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Sartoria Utopia. Libri di poesia cuciti a mano diventano piccole opere d’arte

14-01-2026

Di Chiara Mozzoni

C’è un filo rosso che attraversa scrittura poetica, collage, libri, tarocchi: è quello di Sartoria Utopia, capanna editrice nata nel 2012 dall’incontro casuale, durante un evento milanese di slam poetry, tra Manuela Dago e Francesca Genti, che da quattordici anni collaborano nella progettazione, stampa e cucitura a mano, con ago e filo, di libri di poesia dei più interessanti autori e autrici della scena italiana contemporanea. Per volontà delle due autrici le utopie moderne si trasformano in piccoli incanti letterari fatti di carta, cartoncini, parole e immagini, dunque in oggetti che chiedono di essere maneggiati prima ancora che letti.

Manuela oggi vive a Bologna: dopo aver lavorato per diverso tempo in ambito artistico tra Milano e la città felsinea ha approfondito autonomamente la sua passione per l’arte e la poesia visiva. Da diversi anni ha intrapreso studi in ambito pedagogico e attualmente sta lavorando come educatrice nel contesto della grave emarginazione adulta presso il carcere di Bologna, esperienza che dialoga, in modo sotterraneo ma continuo, con le attività laboratoriali promosse da Sartoria Utopia in spazi pubblici e privati.

Francesca, invece, vive a Milano, dove è posta da sempre la sede centrale di Sartoria Utopia e arriva da un percorso editoriale più tradizionale: è un’autrice affermata, lavora in ambito editoriale come copywriter e si occupa soprattutto della correzione delle bozze e dell’editing dei cataloghi di Sartoria Utopia, mentre Manuela cura prevalentemente l’aspetto grafico-visivo delle copertine librarie o degli altri artefatti utopici. Francesca è inoltre da molti anni studiosa di Tarocchi e Astrologia, e conduce numerosi laboratori su questi.

Le passioni di ciascuna, dunque, si sono intersecate dando vita a un sodalizio artistico sostenuto da intesa profonda e desiderio di sperimentazione.

I primissimi libriccini realizzati dal progetto editoriale erano essenziali, rilegati con uno spago e un puntino rosso cucito al centro del fascicolo, ma in breve tempo è nata la collana Samurai, contraddistinta da copertina rigida e rilegatura cosiddetta giapponese, che prevede che i piatti dei libri e le carte sciolte nel mezzo vengano perforati in più punti da una morsa artigianale al fine di essere cuciti assieme con l’aiuto di ago e filo. Questa tecnica è quella attualmente più sfruttata dalle due artiste per assemblare i libri: un lavoro meticoloso, che rivendica il valore del tempo e della manualità.

Per quanto riguarda le copertine dei libri, queste erano inizialmente realizzate con la stampa serigrafica – tecnica particolarmente impegnativa e dispendiosa che prevede l’utilizzo di un telaio come matrice per trasferire inchiostro su una superficie -, «poi nel 2016 ho iniziato, quasi per diletto, a sperimentare la composizione di collage, essenzialmente estetici, sulle copertine dei libri, mescolando immagini e parole, tant’è che li chiamavo poesage», spiega Manuela. In merito ai ritagli protagonisti dei collage, Manuela ama usare prevalentemente immagini ritagliate da vecchie riviste vintage che ama scovare nei mercatini o nelle cantine.

A scrivere liriche o testi in prosa per Sartoria Utopia non sono esclusivamente le sue fondatrici ma una costellazione di voci poetiche, in larga parte femminili. Fin dall’inizio, infatti, la sartoria si è costituita come uno spazio aperto e dialogante: del 2012 è Bastarde senza gloria, raccolta di invettive al femminile, che contiene, tra le altre, le voce di Alessandra Carnaroli. Accanto a lei, negli anni, si sono intrecciate molte altre collaborazioni, tra cui quella con Silvia Salvagnini, tra le più prolifiche: da un suo ritrovamento familiare – gli appunti del nonno medico che curava attraverso le piante –  è nato proprio lo scorso anno un erbario poetico in cui a ogni specie vegetale corrisponde una lirica che ne racconta proprietà e usi, come in un ricettario in versi.

 

Ancora, Silvia Cassioli ha pubblicato per la sartoria una riscrittura in chiave contemporanea dei madrigali cinquecenteschi, accompagnata da piccoli disegni tracciati dalla poetessa stessa in qualità di appunti visivi.

«Tra le collaborazioni più recenti di cui io e Francesca andiamo particolarmente fiere c’è l’antologia edita in due volumi, Antenate I e Antenate II, nella quale decine di poetesse, tra cui noi due, riflettono sulle proprie genealogie e scrivono di loro antenate reali o immaginarie. Le copertine sono realizzate con la tecnica dell’impressione a caldo».

Non esiste un tema unico che attraversi l’intero lavoro di Sartoria Utopia, ma lo contraddistingue uno sguardo caleidoscopico sul mondo, legato chiaramente ad una cura estetica minima degli elementi e sostenuto da una visione femminile costante, spesso ironica, a volte disturbante.

Sartoria Utopia non si è limitata a stampare e cucire libri, negli anni è diventata una vera e propria fucina: all’interno della sua produzione, infatti, si distinguono prodotti sorprendenti e alternativi come cartoline postali confezionate per un progetto di mail art o mazzi di tarocchi, realizzati per la prima volta nel 2020 da Manuela sfruttando la tecnica del collage per provare a rielaborare gli arcani maggiori in chiave ironica e giocosa. Il mazzo è accompagnato da un libriccino esplicativo scritto da Francesca e la lettura è ispirazionale più che previsionale. 

Degna di nota è anche una coloratissima micro-antologia pensata come prontuario anti-catcalling: si tratta di un campionario cromatico che raccoglie risposte taglienti e ironiche pronte all’uso, tenute assieme da un anello in acciaio.

«Quando ci si appresta a realizzare dei manufatti o a scrivere si fa un lavoro su se stessi, e molto spesso si spalanca qualche finestrella dentro di noi. Un libro di poesia è strumento di lettura del mondo interiore ed esteriore, di interpretazione della realtà», e Sartoria Utopia continua a farlo così: lentamente, con cura, tenendo insieme estetica e senso, materia e visione.

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