Alice Mascritti, in arte MilleAlice, è una giovane e talentuosa cantautrice fiorentina trapiantata a Bologna. Con un album all’attivo e vari singoli pubblicati, ha partecipato a X factor nel 2025 e si è subito fatta notare per la sua capacità di unire sapientemente le abilità tecniche alla presenza scenica. Eclettica e introspettiva nella scrittura, MilleAlice si muove tra indie, funky e sonorità latine, ma è sempre alla ricerca di nuove sperimentazioni musicali. Con lei abbiamo parlato del suo ultimo lavoro discografico, un progetto musicale diviso in tre atti: Nascere, uscito il 10 aprile, Inciampare, uscito il 12 giugno, e Crescere, di prossima pubblicazione.

Spesso gli artisti scelgono un nome d’arte per presentarsi al pubblico. Che significato ha il tuo nome d’arte? E perché secondo te gli artisti sentono il bisogno di usare un altro nome?
Non mi piaceva chiamarmi solo Alice, mi sembrava troppo banale. L’ispirazione mi è venuta da un brano di Levante: Le mie mille me, che rendeva bene l’idea. A volte il nome d’arte può essere un modo per creare un’altra identità, ma nel mio caso non è così, è più un’amplificazione a mille di me stessa. I miei pezzi sono molto eterogenei, mi piace sperimentare diversi generi musicali, mantenendo sempre una certa coerenza. Volevo un nome che fosse un caleidoscopio sfaccettato di me e ho pensato che MilleAlice, oltre a suonare bene, potesse valorizzare questa mia caratteristica.
In Italia abbiamo cantanti che si esibiscono ancora a 70 anni. Cosa significa secondo te oggi essere considerata un’artista emergente? E quali sono i contesti in cui un giovane talento può esprimersi?
Spesso sono i numeri a fare la differenza tra un artista emergente e uno affermato, ma secondo me è una questione abbastanza relativa. Per me il contesto migliore per esprimersi è sempre il live, credo che questo tipo di esperienza sia un ottimo modo per permettere a un artista di emergere. Personalmente credo che non riuscirò mai a non sentirmi più un’emergente, perché è molto difficile per me individuare un punto di arrivo. Vedo la mia carriera come un percorso in continuo divenire. X factor ad esempio mi ha dato una grande esposizione mediatica e sicuramente molta visibilità, ma a parte questo la mia vita non è cambiata.
Come ti sei avvicinata alla musica? Quali sono stati i tuoi punti di riferimento e in che modo hanno influenzato la tua produzione?
Mi è sempre piaciuto il cantautorato italiano, soprattutto Lucio Dalla, ma anche artiste più recenti come Levante, Margherita Vicario e Ditonellapiaga. Ascolto molte cose diverse, dall’elettronica al funky fino alle sonorità latine, e mi lascio ispirare un po’ da tutto. Canto e studio musica da quando avevo 6 anni, ma l’idea di scrivere e comporre per molto tempo mi ha spaventata, la vedevo come una cosa divertente ma troppo difficile. Ho iniziato a scrivere in maniera molto lenta e timida, finché non ho avuto l’occasione di partecipare al MenGo Fest di Arezzo, ho arrangiato alcuni brani e da quel momento è iniziata la mia carriera.
Come è nato Nascere, il tuo ultimo album? E perché questa decisione di dividere questo nuovo lavoro discografico in tre atti?
In realtà l’album non è nato con l’intenzione di dividere i brani in tre capitoli. Avevo tanti pezzi che secondo me avevano una certa coerenza tra loro, avevano tutti qualcosa in comune perché appartenevano allo stesso periodo o perché avevano un argomento simile. Di solito si consiglia agli artisti emergenti di fare uscire tanti singoli prima di raccoglierli in un album, ma l’idea non mi piaceva, volevo fare un album più concettuale, che portasse avanti una narrazione più coerente. Il tema della nascita, come quello della crescita, è centrale in questo periodo della mia vita, in cui la mia carriera musicale è appena iniziata e sto sperimentando tante cose nuove.

Il secondo brano, Bimbi e cani, parla invece di spontaneità. Perché hai scelto questo tema e che rapporto hai con la sincerità?
Nella mia vita mi sono trovata spesso a contatto con bambini e cani e ho notato che sono soggetti che si somigliano molto perché entrambi molto spontanei. Credo che crescendo le convenzioni sociali limitino sempre di più la nostra spontaneità, ci allontanano troppo dagli altri fino a renderci repressi. Personalmente sono molto spontanea, soprattutto sul palco, e cerco di essere sempre fedele alla mia parte bambina. Questa estrema sincerità ha anche dei lati negativi: bambini e cani sono molto spontanei ma anche molto vulnerabili e prevedibili, perché essere sinceri corrisponde sempre a togliersi uno strato di protezione.
L’ultimo brano è una ninna nanna per adulti. Perché hai scelto questo tema e che rapporto hai con il passaggio dall’infanzia all’età adulta?
Di solito le ninna nanne sono pensate per essere cantate ai bambini, ma credo sia un gesto di cura molto carino che mi piaceva recuperare. In realtà però è una ninna nanna per un certo tipo di adulti: quelli che sono cresciuti troppo in fretta. Secondo me un adulto che non ha vissuto a pieno la sua infanzia ha bisogno di questo piccolo gesto che lo faccia tornare un po’ bambino. Più una persona è cresciuta in fretta e più ha necessità di recuperare questi aspetti dell’infanzia che non ha vissuto.
Nascere è uscito il 10 aprile, Inciampare il 12 giugno e presto uscirà Crescere. Puoi darci qualche informazione anche sul secondo e terzo atto di questo tuo progetto?
Il tema del secondo atto è l’inciampare, il provare cose nuove con il rischio di sbagliare. Mi sono lasciata ispirare dalle sonorità elettroniche, mi sembravano più adatte al concetto dell’inciampare come metafora di un piccolo errore non troppo grave. Nel terzo atto invece, che si intitola Crescere, ci saranno due featuring con altrettante artiste con cui ho avuto il piacere di collaborare nella scrittura dei brani.
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