Trend

Cos’è il sesso? Il late show “La Merenda Leggera” arriva al teatro Duse

27-04-2026

Di Chiara Mozzoni

C’è qualcosa nel sesso che continua a sfuggirci: lo nominiamo ovunque, lo facciamo, lo vediamo dappertutto, eppure quando si tratta di parlarne davvero, improvvisamente le parole si fanno più difficili.

Dopo aver attraversato temi come la paura, la morte, la nostalgia, la vanità e la rabbia al Teatro Laura Betti di Casalecchio di Reno, l’ultima serata del late show con orchestra dal vivo La Merenda Leggera arriva al teatro Duse e cercherà di interrogarsi intorno ad una domanda: “Che cos’è il sesso”.

Foto: Giorgia Zamboni

Una serata che vuole essere un’indagine simbolica e trasversale su quella che è una pulsione primitiva e contradditoria, profondamente radicata nell’immaginario collettivo. È insieme eros e censura, desiderio e politica, corpo e rappresentazione culturale. Sul palco del Duse, insieme a Edoardo D’Elia – direttore artistico de La Merenda – e all’orchestra Leggera diretta da Simone Santi, si alterneranno ospiti come Saverio Raimondo, Valentina Nappi e Carmine Del Grosso, in una struttura che terrà insieme cultura alta e pop, ironia e divulgazione culturale.

QUI per acquistare il biglietto.

La Merenda Leggera è il primo late show culturale italiano con orchestra dal vivo (che vede il Patrocinio della Fondazione Pavarotti) e nasce dall’incontro tra La Merenda, podcast show nato per parlare di creatività (ve ne avevamo parlato QUI) e l’Orchestra Leggera, un ensemble musicale che esplora l’unione sonora tra la musica classica e la musica pop. (ve ne avevamo parlato QUI)

Foto: Giorgia Zamboni

Come ha contribuito la città di Bologna all’iniziativa di La Merenda Leggera?  

I teatri bolognesi sono veri custodi della cultura e presentarsi alla gente, soprattutto ai giovani,  attraverso di essi è il modo migliore per fare divulgazione culturale e affrontare trasversalmente, in tutta libertà, tematiche spesso demonizzate dalla società, quali la morte, la rabbia, la paura o il sesso, che circolano già in teatri nazionali. Il nostro progetto ha come fine ultimo quello di realizzare una narrativa condivisa che ci leghi all’identità storica urbana di Bologna, città connessa all’arte, alla cultura, e al fare condiviso. Con questo spirito gestiamo il teatro e gestiremo il Duse in occasione del sesto e ultimo Atto.

Che significato ha per voi l’approdo al Teatro Duse?

Il Duse rappresenta un po’ un compimento ideale, il coronamento di quello che è stato fatto in precedenza al teatro Laura Betti. Il momento in cui abbiamo scoperto della data al Duse ce lo ricorderemo a lungo: eravamo a Fuerteventura, io e il team de La Merenda, stavamo andando a visitare una scogliera sull’Atlantico, nota per la sua particolare bellezza. Ad un certo punto ci ha chiamato Simone Santi e in vivavoce ci ha chiesto “Siete seduti?”; letteralmente, eravamo in macchina. “Il 27 maggio siamo al Duse!”, ci dice. E in quel preciso momento abbiamo superato una curva e ci è comparsa davanti questa scogliera grandiosa, con le onde dell’Atlantico che si infrangevano altissime e potenti. Sembrava fatta apposta. La natura ha celebrato per noi e noi siamo rimasti in contemplazione.

Foto: Giorgia Zamboni

Vi siete mai chiesti cosa desideri ascoltare il vostro pubblico? Le sue aspettative sono cambiate nel corso delle puntate? 

Questo è da sempre un grande punto di domanda, però quando sul palco abbiamo portato temi che sulla carta non erano così incoraggianti, non così accoglienti, bensì ostici – come la morte, ad esempio – tra il pubblico c’è stata una profonda concentrazione. Sono arrivati feedback articolati e molto positivi, segno che il progetto aveva creato aspettative alte e una risposta attenta da parte del pubblico. Ciò ha dimostrato una capacità crescente dello show di intrattenere, informare e fare divulgazione. La sfida al Duse sarà mantenere alto il livello dello spettacolo sul tema del sesso per ben due ore: pertanto verrà affrontato in tutte le sue sfaccettature, dalle più spassose e ambigue alle più sociali, politiche, evolutive o bibliche.

Hai parlato spesso di divulgazione culturale. Quanto credi che la creatività e la cultura possano influenzare il presente e il modo di pensare della società contemporanea? 

Da anni mi interrogo sul valore della divulgazione culturale: serve davvero, o finisce per parlare solo a chi è già d’accordo con me? Perché nel secondo caso sarebbe inutile e autoreferenziale. Se ho continuato a farla, è perché ci credo. La divulgazione del nostro late show presenta un formato capace di mescolare linguaggi, passare dall’epica all’hip hop, dal racconto alla battuta, senza mai trasformarsi in lezione universitaria. A teatro si entra con un patto diverso: non per essere istruiti, ma per assistere a qualcosa che intrattiene, che è varietà. Ed è proprio così che i contenuti arrivano allo spettatore quasi senza che questo se ne accorga. D’altronde, ci si annoia sempre per due motivi: o non si capisce, o si è già capito. Questo format prova a stare nel mezzo, evitando entrambe le trappole e senza rinunciare alla leggerezza.

Foto: Giorgia Zamboni

Come riuscite a trovare, rispetto alle tematiche che scegliete, un equilibrio tra intrattenimento, dimensione culturale e un pizzico di irriverenza? 

Innanzitutto, i temi scelti per le nostre sei puntate – la paura, la morte, la nostalgia, la vanità, la rabbia, il sesso – hanno sempre un’accezione parzialmente negativa, e sono pluridimensionali, ossia sfaccettati. Ecco perché risultano così stimolanti. D’altronde le tragedie greche sulla felicità non esistono. Per delineare la scaletta di ogni spettacolo, il team organizza degli incontri che inizialmente somigliano più a sedute psicoanalitiche che a veri e propri brainstorming. Ci si pone fin da subito una domandona collettiva, ad esempio “Cos’è la rabbia?” e poi ciascun membro del gruppo butta giù la propria definizione, a volte dissacrante. Infine, dentro tutta quella mappa concettuale un po’ dispersiva e frammentaria, tipo costellazione, cerchiamo un filo rosso. Come quando vedi l’Orsa Maggiore: sei tu che hai collegato i puntini e hai dato un nome a quella cosa lì.

Poi si aggiungono gli ospiti: l’idea della Merenda è di andare a prendere persone con le quali vorremmo tanto parlare e metterle in un contesto in cui si può parlare per più di un’ora. Ma gli ospiti che vengono non sono semplicemente sottoposti ad un’intervista: fanno cose, si mettono in gioco e conquistano il pubblico. Infine, improvvisazione e comicità tengono unite le parti in una specie di  equilibrio inedito.

Sono previsti appuntamenti oltre il Duse? Qualche anticipazione?

Abbiamo in serbo sviluppi futuri. Sicuramente La Merenda Leggera continua, perché è un progetto che ha bisogno di raggiungere uno spazio dove svilupparsi, dove costruire il proprio racconto. Questa continuità verrà annunciata il 27 maggio sul palco del Duse, così come quindi i prossimi appuntamenti, affinché la nostra narrativa rientri all’interno della programmazione della città di Bologna.

Foto: Giorgia Zamboni

Condividi questo articolo