Non è necessario essere in centro per far diventare cool un luogo. E anzi, sembra proprio che la direzione sia diversa: riscoprire i quartieri e cercare lì la propria identità per mettere in pratica le idee.
Casa Ruozi, nel cuore del Quartiere San Donato-San Vitale, è il posto che ti fa venire voglia di andare in pensione per il solo gusto di poterlo frequentare ogni giorno, tutto il giorno. È l’idea di circolo vecchia scuola che durante la settimana diventa osteria, laboratorio creativo, centro di aggregazione, sala per concerti ed esposizioni, talk, presentazioni e chissà cos’altro.
Una casa di quartiere, dove accessibilità, convivenza intergenerazionale e cura per il bene comune fanno sì che collettivi artistici gen Z, over 70 e lezioni di bunda possano trovarsi alla stessa ora, nello stesso posto. Abbiamo intervistato lo staff per farci raccontare la nuova fase, iniziata lo scorso dicembre, di Casa Ruozi, luogo già pronto per essere un nuovo punto di riferimento per il quartiere e per la città.

Ciao ragazz*, ci raccontate come nasce l’idea di Casa Ruozi, la collaborazioni fra realtà diverse e qual’era il progetto che avevate in mente?
Casa Ruozi nasce dall’incontro di Collettivo Franco, l’ex-vineria La Confraternita dell’Uva trasformata in Confrattack!, mörbidø e Ruozi aps, associazione già a capo della gestione dell’ex-Centro Sociale, ora Casa di Quartiere. A fare da collante tra le nostre tre realtà è stata Arci Bologna, che aveva avuto modo negli anni precedenti di incrociare le singole traiettorie delle associazioni, e che ci ha proposto di scrivere insieme il progetto quando si è aperta la raccolta di richieste di interesse per la co-progettazione. Evidentemente aveva intuito che le associazioni erano mosse, sebbene in declinazioni diverse, dalla stessa visione del bene comune, della socialità e della condivisione, e che avevamo tanta voglia di animare un luogo fisico con attività e idee per un’offerta sociale e culturale complessiva che coprisse un po’ tutti gli interessi e le fasce.
Il vostro progetto si muove in una direzione opposta ad altre realtà, ovvero quella di allontanarvi dal centro: come mai questa scelta?
Da diversi anni stiamo assistendo alla trasformazione del centro di Bologna in un ecosistema sempre più ottimizzato per il turismo mordi e fuggi, rintanato tra le mura storiche. Pensiamo che la città abbia bisogno di spazi che si sottraggono a simili logiche di profitto, di una condivisione e attenzione reale alle persone che hanno scelto Bologna come la città dove studiare, lavorare, stabilirsi. È proprio questo che stiamo cercando di creare all’interno della nostra Casa di Quartiere: un’offerta accessibile che si costruisce un giorno alla volta con le tante attività che ruotano, pensata per un pubblico che vive la città in maniera stanziale, e non per un solo weekend. Il Ruozi lo ami perché a qualsiasi ora o giorno in cui passi, puoi trovare un laboratorio, un corso o una cena benefit diversa! Leggendo le vostre dichiarazioni di intenti, Casa Ruozi riapre con l’idea di diventare un presidio e un centro di mutualismo e welfare di prossimità.

Qual è la vostra percezione e in che modo pensate sia possibile ricostruire legami in una comunità?
Casa Ruozi si fonda sull’inter-generazionalità: siamo all’interno di quello che i frequentatori di lunga data del quartiere chiamano ancora “il centro” o “il circolo”, che per anni è stato soprattutto un punto di riferimento per una popolazione più anziana e di cui vogliamo ampliare l’utenza, mescolando pubblici e generazioni diverse. Crediamo inoltre che la comunità passi innanzitutto attraverso l’accessibilità dei luoghi: per questo siamo apert* tutti i giorni, dalla mattina alla sera, e cerchiamo di tenere insieme un’offerta di bar, tavola fredda e osteria con prezzi popolari. Questo come punto di aggregazione non incentrato sul profitto, ma sulla connessione umana: si può venire anche senza consumare, o per partecipare a laboratori e iniziative che cerchiamo quanto più possibile di mantenere gratuite. Pensiamo che sia proprio da spazi così che si possa ripartire, per ricreare legami e relazioni reali tra le persone.
Avete trovato difficoltà nel far convivere le persone che già conoscevano la casa di quartiere e chi l’ha conosciuta dopo la riapertura?
C’è stata la normale titubanza che ci si può aspettare quando, dopo mesi di chiacchiericcio e voci di corridoio, un gruppo di associazioni indicono un’assemblea aperta al quartiere per raccontare cosa hanno intenzione di fare all’interno di un luogo molto amato nel circondario, ma che negli ultimi anni aveva diminuito la sua attività. Era settembre quando ci siamo sedut* davanti a giovani, famiglie con e senza figli, anziani insediati nel quartiere da diversi decenni, e abbiamo raccontato cosa avremmo voluto fare nella Casa nei mesi a venire: siamo ovviamente stat* sommers* da tante domande e osservazioni, qualche commento scettico c’è stato, insieme un paio di attestati di fiducia e speranza. Ma non appena abbiamo iniziato ad animare lo spazio con quante più attività e iniziative possibili, la risposta del Quartiere è stata immediata e positiva, a dimostrazione di quanto ci sia il bisogno di luoghi come questo.

Cosa è possibile fare in Casa Ruozi? Siete apert* a proposte esterne?
Casa Ruozi è uno spazio progettato per ospitare workshop, laboratori e corsi che spaziano dall’artigianato alla danza alla musica, ma è anche un luogo di ritrovo per eventi culturali, presentazioni e assemblee. Oltre alla dimensione laboratoriale, offriamo al pubblico una programmazione musicale ricca di appuntamenti gratuiti. La nostra porta è sempre aperta perché crediamo che l’identità di questo luogo sia definita proprio dalle persone che lo attraversano. Non ci consideriamo un contenitore statico, ma un luogo pronto a dare spazio a progetti di impatto sociale, collettivi artistici e associazioni del territorio. Se un’idea è coerente con i nostri valori siamo felici di ascoltarla e capire come accoglierla.
Qual è il bilancio dei primi sei mesi? Avete in programma attività particolari per l’estate?
Questi sei mesi da una parte sembrano passati in un attimo, e dall’altra ci sembra di essere dentro Casa Ruozi da sempre! La programmazione che abbiamo costruito tassello per tassello in questi mesi, partendo con pochi corsi e arrivando a un calendario di attività sempre più fitto e aperto a tutte le fasce di età, di reddito e di interessi, è nata tanto da nostre connessioni passate con realtà che volevamo valorizzare, quanto dall’ascolto delle proposte e idee che ci sono arrivate dall’utenza. Stiamo costruendo la rassegna estiva che animerà il giardino fuori dalla Casa dal 20 maggio al 19 luglio (e poi tutto settembre) con lo stesso spirito, raccogliendo le proposte che arrivano, contattando amiche e amici con progetti meritevoli, e lavorando al massimo per valorizzare uno spazio verde periferico che, siamo sicur*, diventerà la nuova oasi del quartiere al riparo da noia e calura.

Ultimissima domanda: c’è qualche aneddoto o chicca divertente o emozionante che ha segnato questi mesi?
Quando diciamo che ci sembra di essere dentro Casa Ruozi da sempre, è anche perché abbiamo già accumulato aneddoti e racconti per intere vite. In questi mesi ci ha tenuto compagnia una schiera di personaggi del quartiere, dal signor Eros che, dietro la sua apparenza da vecchietto infagottato in una cuffia arancione e una giacca blu, passa a trovarci ogni sera in cui c’è musica per cimentarsi in balli rock and roll (il suo genere preferito) e in trucchi di magia con le carte e una banana, o si presenta in tenuta da bici prima di pedalare fino a Molinella, ad Anna, che era volontaria del centro con la precedente gestione e continua a darci una mano in tanti modi, viziandoci con regali di ogni forma, da pastiere e taralli, a decorazioni con cui abbellire il Ruozi come il ritratto del suo carlino Evelyn che troneggia sopra la nostra portineria.

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