in qualche modo e ho iniziato a pensare a cosa avrei fatto io. Non pensavo però solo allo spaccio, alla delinquenza o al bivacco, ma anche all’idea che Bologna venga scelta dagli studenti soprattutto perchè nota per essere una città dove ci si diverte. Insomma, l’Ibizia delle università italiane”

Già. A chi dà veramente fastidio?

“A Vins, che è  ricco e gestisce oltre 300 immobili in città. Sente in qualche modo ‘sua’ la città e non sopporta che i ragazzi non vengano per studiare ma per divertirsi. Vuole ripulirla, a modo suo. E inizia a filmare le sue ‘spedizioni’. Ale invece incarna lo stereotipo dello studente, ma in realtà non ha la cameretta pagata dal papà. Fa due lavori e intanto cerca di realizzarsi. Hanno molto in comune, in fondo. Sono le due facce della stessa medaglia”

Vins e Ale vedono tutti come vittime dei social. Italian Social Victim è un urlo contro la società dell’apparenza?

“La social society, come la faccio chiamare dai miei protagonisti, sta cambiando sempre più aspetti del costume: oggi c’è un social per trovare lavoro (LinkedIn), è cambiato il modo di fare bullismo a scuola e tanto altro. A me, con questo libro, mi interessava analizzare come è cambiato il modo di diventare famosi. Vendere un like è molto diverso da vendere un cd, un biglietto un libro, cosa costa un click ad un millennials, che ha passato tutti i pomeriggi della sua vita davanti ad uno schermo. Chiaro, ci sono anche artisti bravi, che hanno alle spalle percorsi di sacrificio. Ma mentre un tempo tutto passava dal talento e dal sacrificio, oggi non è così e il messaggio che arriva è molto differente; si può ‘riuscire’ in modo fittizio e tutto si misura in like e visualizzazioni. Ho voluto estremizzare questo aspetto e rappresentarlo in contrasto con la rabbia di un ragazzo che invece fa il doppio lavoro mentre cerca quello per cui ha studiato”

Insomma, Ale sei tu.

“No, non proprio. Ci sono alcune cose che ci accomunano e anch’io i primi anni ho sofferto per questo. Solo nei primi capitoli c’è qualcosa di me, per far capire da quale percorso arriva Ale. Il resto è romanzo”

Com’è Simone sui social?

“Ho Facebook dal 2007 ma lo usavo solo per guardare il mondo. Poi ho scritto Italian Social Victim e sapevo mi sarei dovuto promuovere da solo” (sorride)

Non solo promuoverti. Ha fatto tutto da solo, compresa la stampa e la copertina.

“Si, ho disegnato io la copertina. Mi piacciono molto i film americani, quelli in cui l’FBI entra e fa irruzione con pistola e torcia. Ma al suo posto, ho immaginato un cellulare. Poi ho deciso di auto-pubblicarlo sulla piattaforma ILMIOLIBRO. Parallelamente, ho iniziato ad inviarlo alle case editrici, consapevole della difficoltà. Sono stato contattato da due case editrici, ma solo in quel momento ho scoperto che il romanzo non poteva essere rimosso dalla piattaforma ILMIOLIBRO almeno per un anno”

Dove possiamo trovarlo, oltre alle presentazioni che organizzi in diversi spazi della città ?

“Alla libreria MODO info shop, in via Mascarella 24/b. E online su ILMIOLIBRO

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