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Roberto Carboni rivisita uno dei suoi primi “noir”. Con Bologna ancora protagonista.

14-05-2018

Di Leonardo Vicari

Roberto Carboni rivisita uno dei suoi primi “noir”. Con Bologna ancora protagonista.

La prima volta che tornai a casa con “un Carboni” sottobraccio si trattava de L’Ammiratore. Come in un quadro, mi aveva convinto il soggetto: in copertina c’era via del Pratello. Delle tinte che avrei trovato tra le righe non mi curai prima di averlo iniziato, mi bastava l’ambientazione. Le scorsi scure, sì, ma con rispetto per l’arcobaleno. Un nero che vigila e incombe, ma che finisce per non pesare o tracimare. Mai.

Nemmeno nei suoi lavori precedenti, tra i quali “Il dentista” e “Bologna destinazione notte”, che lessi a ritroso. Andai davvero all’incontrario nel completare la sua bibliografia, un po’ come ha appena fatto l’autore stesso riprendendo in mano un romanzo già edito 8 anni fa’ e rivisitandolo stilisticamente. Riscoprendo personaggi fondamentalmente disgraziati, mediocri, sfigati e incattiviti. Già, più incattiviti che cattivi per antonomasia: dalla vita grama, dalla situazione che li fa sbattere contro, ingarbugliarsi, erodersi.   

“Per i buoni sentimenti rivolgetevi altrove” (Frilli Editori) come tutti i romanzi dell’ex tassista e Nettuno d’Oro 2015 è in tour per le librerie della città e della provincia, lo stesso territorio bolognese che funge da sfondo e da protagonista in tutte le storie firmate Roberto Carboni.

La trama no, non ve la accenno neppure e se proprio non potete fare a meno degli spoiler nel web la trovate ovunque. Ma se vi capita a tiro, andate a salutarlo e a sentirlo. E’ possibile che anche voi torniate a casa con qualcosa sottobraccio. 

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