Visual

Antonello Ghezzi, il duo di artisti visivi che fa esistere ciò che ancora non c’è (e che sarebbe bello ci fosse)

17-10-2023

Di Sara Santori

Antonello Ghezzi non è un lui. E non è una lei. È un duo di artisti visivi: Nadia Antonello e Paolo Ghezzi.

Li raggiungo nella Palazzina liberty dentro ai Giardini Margherita che ospita il loro studio e uno spazio espositivo. Preparano il caffè, ci sediamo intorno a un tavolo, circondati da alcune delle loro opere. «Siamo un duo “al rovescio”: le mail sono mie, gli attrezzi di Nadia», dice Paolo, mentre Nadia prende un cacciavite dal pannello a parete e avvita il tappo della moka.

Ritratto Antonello Ghezzi | Foto di Giorgia Tronconi

Tutto è iniziato «raccontandosi un’idea, scoprendo che era la stessa per entrambi e realizzandola insieme». Si conoscono nel 2009 all’Accademia delle Belle Arti di Bologna, erano gli anni d’oro di Arte Fiera, «volevamo esserci anche noi, non in modo arrogante, ma delicato». Si chiedono quale spazio possa essere disponibile e frequentato da tutti: ed è così che i bagni di Arte Fiera ospitano la loro prima performance. All’ingresso distribuivano un comunicato stampa scritto in “critichese” che descriveva gli oggetti già presenti all’interno. Un’operazione ironica, di linguaggio, di concetto. «Erano le persone che facevano la differenza. Le reazioni sono state le più svariate, da “ma Duchamp non lo conoscete?” alla signora della pulizie, contentissima perchè avevamo dato lustro al luogo che lei frequentava tutti i giorni, ora diventato opera d’arte. Siamo entrati senza l’invito, come outsider; come adesso, sempre con un piede dentro e uno fuori».

Cosa non è inferno, 2022, Antonello Ghezzi, 101×107 cm | Foto di Antonello Ghezzi

L’ingresso è stato rocambolesco, davvero senza biglietto, sono entrati a bordo di una vecchia Panda, fingendosi operai, «abbiamo vinto l’emozione, ci siamo dati coraggio a vicenda. E quel momento è l’emblema di tutto».

Dopo Artefiera, tantissime mostre, performance e installazioni in giro per l’Italia e per il mondo. Cinque di queste sono permanenti e si trovano a Bologna. L’ultima è stata inaugurata all’inizio dell’estate alla Rocca di Bentivoglio. Progetto vincitore del PAC – Piano per l’Arte Contemporanea del Ministero della Cultura – dal titolo I am with you, I have always been with you, don’t be afraid: una bandiera che raffigura la via Lattea, con una foto scattata dal Cile. «È la bandiera di tutti, della galassia di cui facciamo parte. Perchè si finisce per dividere sempre, anche quando si vuole essere inclusivi. Sentiamo la necessità di ricordare, con dei simboli e dei monumenti, che ciascuno è importante, che siamo puntini microscopici di una via lattea di universi. Quando una cosa esiste, e non è solo nelle favole (la galassia è lì, è evidente), dà più coraggio a credere nelle utopie. È giusto ricordarselo, e questo è il nostro modo: con poesia, favole, emozioni».

I am with you, I have always been with you, don’t be afraid, 2023 | Ph Giorgia Tronconi

Queste le altre quattro installazioni:

Mind the door! (2013), Chiesa di Santa Maria Maddalena in via Zamboni: è una porta automatica che si apre solo sorridendo. «Mi è capitato di portare degli amici a vederla e le signore che andavano a messa, non sapendo chi fossi, mi hanno spiegato come fare ad aprirla», racconta Paolo divertito.

Sopra di noi, il cielo (2015), Chiesa di Santa Maria Maddalena in via Zamboni: un cielo stellato sotto al portico della chiesa, voluto dallo stesso parroco, sempre con l’intento di regalare alla parrocchia un’opera d’arte, come avveniva un tempo. È una mappa stellare di un determinato luogo e tempo, proiettata per un futuro di dieci anni.

Via libera per volare (2020), esposta in occasione di Art City al Museo Davia Bargellini e a Palazzo d’Accursio, ora all’esterno della Palazzina Liberty dei Giardini Margherita. È un omaggio a Gianni Rodari e al suo racconto «Il Semaforo blu. Durante la pandemia, visto che non c’erano mostre, lo abbiamo messo fuori. È una favola che diventa realtà», racconta Nadia.

Tutto è relazione (2021) per il progetto Antenna, L’Oracolo di Monte Paderno del poeta Valerio Grutt. «Il filo rosso è proprio questo: tutto è relazione. Parte da noi, che siamo in due, ed è già un valore aggiunto, poi relazione tra esseri umani, col mondo, con la natura. Tutto va nella direzione dell’individualismo, ma in realtà tutto va nel verso contrario e c’è la percezione di un mondo peggiore di quello che è».

Via libera per volare 2020 | Ph Antonello Ghezzi

«Nella nostra performance Shooting Stars, una scatola raccoglie i desideri espressi dalle persone presenti (Nadia me la indica). Li abbiamo letti e sono gli stessi in tutti i luoghi del mondo: l’amore, stare bene, la pace. Ci complichiamo la vita, quando sarebbe tutto così semplice. Trattiamo temi universali e ricorrenti (il cielo stellato, i sogni, i desideri…) che partono da noi ma che sono le urgenze di tutti. Le opere sono semplici e per questo sono capite da tutti. La semplicità è l’obiettivo».

Ai tempi dei bagni di Artefiera eravamo giovani abbastanza da non sapere come funzionano le cose nel settore. Il sistema arte è un mondo a sé. In questi anni è cambiato il mondo e siamo cambiati noi (ormai ho molti meno capelli – dice Paolo ridendo) ma è rimasto il sogno, che si alimenta tutti i giorni, che questo fosse il nostro lavoro. Abbiamo incontrato tanta disillusione, ma non ci abbiamo creduto. Abbiamo sempre in mente che le opportunità ci sono, non smettiamo e non ci adeguiamo, cerchiamo di migliorarci, abbiamo più consapevolezza del senso del nostro lavoro e che serva fare la nostra parte per cambiare le cose».

Be Romantic, 2018, Antonello Ghezzi, 82x57cm | Foto di Antonello Ghezzi

Nadia e Paolo ci tengono a sottolineare l’importanza della città di Bologna per il loro percorso: dall’Università (è grazie a un laureando in Ingegneria che sono riusciti a realizzare la porta del sorriso) agli imprenditori del territorio che hanno finanziato i progetti, dalle Istituzioni al Bando Incredibol, grazie al quale sono ospitati nel loro spazio e si sentono presenza nella città da otto anni.

Le ultime mostre in programma sono a Bergamo, la loro prima mostra personale, dove, partendo dalle Lezioni Americane di Calvino, nei 100 anni dalla sua nascita, elaborano le loro personali proposte per il prossimo Millennio. A La Spezia, la prima mostra monografica, dove hanno di alzare sempre più lo sguardo al cielo, invitando le persone a sognare, «come abbiamo sempre fatto» e perché, come cita la loro biografia, «pensiamo che l’Arte possa far esistere ciò che ancora non c’è e che sarebbe bello ci fosse».

 

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