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Michelle Verdirosa, l’illustrazione tra passato e futuro

14-12-2017

Di Vittoria Muraro

Michelle Verdirosa, l’illustrazione tra passato e futuro

Michelle Verdirosa, diafana illustratrice classe 1990 di Lucca (ma ormai bolognese) ci apre una visuale sul fantastico mondo dell’illustrazione.

Michelle, chi è Eitrcyanide? E perché questo nome?

“Deriva dalla voglia di avere un feedback: ho creato una pagina social ma nascondendo sotto pseudonimo le mie sperimentazioni. Mi ha dato sicurezza il non metterci la faccia”.

Ti faccio la classica domanda: c’è qualcuno a cui ti ispiri in particolare?

“Ed io ti darò la classica risposta: è difficile scegliere! A volte mi perdo a sfogliare albi di illustratori che trovo molto interessanti, altre guardo solo il mio lavoro. Per quanto riguarda la vera e propria ispirazione visiva, mi muovo più su immaginari personali,  album di famiglia, territori che conosco inconsciamente ma che non ho sperimentato in presa diretta. Mi affascina un sacco”.

Il tuo linguaggio visivo è molto particolare e riconoscibile (io lo adoooro!). Tu sei soddisfatta o continuerai a sperimentare?

“La piena soddisfazione non rientra nelle sfumature delle mie emozioni: sono sempre in discussione con me stessa, mi faccio molte -forse troppe- domande e ho un piglio abbastanza autocritico. Ammetto però che questo modo di procedere mi piace, sono ancora acerba come illustratrice, non vorrei sentirmi “arrivata” perché c’è ancora tanto da imparare e sperimentare”.

Classica domanda n. 2: cosa vuoi comunicare con i tuoi lavori?

“Di questa domanda non conosco la classica risposta da dare, dovrò improvvisare…penso che il significato della comunicazione sia legato a cosa voglio rappresentare in quel momento o con quella storia. Non c’è un messaggio universale, questo lavoro è simile a saper parlare un’altra lingua ed esprimere, con questo codice, vari messaggi”.

A Bologna c’è fermento: il Progetto Arte in Edicola nel container al Guasto, la Bologna Children’s Book Fair, il Bilbolbul, il Fruit, i vari spazi espositivi…

“Non posso che esserne felice! Ancora quando dico che “da grande” voglio fare l’illustratrice alcune persone restano spiazzate:  “Bello, vai a lavorare coi bambini… i fumetti!” quindi, alle pendici del 2018, penso sia doveroso far luce su questa situazione artistica rendendo chiari i suoi significati. E i suoi mezzi”.

Parliamo del Fruit. L’ho trovato un mondo magico fatto di tante cose che esistevano nella mia testa e lì qualcuno le aveva rese nella realtà.. dall’altra parte della visuale, come lo si vive?

“La realtà che ci mostra il Fruit è un modo per dar voce a una magma di idee svincolate da qualsiasi casa editrice. All’inizio è stato spaventoso! Mettere su un tavolo i propri lavori, leggere le espressioni sulle facce delle persone che snocciolavano le mie illustrazioni, essere in attesa di un responso…ho vissuto le prime ore come se fossi stata chiamata alla cattedra per un’interrogazione a tappeto, poi per fortuna mi sono lasciata prendere dalla situazione e mi è piaciuto molto essere coinvolta in quella realtà. Non mi sarei mai aspettata così tante persone interessate a questo mondo”.

A parte il Fruit hai dei progetti futuri?

“Non parteciperò alla prossima edizione, ma solo perché mi sposterò verso altri festival, sono curiosa di vedere come vengono prese queste iniziative in altre città. Per il resto sto cercando di concludere il mio percorso universitario: sono concentrata principalmente su quel mostro leggendario che è la tesi specialistica”.

Bene, ti ringrazio tantissimo per questa intervista e ti faccio un’ultima domanda, da sondaggio: da creativa, cosa vorresti leggere su About?

“Nuove voci e nuovi stili, nel campo dell’illustrazione come nell’arte in generale”.

 

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