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“Leggera”: il progetto che unisce musica classica e pop per “vedere l’effetto che fa”

17-03-2026

Di Chiara Mozzoni

Prima ancora di avere un nome, Leggera era soprattutto un’intuizione: mettere in contatto due mondi musicali che raramente si sfiorano — la tradizione classica e la musica contemporanea — e scoprire cosa succede quando iniziano a dialogare senza alcuna gerarchia.

Il progetto, nato circa un anno e mezzo fa dall’iniziativa di otto giovani strumentisti bolognesi con un lungo percorso accademico alle spalle, si presenta come un ensemble orchestrale dedicato all’esplorazione sonora. L’idea è dichiarata fin dall’inizio: mescolare repertori, linguaggi e tradizioni della musica colta con quelli della musica pop per osservare l’effetto che fa.

A raccontarmi l’origine e l’evoluzione di Leggera sono stati i direttori artistici Simone Santi e Jacopo Paglia. Tra visioni comuni, lavoro collettivo e una certa dose di ostinazione creativa, il progetto ha trovato progressivamente la propria identità, trasformandosi da libero contenitore di sperimentazione nell’ambito pop a punto nevralgico di una nuova scena bolognese cantautorale.

Nell’estate del 2024 Simone non aveva ancora assegnato un nome né una direzione precisa al futuro programma, ma era certo di voler unire le due dimensioni della propria formazione artistica: dodici anni di conservatorio con strumenti a percussione classica uniti ad esperienza nelle band rock e pop. In lui convivevano queste due identità, a cui non sapeva come far fronte fino a quando non incontrò altre persone che, come lui, desideravano cimentarsi in una nuova dimensione musicale capace di rappresentare una fusione tra musica accademica — colta ed eseguita secondo certi schemi — e musica leggera, tipica della tradizione pop. 

Com’è scattata finalmente la scintilla?

La scintilla vera e propria è scattata al PalaDozza di Bologna, quando io e il resto del gruppo abbiamo accompagnato artisti pop come Jovanotti e Luca Carboni con band e orchestra, seguendo un nostro linguaggio e rielaborando gli arrangiamenti in chiave moderna. Volevamo che il suono della musica classica suonasse in maniera credibile vicino ad una band. Dal successo di quell’esperienza sono nate due realtà: l’Orchestra Fondazione Luciano Pavarotti e Leggera, progetto cameristico composto appunto da quartetto d’archi e band. Da quel momento il gruppo ha lanciato con cadenza mensile delle live session su YouTube, ossia registrazioni nelle quali si ri-arrangiano i brani in modo originale, cercando sia di “nobilitare” la musica moderna sia di rendere la musica classica e i suoi strumenti alla portata di tutti. Ogni session offre nuove versioni e visioni dei brani, dando vita a sonorità originali.

La sede operativa di Leggera è la Serra Madre dei Giardini Margherita, in virtù della felice collaborazione con Kilowatt. È  proprio lì, nel centro culturale cittadino, che l’ensemble musicale registra le live session e sviluppa – tra strumentisti e arrangiamenti originali – anche altri progetti, come La Merenda Leggera, il primo late show culturale con orchestra dal vivo portato al Teatro Laura Betti di Casalecchio di Reno, che unisce intrattenimento e rielaborazione musicale. Si tratta di un format che unisce teatro, podcast, dialettica fresca e spettacolo, per esplorare ogni mese un tema diverso e creare uno spazio condiviso. A tal proposito, il prossimo 19 marzo si terrà la quinta ed ultima puntata dello show, in cui Edoardo D’Elia tratterà il tema della rabbia.

Come si è formata Leggera?

All’interno del gruppo ci conosciamo tutti da diverso tempo. Il nucleo proprio di collaborazione artistica si è sviluppato a partire da esperienze musicali e pensieri condivisi. Eravamo tutti naturalmente uniti dalla necessità di cercare la propria dimensione artistica: non ci rappresentava né il fare solo musica leggera né il fare solo quella classica, sebbene conoscessimo e ci piacessero entrambe. Non ce n’era una fra le due che ci raffigurasse e valorizzasse più dell’altra.  Ad un certo punto, quindi, ci siamo chiesti: «ma perché non la inventiamo noi una dimensione che ci gratifichi artisticamente e professionalmente?». Crediamo fermamente che il nostro sia stato e sia tuttora un progetto avanguardistico, perché non esistono realtà simili che si sono messe in proprio, e dobbiamo ammettere che in un anno di attività abbiamo portato avanti con successo davvero tanti progetti. Oserei dire – aggiunge Jacopo – che abbiamo accolto anche con un pizzico di presunzione il bisogno di creare un concetto nuovo, un suono nuovo nella musica leggera italiana che divenisse pazientemente riconoscibile. 

Da chi è composta?

L’ensemble di Leggera è composta da otto persone che condividono idee ed energie. Queste sono il batterista Simone Santi, il pianista Gianmarco Verdone, il bassista Edoardo Nanni – che cura anche la programmazione -, il chitarrista Gianluca Arcesilai, i violinisti  Daniele Negrini e Rebecca Dallolio e i violoncellisti Jacopo Paglia e Tiziano Guerzoni. Gli ultimi quattro, in particolare, formano il quartetto d’archi. Inoltre alcuni di questi membri appartengono anche al gruppo operativo del progetto, accanto a Ilaria Boba Ciampolini e alla fotografa Giorgia Zamboni, responsabile anche della regia delle live session e di Merenda Leggera.

Che tipo di estetica desiderate trasmettere al pubblico? 

Senz’altro un’estetica originale, nuova e immersiva, del tutto coerente con l’ambiente naturalistico e vibrante dei Giardini. Leggera punta all’innovazione. Le nostre stesse proposte di ri-arrangiamenti di brani già noti mettono in dialogo il quartetto classico con la band, che assume a tutti gli effetti il ruolo di coprotagonista accanto agli archi, dimostrando un’inesplorata sonorità nella quale si mescolano i due emisferi musicali. E questa è stata una scelta ponderata e strategica: presentare dei brani riarrangiati ai quali il pubblico è già affezionato nella versione originaria ci ha permesso sia di far lentamente conoscere all’uditorio i nostri canoni musicali sia di sondare i loro gusti, oltre che di essere maggiormente efficaci e divulgativi. 

Perchè questo nome, “Leggera”? 

Per questa domanda esistono due verità, una più romanzata e una più pratica, intimamente connesse in realtà. Secondo la prima, leggera è l’attitudine a cui aspira la musica che facciamo e come essa vuole essere intesa, ovvero distesa, piacevole e allo stesso tempo capace di alleggerirne una più colta e di renderla più fruibile, easy listening, e priva di pregiudizi. Questo non significa minimizzarla ma privarla di ogni sovrastruttura, vincolo o confine. La seconda verità invece è la seguente: l’intero gruppo aveva già chiara l’identità del progetto, aveva tutto pronto ma mancava proprio il suo nome. E allora una notte, prima di chiudere gli occhi, parlando a me stesso dissi «Simone, dovresti davvero prendere la vita più alla leggera!». 

Quali sono le vostre fonti d’ispirazione? 

Per entrambi è senza dubbio Lucio Dalla, sia in quanto uomo che in quanto artista. Ha saputo restituire sotto forma d’arte e di bellezza tutto quello che gli era stato donato. Il suo approccio alla musica e alla vita sempre marcato, di grande condivisione di valori e di restituzione poetica fa di lui la nostra fonte d’ispirazione principale assieme a Luciano Pavarotti. Quest’ultimo è stato animato dal nostro stesso desiderio, poiché ha cercato di diffondere l’Opera attraverso una serie di progetti che ha personalmente cercato e costruito affinché la musica colta, la musica lirica, potesse giungere a un pubblico più ampio possibile. Pavarotti e Dalla sono proprio le due personalità artistiche che muovono lo spirito e l’anima di tutti i progetti che faccio e che facciamo. Poi non posso non citare un altro grande maestro a cui Jacopo ed io eravamo legatissimi, Beppe Vessicchio: fin da subito sensibile alla nostra causa, è stato uno dei primi a prodigarsi per il progetto Leggera e a credere fortemente in esso, forse perché vi vedeva in piccolo quello che lui stesso aveva fatto, ovvero unire l’orchestra alla musica d’autore. Lo porteremo sempre nel cuore.

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