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A volte basta un post-it: quando Bologna diventa un diario emotivo a cielo aperto

24-06-2026

Di Greta Esposito

L’altra sera stavo facendo quello che facciamo tutti quando diciamo “solo cinque minuti e poi dormo”: scrollare Instagram senza alcun obiettivo preciso, entrando progressivamente in quella dimensione mentale in cui guardi video di cani, reel sulle relazioni tossiche e persone che lasciano tutto per aprire un chiringuito in Portogallo. Poi mi compare una foto. Un post-it giallo attaccato a un muro consumato dal tempo. Sopra c’è scritto: “A volte per stare a galla bisogna fare il morto”.

Mi sono fatta una risata. Di quelle un po’ sincere e un po’ preoccupate, perché capisci immediatamente che chiunque abbia scritto quella frase probabilmente sa esattamente cosa ti passa per la testa in una giornata storta.

Da lì ho iniziato a scorrere. Un post-it dopo l’altro. Frasi ironiche, malinconiche, romantiche, esistenziali. Alcune sembrano uscite da una seduta di terapia collettiva, altre da una chat mandata alla tua migliore amica alle due di notte. E soprattutto ho scoperto che dietro quel piccolo universo di foglietti colorati esistono modi molto diversi di raccontare le città e le emozioni.

Da una parte c’è Bologna Post-it, che trasforma il capoluogo emiliano in una specie di diario emotivo a cielo aperto. Dall’altra c’è Non ho letto l’oroscopo, il progetto di un ragazzo di Bologna che usa post-it, fotografia e musica per costruire piccole cartoline sentimentali tra Bologna, Napoli, Venezia e altri luoghi del cuore. Due pagine diverse, ma unite dalla stessa intuizione: a volte basta un foglietto di carta per raccontare qualcosa e condividerlo con il resto del mondo.

È proprio Bologna Post-it la pagina che mi ha trascinata in questo rabbit hole digitale. Dietro il progetto ci sono “due osservatori”, come si definiscono loro: “un fotografo amatoriale innamorato della città e un poeta amatoriale innamorato di tutto”. Entrambi bolognesi, si conoscono da decenni e scelgono, almeno per ora, di rimanere anonimi. Bologna nelle loro foto sembra meno una città e più una coinquilina malinconica che ogni tanto ti lascia messaggi sul frigorifero. Come ci raccontano, l’idea nasce proprio dalle scritte sui muri, ma con una differenza fondamentale. “Nasce dal bisogno di far parlare la città senza doverla imbrattare, in modo temporaneo e leggero”.

La cosa geniale è il mezzo scelto: il post-it. L’oggetto universale del “ricordati di comprare le banane” che improvvisamente si trasforma in confessione pubblica. Come ci spiegano: “Quando ci scrivi qualcosa di più profondo diventa improvvisamente intimo, quasi privato. Portarlo in strada ribalta questa logica: un pensiero personale diventa pubblico, condiviso”. Ed è probabilmente questo cortocircuito a funzionare così bene, perché quei messaggi sembrano rivolti a tutti e contemporaneamente a una sola persona. A te, precisamente in quel momento in cui stai leggendo. I messaggi nascono da riflessioni personali, “da quelle piccole poesie e frasi sparse per la città che raccontano frammenti di vita e, una volta lette, diventano anche un po’ di chi le incontra”. Vengono selezionati sulla base dell’immediatezza: ogni frase deve poter essere letta e assimilata in pochi secondi, il tempo di un passo sotto i portici o dello scorrere veloce di una foto sui social.

Pensieri che finiscono poi in “una piccola agendina nera, quasi segreta” dove vengono conservati sia i post-it già usati che quelli ancora da utilizzare. Solo dopo arriva la città e il luogo scelto per immortalare il messaggio in un’immagine: “Uno scorcio, una crepa nel muro, un portone o una targa diventano la scenografia giusta per una frase già scritta in precedenza”. È qui che Bologna entra davvero nel progetto come personaggio principale. Non semplice sfondo instagrammabile da spritz e tramonto, ma presenza viva. “È un’amica, una confidente, qualcuno che ti lascia la frase giusta nel momento meno atteso”.

C’è poi un luogo a cui i due creatori della pagina sono particolarmente legati: Piazza Santo Stefano. “Forse il luogo più bello e magico di Bologna, magari in un martedì di febbraio quando non c’è nessuno”. E in effetti è facile immaginarseli lì, in una sera fredda qualsiasi, mentre cercano il portone giusto su cui appoggiare per pochi secondi un pensiero scritto a mano. I post-it non vengono lasciati lì, ma dopo la foto spariscono. “Non vogliamo sporcare la città né lasciare tracce inutili”. Proprio per questo loro lo definiscono una forma di “vandalismo gentile”.

Se Bologna Post It fa parlare la città, Non ho letto l’oroscopo le regala una colonna sonora: una sorta di diario sentimentale fatto di fotografie, canzoni e pensieri appuntati su piccoli foglietti colorati. “Il progetto nasce come diario, non vuole essere nulla di più”, racconta. E forse è proprio questa assenza di pretese a renderlo così riconoscibile. Scorrendo la pagina si passa da Bologna ad altre città che nel tempo sono diventate luoghi del cuore, seguendo una geografia emotiva.

I protagonisti sono ancora una volta i post-it, ma qui c’è un elemento in più: la musica. Ogni immagine racconta una canzone attraverso le parole e il luogo scelto per il post-it. Calcutta, Cremonini, Liberato e molti altri artisti italiani accompagnano scorci urbani, muri, adesivi consumati, vicoli e dettagli che normalmente passerebbero inosservati. “La pagina ha una connotazione analogica, mi piaceva dargli un colore vintage e romantico da condividere”, spiega il fondatore.

L’idea nasce da passioni che si intrecciano continuamente. “Volevo inserire il parallelismo tra canzoni, pensieri e fotografia. Sono un grande appassionato di musica, ho lavorato per anni in un negozio di dischi”. Non sorprende quindi che il cantautorato occupi uno spazio importante nell’immaginario del progetto. “Sono un fan dei cantautori: De André, Battiato, Lucio Dalla, Luca Carboni”. Nomi che in qualche modo si ritrovano anche nell’atmosfera delle fotografie: intime, nostalgiche, mai urlate.

Ma accanto alla musica c’è anche l’amore per la città osservata da prospettive insolite. “Mi piace molto la street art e volevo far vedere un lato diverso di Bologna. Non le classiche foto dei portici o della chiesa, ma qualcosa che avesse dentro di sé una componente più urbana”. Forse è proprio questa l’impressione che lascia la pagina: non tanto quella di stare guardando delle fotografie, quanto quella di passeggiare con una playlist nelle cuffie e un pensiero che continua a tornarti in mente. Un modo diverso di raccontare Bologna e le altre città attraversate dal fondatore, fatto di dettagli, canzoni e piccoli frammenti di quotidianità.

In un periodo in cui qualsiasi contenuto deve essere velocissimo, rumoroso e disperatamente performante, Bologna Post-it e Non ho letto l’oroscopo sembrano suggerire la stessa cosa: rallentare. Fermarsi davanti a una frase scritta a mano, a un muro consumato o a una canzone ascoltata cento volte e accorgersi che, forse, c’è ancora spazio per un po’ di poesia urbana.

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