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“C’è un mondo di musica che non riusciamo a vedere in Italia”. AngelicA Festival compie trent’anni

07-09-2020

Di Anna Toscano, Beatrice Belletti

“Un suono ti sfugge ed ecco che nasce. Un nuovo ordine si crea. Nasce dove non si muore” cita il sito di AngelicA Festival, giunto quest’anno alla sua trentesima edizione.

È sia un’etichetta discografica che un festival internazionale di musica che quest’anno si trasforma in una kermesse estesa, con ben 12 concerti nell’arco di quattro mesi, dall’11 settembre all’11 dicembre.

La maggior parte delle esibizioni avranno luogo al Teatro San Leonardo (in via San Vitale 63), chiesa sconsacrata e sede del Centro di Ricerca Musicale, fondato nel 2011 dall’Associazione Pierrot Lunaire. Uno dei concerti si svolgerà, invece, al Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia (Piazza Martiri del 7 Luglio).

Il progetto AngelicA è attivo dal 1991 ed è nato dalle idee innovative di Mario Zanzani e Massimo Simonini; il loro obiettivo, fin dall’inizio, è stato quello di rendere Bologna un punto di riferimento per artisti, pubblico e operatori del settore nel mondo della musica sperimentale e della ricerca, cercando di superare il contrasto tra conservazione e innovazione. Arrivato alla sua trentesima edizione, il Festival assume un ruolo sempre più importante nel panorama italiano della musica contemporanea, proponendo musicisti nazionali e internazionali dei settori più radicali della ricerca odierna e riscoprendo “una comprensione musicale meno didattica e fredda ma più emozionale”.

I primi eventi si svolgeranno venerdì 11 e sabato 12 settembre alle ore 21 al Teatro San Leonardo di Bologna e vedranno sul palco The Mayfield, con un progetto basato su improvvisazioni strutturate e citazioni di classici contemporanei rivisti come forme ibride, il tutto messo in atto da musicisti di estrazioni diverse: Camille Émaille alla batteria e alle percussioni; Gianni Gebbia al sax baritono; Cécile Lartigau allondes Martenot (tastiera analogica monofonica inventata da Maurice Martenot); Nicolas Perrin alla chitarra elettrica, elettronica; Heiner Goebbels al pianoforte e pianoforte preparato; Willi Bopp come sound designer (a cura di Heiner Goebbels, autore di Everything That Happened And Would Happen).

Cécile Lartigau

Abbiamo fatto una chiacchierata con il direttore artistico di AngelicA Festival, Massimo Simonini.

Come nasce AngelicA Festival?

“Sono sempre stato un ricercatore di musica, andavo a vedere concerti all’estero e cercavo dischi, dal jazz alla musica etnica, che non si trovavano in Italia. Era la fine degli anni 80 e sentivo la necessità di presentare concerti con un’idea diversa alla base, che accogliesse diverse musiche ed esperienze, senza la suddivisione in generi prestabiliti. AngelicA nasce da questo carattere di ricerca e la collaborazione con Mario Zanzani, che è stato dagli esordi direttore del festival, fino al momento in cui ci ha lasciati (n.d.r. Zanzani è morto nel 2007)”.

 

Siete giunti ad un traguardo importante, il trentesimo anno di attività! Qual è stata l’evoluzione del festival, davanti e dietro le quinte?

“Abbiamo affrontato tematiche diverse e tentato di rispondere a una ragione sociale, non solo di contesto, con Bologna e la regione. Ci sono state edizioni dedicate all’improvvisazione e a come si poteva arrivare a comporre musica, sembra banale ma non lo è. Questa idea di festival lavora sul concetto di de-contestualizzazione attraverso gli spazi, come è stato, per citarne uno, portare musica da camera al Link, e vedere l’effetto di quella musica su un certo pubblico, presentata in quel luogo specifico.

Il cambiamento è avvenuto per i momenti vissuti, tra cui nel 2007 la scomparsa di Mario, e di conseguenza muta l’immagine di AngelicA, diversa ogni anno del Festival. L’evoluzione riguarda sia la progettazione, sia qualcosa di estemporaneo, ad esempio, prendere le distanze dalla modernità e proporre acustica senza elettronica in un periodo specifico dove la seconda è dominante.

Un’altro aspetto fondamentale per AngelicA è rappresentare la diversità. Oltre ad avere curatori per le edizioni, musicologi e musicisti, siamo gli unici in Italia a commissionare composizioni di svariato genere. È la ricerca di un ibrido, per sua natura cangiante, non ancora catalogato e codificato, che si presenta come qualcosa di ancora poco ascoltato. In questo insieme di giochi e formule abbiamo cercato di rappresentare musica nel senso più ampio del termine, con la condizione di ricerca che riguarda l’essere e la sua esistenza, tentando di stare fuori dalla formalità e al tempo stesso dando un tono istituzionale, di rispetto della musica, del luogo, delle persone, del pubblico”.

Slaps Orchestra

Festival di musica live, centro di ricerca musicale ed etichetta discografica, il progetto AngelicA ha una tripla anima, ce la racconta?

“L’etichetta è nata naturalmente assieme al festival, con le pubblicazioni dei dischi registrati alle edizioni. Da fine 2010 con il bando comunale per l’uso del Teatro San Leonardo (già location per l’edizione del 1993) si è aperta la porta anche per il centro di ricerca musicale e svariati laboratori. Al decimo anno di attività c’è il Piccolo Coro Angelico, laboratorio dedicato ai bambini dai 5 anni, studiato per aprirli alla musica e con un’attenzione particolare in accordo con le caratteristiche di ciascun bambino e la sua emotività.

I nostri laboratori si prefiggono di essere percorsi emozionali e spirituali legati alla musica. La stagione di concerti durante l’anno dà spazio alla musica italiana, mentre il festival è a maggioranza internazionale e ha un’anima di diversità, con equilibrio tra il conosciuto e sconosciuto. Magari si resta di nicchia perché tutte le sere non si fanno 1000 persone, ma credo sia un dovere di un festival bilanciare anche questi aspetti”.

 

Sperimentazione, emozione e internazionalità appaiono essere temi importanti e ricorrenti per il festival. Come selezionate gli artisti da presentare sul vostro palco? Quali valori dal panorama estero desiderate portare al pubblico italiano?

“In altri paesi e molti festival in Europa vedo che l’apertura (alla musica) è più una normalità, qui c’è ancora molta chiusura e i teatri d’opera restano bloccati a riproporre sempre la stessa musica, le nuove generazioni nascono e hanno già dei semi per predisporre all’ascolto di determinati generi ma si perde.

C’è un mondo di musica che non riusciamo a vedere in Italia, anche perché non c’è budget o si trova legato a dover rappresentare o toccare determinati generi. Così si perde l’aspetto più importante, che è il far sognare il pubblico.

L’unione della diversità è fondamentale come lo è ‘la prima volta’ dell’incontro tra un musicista classico e un musicista che proviene dal mondo del rock, si incontrano e scoprono di essere diversi ma insieme possono far nascere qualcosa, come è stato nel 2007 per Mike Patton e l’orchestra Toscanini.

C’è bisogno di apertura e di investire nel talenti, anche giovani e nuovi; e stimolare il territorio, non necessariamente rimanendo negli schemi ma mettendo insieme mondi diversi, perché è da lì che arriva lo scambio e si cresce. Questo è ciò che fa AngelicA dal primo anno”.

Julien Desprez | Foto di Alexia Allsaints

Bologna ha un ricco patrimonio culturale e artistico, c’è un luogo o uno spazio nella città che ha un significato particolare per lei?

“Il teatro San Leonardo, per cui abbiamo dato il sangue nella ristrutturazione, ha un significato sentimentale, è anche il luogo in cui si è svolto il funerale di Mario Zanzani, per volere della famiglia.

Diciamo sempre che AngelicA è un teatro ambulante. Abbiamo messo in scena concerti al cimitero La Certosa con le musiche di Giovanna Marini e Coro Arcanto, alla basilica di San Petronio, passando per i giardini del museo di Ustica, il padiglione di galleria di arte moderna Mambo nel ’91, fino a ricreare il treno sonorizzato di John Cage da Bologna a Porretta. La musica trasforma lo spazio e lo spazio trasforma la musica. Abbiamo attraversato tanti spazi a seconda delle idee che avevamo, e ho apprezzato la bellezza degli spazi per ciò che abbiamo realizzato in quei medesimi”.

 

Dopo il primo weekend di appuntamenti si ritorna venerdì 18 settembre alle ore 21, sul palco del Teatro San Leonardo con l’esibizione di Agnese Toniutti (Subtlety Concert) e Frances-Marie Uitti (This, prima italiana).

Agnese Toniutti, pianista dedita a progetti di ricerca su repertori contemporanei e del Novecento, è solita creare degli spettacoli solistici molto particolari in cui la musica viene contaminata da vari suoni, parole e documenti audio, creando così un rapporto insolito ed originale di comunicazione con il pubblico. Per AngelicA, baserà la sua performance sul concetto di subtlety, traducibile sia in delicatezza che in sottigliezza: “quella zona non appariscente del vivere, più vicina al limite che al centro, al silenzio che al frastuono, all’ascolto che al proclama, dove si nascondono germogli di poesia”.

La violoncellista Frances-Marie Uitti ha collaborato con i migliori compositori contemporanei e ha spinto il suo strumento verso nuovi territori, progettandone versioni elettriche e applicazioni elettroniche: “The spectacularly gifted cellist Frances-Marie Uitti has made a career out of demolishing musical boundaries”. (Washington Post 2011). Ha sviluppato tecniche esecutive inedite, come l’utilizzo di due archi in una sola mano. This è stata composta per il suono peculiare di un violoncello di alluminio risalente agli anni ’20.

Frances-Marie Uitti

Venerdì 25 settembre, ore 21, al San Leonardo si esibirà Contagious, un trio che lavora “su una costante tensione creativa fra sperimentazione d’avanguardia ed elettronica”, formato dalla giapponese Mieko Suzuk (dj, giradischi e cd) e le berlinesi Andrea Neumann (inside piano, mixer) e Sabine Ercklentz (tromba, elettronica). Le loro performance sono il frutto di un contagio musicale reciproco, in cui suoni di diversa natura si alternano, dando allo spettatore l’impressione di scivolare lentamente dentro suoni, battiti e frammenti di rumore… in una specie di trance musicale.

 

Giovedì 8 ottobre alle ore 21, sempre al Teatro San Leonardo sarà la volta di Magda Mayas e Christine Abdelnour e degli OWL.

Magda Mayas, pianista, e Christine Abdelnour, sax alto, sono due personalità di spicco dell’attuale scena della musica improvvisata. The Setting Sun Is Beautiful Because Of All It Makes Us Lose è un esempio della loro costante ricerca musicale ed esplorazione dei rispettivi strumenti, che sfocia in una raffinata e godibilissima combinazione di suoni acustici, senza l’utilizzo di strumenti elettronici.

Gli OWL, Karl Bjorå (chitarra elettrica, elettronica) e Signe Emmeluth (sax alto, elettronica) sono emersi nel fertile clima creativo della scena della musica jazz e improvvisata norvegese e hanno trovato nella formula del duo il modo più efficace per sviluppare nuove forme e sonorità. Il concerto che presenteranno ad AngelicA è il risultato del lavoro degli ultimi due anni, culminato con la pubblicazione del cd d’esordio Mille Feuille (SOFA MUSIC), che è un susseguirsi continuo di suoni, rumori imprevisti, come un botta e risposta musicale in cui impulsi controllati e incontrollati si susseguono continuamente. A quanto pare, il titolo dell’album Mille Feuille, dal nome della torta francese, si traduce musicalmente in “molti diversi strati”.

OWL | Foto di Arnold Haberl

Sabato 24 ottobre alle ore 20.30 al Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia si esibirà la SHALOMA LOCOMOTIVA ORCHESTRA.

Un’orchestra di 31 elementi, che si affiancherà a collaboratori abituali di Mirco Mariani (voce, pianoforte preparato, chitarra noise) e ospiti nazionali e internazionali: tra cui i cantanti Francesco Bianconi (Baustelle) e Mauro Ermanno Giovanardi (La Crus), Paolo Fresu e Peter Pichler. In programma, canzoni scomposte e ricomposte per 42+1 musicisti: un incontro-scontro tra la classicità dell’orchestra e il suono impalpabile di strumenti fuori dall’ordinario. Arrangiatore ospite per la compagine orchestrale sarà Domenico Caliri.

Mirco Mariani | Foto di Pietro Bondi

Giovedì 5 novembre appuntamento alle ore 21, di nuovo al Teatro San Leonardo con Remo de Vico e la Slaps Orchestra (La Notte in cui Herschel scoprì Encelado, prima assoluta). La loro musica si poterbbe definire strutturalmente disgregata, melodica e rumorosa, estremamente ritmica: tra improvvisazione e innovazione ci raccontano mondi distopici e gioiosi e, allo stesso tempo, immagini sinestetiche ed evocative “che ci trasportano in un delicato delirio”.

 

Venerdì 27 novembre alle 21 al Teatro San Leonardo con Apartment House, AT 25 PLAY JIM O’ROURKE AND MORE. Fondato nel 1995, Apartment House è un ensemble il cui repertorio spazia dall’avanguardia storica a giovani esordienti, al recupero di opere e autori dimenticati. Il concerto in programma ad AngelicA celebra i 25 anni dell’ensemble e sarà un omaggio compositori di estrazioni diverse nati negli anni ‘60, ‘70 e ‘80 (Yudo, Kudirka, Lely e Aglinskas) e a Julius Eastman. Oltre metà concerto è dedicata a Jim O’Rourke, con la prima assoluta di un brano arrangiato appositamente per l’ensemble.

 

Per finire, Venerdì 11 dicembre alle ore 21, il Teatro San Leonardo vedrà esibirsi Roberto Dani (SOLO) e Julien Desprez (Acapulco Redux).

Roberto Dani è musicista autodidatta che privilegia la ricerca sulla dimensione del solo per batteria preparata: “una riflessione a partire dal silenzio” sull’improvvisazione che indaga le relazioni tra corpo, spazio e suono. L’artista si muove con disinvoltura tra i diversi pezzi dello strumento, creando suoni unici ed originali, in un movimento magnetico e quasi danzante. Le sue esibizioni potrei definirle una meravigliosa “messa in discussione” dello spazio e dello strumento della batteria per come li conosciamo.

Julien Desprez, la cui performance chiuderà la 30esima edizione di AngelicA, ha sviluppato una tecnica unica che trascende i confini della chitarra, portando all’estremo lo strumento, il cui suono insolito sembra appartenere ad altri strumenti. La gestualità particolare con cui l’artista si esprime in scena evoca una sorta di danza molto movimentata, come un tip tap continuo sui pedali. Acapulco Redux è fatto di “tensioni, rotture, shock che creano uno spazio-tempo singolare”.

Roberto Dani | Foto di Gabriele Grotto

I biglietti di AngelicA Festival si possono acquistare online sul sito di Boxer Ticket e Ticketone.

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