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“Mio zio Bukowski”. Un viaggio tra versi e musica per raccontare la vita, gli amori e le sbornie del poeta “maledetto”

13-03-2018

Di Silvia Santachiara

“Mio zio Bukowski”. Un viaggio tra versi e musica per raccontare la vita, gli amori e le sbornie del poeta “maledetto”

“Tutti abbiamo un vecchio zio scalcagnato che arriva la domenica, al pranzo di famiglia, e si mette a raccontare storie fuori luogo. Sempre le stesse, ma senza annoiare mai.
Se non lo abbiamo, lo vorremmo avere”.

Per Lorenzo Bartolini e Giacomo Toni lo “zio” è il più grande poeta underground americano. E sulla vita di Charles “Hank” Bukowski ci hanno messo in piedi uno spettacolo: un viaggio tra poesie e musica per raccontarne gli amori, le sbornie e molto altro. L’hanno chiamato Mio zio Bukowski, appunto, e lo stanno portando in giro per i teatri. Giovedì 15 marzo, arriva a Bologna ma non sarà un teatro ad ospitarlo, bensì una birreria, la Birreria Popolare, in via dal Luzzo 4a. E non è a caso.

Lorenzo Bartolini, cantattore e poeta, reciterà le poesie di Bukowski. Non tutte. Ne ha scritte migliaia. Alcune. Le più belle. Per lui. Le più comiche, tristi, profonde, umane, sincere, esilaranti, come Un uccello azzurro, La doccia e Birra, ma anche monologhi per raccontare il personaggio, oltre che la sua vita, attraverso aneddoti.

Il “pianista punk” Giacomo Toni invece suonerà il piano. I suoi testi sono fotografie, sono storie, parole che saltano qua e là sui tasti del pianoforte e scivolano lentamente, sono sigarette spente sull’asfalto alle 5 del mattino, sono bicchieri di vino bevuti in solitudine al bancone di un bar.

“Il genere è quello del teatro, poesia e canzone – spiega Bartolini – sempre se esiste come genere (sorride). Non è quindi una drammaturgia, ma uno spettacolo che potremmo fare in casa, con amici. Per prima cosa però vuole essere un omaggio a Bukowski, un poeta che amiamo molto entrambi”.

A portarlo a Bologna è Zoopalco, collettivo di poesia orale e performativa.

“Ci è piaciuto subito perchè va nella direzione della multimedialità in poesia, capace di rimettere in gioco poesie nate per la carta attraverso diversi media e possibilità performative”, spiega Tommaso Giordani.

 

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