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E se piovessero tortellini? Dentro il mondo visionario di Collaggio

13-05-2026

Di Carolina Casadio

Piazza Maggiore. Tutto sembra normale. Finchè non noti nell’immagine una enorme figura di donna che dà l’aspirapolvere. In piazza. Poi un uomo fa capolino da un tetto, ammiccando allo spettatore, mentre beve un amaro. Nel frattempo sul cornicione di un palazzo un’altra titanica figura di donna stende i panni nel filo, come si faceva una volta.

Ecco un esempio di un “collaggio”, come è stato ribattezzato dal suo creatore, un insieme spezzettato di elementi che, uniti, creano un’idea, una gag, una storpiatura che veicola un messaggio, frivolo o profondo che sia.

Si chiama proprio così, Collaggio, un artista bolognese che racconta la città di Bologna tramite collage che saltano all’occhio per la loro bizzarria e originalità, fornendo uno sguardo inedito e spesso grottesco sul mondo circostante. Immaginate di passare una serata con gli amici e, forse dopo qualche bevuta, iniziare a scherzare immaginando che la realtà intorno si trasformi, dando vita a scenari surreali. Come, ad esempio, se San Petronio ad una certa prendesse il volo tipo razzo e finisse sparata in orbita sopra la città. Oppure se così, all’improvviso, piovessero tortellini. 

Cos’è Collaggio e come nasce?

Collaggio è un’esplosione di idee, generate da una mente sempre in fermento, che ha pensieri compulsivi sulla realtà che la circonda. Guardando un palazzo può vedere ad esempio un occhio in una delle finestre. Di fatto, i miei collage sono fantasie che sporadicamente si materializzano nella mia mente e che io traduco in forma grafica.

Il progetto nasce circa 4 anni fa da una situazione scherzosa con amici. Eravamo a Malaga, ma il tempo faceva vergogna. Noi però dovevamo assolutamente fare invidia a chi era rimasto a casa. Quindi decisi di fotografare un mio amico e fare un fotomontaggio in cui lui sembrava fosse ai Caraibi. Ci sono cascati tutti. Da lì la cosa è “sfuggita di mano”.

Perchè si chiama così?

Ho voluto rendere il “collage” più bolognese. Avevo inizialmente cercato un modo per dirlo in dialetto, ma nessuna opzione mi convinceva. Ho optato quindi per un’italianizzazione che potesse essere divertente.

Qual è il tuo background?

Io nasco in una famiglia famosa nel bolognese nel mondo della stampa. Già da piccolo giocando prendevo le stampe venute male e ci costruivo i primi collage fisici. Poi ho studiato grafica pubblicitaria e, entrando nell’azienda di famiglia, sono da sempre dentro questo mondo.

Qual è stato il primo “collaggio” vero e proprio?

E’ stato per una storia che mi colpì: una ragazza che si faceva foto spinte già da giovane, avendo deciso di fare carriera nel mondo del porno, nonostante avesse ricevuto da subito insulti e dissuasioni, non si era data per vinta e aveva seguito quello che sentiva giusto per lei. Pensai quindi che avrei voluto trasmettere quella voglia di seguire quello in cui si crede con libertà, contro limiti imposti da fuori. E’ nato quindi il primo colaggio “Bolognamm”, dove ho cercato di accomunare alla storia di questa ragazza l’idea di massima libertà che io lego a Bologna, anche dal punto di vista del sesso libero e dell’inclusione.

Bolognamm

Se dovessi descrivere il processo di creazione di un’idea per un collage?

Succede sempre un po’ per caso, come se il mio overthinking prendesse derive indipendenti, seguendo un po’ quei pensieri intrusivi e involontari che capitano mentre si sta facendo altro. Può nascere da un gioco di parole, per analogia o contrasto con quello che mi circonda. Ad esempio, più volte nel guardare una chiesa si era manifestata nella mia mente l’associazione con un’astronave, pensando “chissà come sarebbe se partisse tipo razzo?”. Quando ho capito queste libere associazioni di pensieri, mi annoto quello che si è materializzato nel mio immaginario e inizio a lavorarci. Sono tutte immagini che mi arrivano spontaneamente, da un momento che scatena un flusso di idee e di energia che mi porta a queste creazioni.

La maggior parte dei tuoi collage ha come argomento Bologna. Credi che ci siano degli aspetti di questa città, che ben conosci, che tramite i collage cerchi di portare alla luce secondo la tua soggettività?

Io nasco e cresco a Bologna e in ogni collage che viene finito c’è sempre dentro un po’ di me e di come vivo questa città. In ogni opera proietto diverse parti di me, felici o tristi che siano. Spesso ci sono degli elementi che io associo a dei ricordi legati alla mia vita. Ad esempio, il collage “Porta sii Felice” nasce da un pensiero per una persona che era in difficoltà che portava dentro sé un universo che io ho cercato di ritrarre.

Qual è secondo te il collage che rappresenta di più Bologna?

“Castelfranco Strike Back”, dove il duomo di Bologna e quello di Modena si scontrano quasi come in una lotta fra titani, tipo Space Invaders, in uno scenario videoludico, dove si sfidano per l’eterno dominio del tortellino. Tutto gioca sul fatto che il tortellino nasce a Castelfranco che era anticamente sotto Modena ed ora sotto Bologna. Ha dato adito alla sempiterna diatriba, che è uno degli elementi costitutivi del bolognese doc.

castelfranko-strikes-back

Quali sono i temi che affronti nelle tue opere?

Cerco di far sì che questo progetto, quando si può, serva anche per dare una mano e possa lanciare messaggi importanti. Dal punto di vista sociale, ad esempio, ho parlato di pride per promuovere uguaglianza, ho parlato di persone meno abbienti per provare, nel mio piccolo, a fare del bene, anche tramite collette di beneficenza. Ho fatto una cosa simile con un collage per Ravenna quando c’è stata l’alluvione, devolvendo i ricavati alle persone allora sfollate.

L’altro grande tema direi che è la sfera umana, nel suo inconscio, nella sua emotività e sfumature psicologiche. Spesso prendo ispirazione da persone che conosco che mi raccontano cose legate al loro vissuto.

Qual è stato il canale di diffusione di questo progetto creativo? Che tipo di risposta hai ricevuto?

Ho sempre pubblicato tramite Instagram, semplicemente perché era l’unico social che utilizzavo. Collaggio ha avuto da subito una risposta che mi ha stupito, perchè “Bolognamm” è andato immediatamente virale sul social e, dopo di lui, molti altri post.

trantran

 Quali sono dei commenti che ti hanno colpito?

Il feedback più bello che ho avuto è stato un giorno in cui ero in via San Vitale con i miei collage ad un mercatino e ho sentito dire “papà, quello sei tu!” e girandomi ho visto il sindaco di Bologna. Io avevo fatto un collage ironico su di lui, senza alcun intento politico. Lui stesso in quell’occasione ha avuto piacere di vedere il collage e ne ha riso a sua volta. 

Cos’è successo finora che non ti aspettavi?

A parte il successo del progetto in sé, il fatto di essere chiamato da artisti e collettivi importanti, come Want Unconventional Lab, io che non sono un’artista, che faccio altro nella vita ho pensato…”Cavolo!”. Qui l’intervista relativa alla mostra realizzata con Fregno Design da WANT

Collaggio e Fregno Design

Cosa vorresti che gli spettatori vedessero nelle tue opere?

Ci sono sempre molti significati nascosti nelle opere, alcuni che spesso neanche io avevo visto. Ad esempio, il collage “Il solito tran tran” mostra una donna che dà l’aspirapolvere su Piazza Maggiore, una bimba che prega e un uomo che beve. Nasce come una denuncia al patriarcato. Ma raramente dico cosa ci ho visto io, perché voglio che le persone ci rivedano quello che sentono, senza filtri. Molto spesso succede che le letture più interessanti sulle mie opere vengano da fuori, con livelli di profondità a cui io non avevo pensato. Altri poi mi raccontano le loro storie che riaffiorano guardando i diversi luoghi della città raffigurati nei collage. Anche se il progetto nasce da quello che sono io, quello che mi resta di più è quello che ogni persona legge in quello che faccio. Vorrei che ogni collage diventasse di ogni spettatore che lo guarda. È un po un modo di “sentirsi in balotta digitalmente”.

 

 

 

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