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Dall’Alaska all’Argentina. Wane, il viaggio di Valeria Barbi per raccontare la biodiversità

22-04-2022

Di Carla Sannino

Si scrive WANE, si legge We Are Nature Expedition.

In inglese wane vuol dire svanire. Lentamente sta svanendo il mondo in cui viviamo, il mondo animale e vegetale, sta svanendo la biodiversità che anno dopo anno rischia di scomparire per colpa del nostro rapporto con la natura, della nostra impronta insostenibile sul pianeta.

Oggi però per queste quattro lettere si aggiunge un nuovo significato, una speranza. Wane infatti grazie a Valeria Barbi diventa una storia, un reportage della durata di un anno che andrà alla scoperta di specie animali e vegetali a rischio, di tradizioni, lingue e culture, per dare inizio a un cambiamento e rivoluzionare il nostro rapporto con la natura.

Valeria Barbi | Foto di Davide Agati

Valeria è un’esperta di biodiversità e cambiamenti climatici, naturalista e politologa, che ha deciso di intraprendere una ricerca sul campo, una vera e propria storia che ne conterrà tante altre, tesa a comprendere la relazione tra gli esseri umani e la natura, ma soprattutto ad aumentare la sensibilità delle persone verso il mondo naturale.

«Questo lavoro nasce più di 18 mesi fa – racconta Valeria – quando la pandemia ha iniziato a far parlare di una crisi sanitaria collegata a quella ecologica e climatica. In quel periodo ho iniziato a chiedermi cosa si potesse fare per narrare ciò che sta succedendo al nostro pianeta. Purtroppo infatti si parla sempre di crisi climatica ma poco di crisi della biodiversità quando in realtà la chiave vera per la sopravvivenza è proprio la varietà delle specie, preservare questa varietà».

Il 4 luglio inizierà il viaggio. Valeria sarà con Davide Agati, suo compagno di vita e fotografo/videomaker di quest’avventura, a bordo di aVanscoperta, un van che li accompagnerà dall’Alaska all’Argentina, lungo tutta la Panamericana, con l’obiettivo di raccogliere storie e testimonianze, scoprire come l’ambiente è stato modificato dall’uomo e come sta reagendo la natura in 14 paesi diversi.

«È la strada più lunga al mondo che consente incredibilmente di attraversare tutti gli ecosistemi, dai deserti alle foreste pluviali alla foresta temperata e molti altri. Lungo tutto il viaggio saremo sempre accompagnati dall’Oceano Pacifico e questo è molto interessante perchè mi permetterà di avere un continuo riferimento tra terra e mare».

Un altro posto importante in questa ricerca è occupato dagli eroi, che non sono Valeria e Davide, ma associazioni, persone, piccole e grandi comunità custodi di tradizioni indigene. L’obiettivo infatti è proprio quello di raccontare il viaggio non solo attraverso gli occhi di Valeria, ma soprattutto attraverso il lavoro di esperti e attivisti che, giorno dopo giorno, lottano per salvaguardare la biodiversità.

Eroi come gli indiani delle First Nations che lottano contro le navi nell’Inside Passage della Columbia Britannica, eroi come le tribù native del Sud America, che lottano per preservare la loro terra. Ma anche eroi come la Farfalla Monarca, che potrebbe estinguersi nei prossimi 50 anni a causa dei cambiamenti climatici, dei pesticidi e della deforestazione, come Romeo e Giulietta, l’ultima coppia di Rane d’acqua di Sehuencas e tutte le altre specie animali e vegetali che lottano per la sopravvivenza.

Per troppi anni abbiamo pensato di poter vivere al di fuori delle leggi della natura dimenticandoci che ne siamo parte, che noi siamo natura e come dice Lev Tolstoj in una delle frasi che più rappresentano l’ideale del progetto, “una delle prime condizioni di felicità è che il legame tra l’uomo e la natura non sia spezzato”.

Qual è la chiave per non spezzare questo legame ce lo svela proprio Valeria:

«Sarò banale ma sincera, la chiave è la curiosità! Chi studia e si occupa di queste cose come me deve impegnarsi a generare empatia nell’altro e questa empatia deve incontrarsi con la curiosità di chi legge, di chi guarda, di chi sta dall’altro lato. Dobbiamo tornare bambini, dobbiamo tornare a cercare la magia nei luoghi che ci circondano, nei boschi, nella natura. Sono profondamente convinta infatti che se conoscessimo davvero tutte le specie e le meraviglie che il pianeta ci offre non lo distruggeremmo come stiamo facendo».

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