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EL PARTYDO: Lo Stato Sociale torna nei club insieme a IOMA con un nuovo progetto tra party e politica

28-04-2026

Di Silvia Santachiara

C’è sempre un momento, durante una partita, in cui il gioco si ferma. Le squadre rientrano, il ritmo si spezza, il pubblico si rilassa. Non è più l’inizio, ma non è ancora la fine. È una pausa, in cui tutto può ancora essere rimescolato.

Può succedere che la pausa si trasformi in un’esplosione, come hanno fatto i “regaz” de Lo Stato Sociale. Il loro nuovo progetto si chiama EL PARTYDO, ed è un halftime show che ribalta il campo, cambia le regole e riporta tutti dentro il gioco. Quello vero, fatto di club, sudore e gente che si guarda mentre la musica spinge. Ma chiamarlo semplicemente “progetto” è riduttivo: è un gesto, una presa di posizione, un ritorno fisico e politico alla dimensione originaria della musica.

“El Partydo non nasce nè da una fine, nè da un’evoluzione, ma da una stasi, da una pagina bianca che abbiamo creato dal progetto de Lo Stato Sociale. E in questa pausa volevamo metterci dentro delle cose che sentivamo l’urgenza di comunicare e soprattutto di scrivere. Volevamo proporre nuove canzoni e abbiamo deciso di farlo con un nuovo pseudonimo e con una nuova formula”, spiega Alberto (Alby) Cazzola.

Dimenticate i grandi palchi e le distanze siderali. EL PARTYDO riporta tutto a terra: nei club. È qui che la musica torna a essere esperienza condivisa.

“La nostra idea era quella di portare la band o l’esperienza della nostra band Lo Stato Sociale ad un livello in cui fosse più facile dialogare con le persone, abbassando il palco e annullando lo spazio tra palco e pubblico per cercare un punto di aggregazione con gli altri, anche considerate le dinamiche internazionali e tutte le tematiche che affrontiamo quotidianamente sia di lotta che di geopolitica – aggiunge Francesco (Checco) Draicchio.- L’idea è anche quella di disinnescare anche alcune dinamiche che in questo momento avvolgono la scena della musica in Italia: il sovrapprezzo, i biglietti che costano troppo. Noi nel nostro piccolo tentiamo di fare ciò che riusciamo mantenendo un profilo il piu popolare possibile, per accogliere tutti e fare una grande festa”.

Il mood rimane quello de Lo Stato Sociale. Come facciamo ad unire il cazzeggio con dei contenuti impegnati, quindi non imbruttirci dentro le proprie idee e riuscire a trasmetterle attraverso la leggerezza? È difficile, è un equilibrio che cerchiamo costantemente di mantenere perchè l’imbruttimento, il chiudersi dentro se stessi è tutto ciò che non serve oggi– spiega Enrico (Carota) Roberto.- È un modo per resistere oggi, essere il negativo di tutto ciò che ti sta sulle palle. Se non sai chi sei, se non sai cosa rappresenti in questo mondo, il nemico serve proprio a questo, a farti capire come non essere e a fare esattamente il contrario”.

Il nome è un gioco linguistico perfetto: “partido” come partita, ma anche come partito, e party, evocando una festa che è insieme liberazione e dichiarazione collettiva. “Queste tre cose stanno insieme – spiega Alby.- Il Partito perchè la dimensione politica e sociale è sempre presente nelle cose che scriviamo. La partita perchè è sempre un ambito giocoso quello che vogliamo portare sul palco e nelle canzoni. Il party perchè è fondamentale che ci sia una aggregazione festosa”.

A guidare questa virata c’è IOMA, polistrumentista e produttore classe ’99, figura chiave proveniente dall’universo rap e trap. È lui “El hombre del partido”, citazione che pesca direttamente dall’epica calcistica dei Mondiali ’82 e da Paolo Rossi: il giocatore decisivo, quello su cui puntare quando la partita si fa seria. Accanto a lui, appunto, i “regaz” storici de Lo Stato Sociale. “Avendo 27 anni porto un pò di freschezza al progetto – dice IOMA.- Vengo da produzioni trap ed elettroniche e l’elettronica fa parte a 360 gradi del nostro progetto”.

Il primo assaggio è il doppio singolo “V” e “TECHNO MOLOTOV” uscito per Garrincha 373  il 21 marzo, data simbolica che richiama il debutto discografico del collettivo nel 2010 e coincide con l’inizio della primavera. Tradotto: rinascita.

TECHNO MOLOTOV nasce da un principio radicale: per vivere davvero bisogna smettere di avere paura. Un’idea che richiama il pensiero di Nina Simone , per cui la pienezza dell’esistenza coincide con il coraggio di non lasciarsi governare dal timore. Attorno a questo nucleo, il brano costruisce un immaginario pop potente e contemporaneo: la bandiera pirata di One Piece, diventata negli anni un simbolo che travalica la fiction, viene adottato come segno generazionale di dissenso e desiderio di libertà. La “ molotov ” diventa così una metafora: energia da lanciare contro l’inerzia.

“V” è un brano-manifesto che prende ispirazione dall’universo di V per Vendetta e in particolare dalla figura di Valerie e dalla sua lettera: un testo su sonorità new wave che trasforma una dichiarazione d’amore in una dichiarazione di resistenza. Nel racconto del pezzo, la libertà diventa una presenza fisica. Da qui l’immagine della “ ragazza gay chiamata libertà ”: una figura immaginaria e concreta allo stesso tempo, che rende emotivo un concetto politico.

Il 24 aprile, vigilia della Festa della Liberazione, è uscito EL PARTYDO EP (Garrincha 373), ai primi due brani, se ne aggiungono altri due. In tutto cinque brani anti-nostalgici in (dis)equilibrio tra hyperpop e attitudine punk.

Si parte con “MORE AMORE”, l’unico pezzo d’amore della tracklist, e forse il più politico. Nasce da un mantra ripetuto incessantemente come si fa con una bimba da calmare, e diventa una dichiarazione di resistenza quotidiana: tenersi stretti mentre il mondo si sgretola.

Gli altri due brani, “VOGLIO e $ONO UNO $TRONZO”, guardano dall’altra parte dello stesso specchio: il desiderio come motore e come trappola, la crisi dell’uomo occidentale che possiede un tutto che non basta mai, l’urgenza di fermarsi e fare i conti con sé stessi prima di cercare risposte fuori.

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