Musica & Libri

Intervista a Riccardo Negrelli, co-curatore della Sala Della Musica

25-01-2024

Di Beatrice Belletti

«Nasco nella musica, senza saperlo. Mia madre durante la gravidanza mi aveva sognato dirigere un’orchestra. Una suggestione senza fondamento, affettuosa e simbolica. Nella generazione precedente la mia, nessuno in famiglia suonava o aveva studiato musica».

L’educazione musicale di Riccardo Negrelli, co-curatore della Sala della Musica, spazio espositivo e polo culturale della biblioteca Salaborsa, parte dall’infanzia, da sua madre, che gli propose di studiare uno strumento quando scelse di interropere lo sport agonistico. E da suo padre, che lo introdusse a Simon & Garfunkel, De André, Gaber e Čajkovskij, già dalle scuole elementari. 

Da lì la musica diventa per Negrelli una forma di espressione, «una lingua alternativa al silenzio, uno strumento per imparare a dialogare con la mia sensibilità, le mie frustrazioni, l’esistenzialità e il trasporto verso la filosofia».

Musicista, con una passione per la poesia, ma anche la fisica e la matematica, didatta, curatore di mostre ed eventi culturali. Il profilo professionale di Riccardo Negrelli è vario, racconta di cercare «di accogliere l’imperfezione come valore» e tendere sempre all’inclusione, «all’opportunità di esprimersi senza discriminazioni» e dichiara di aver sempre preferito la sala prove al palco.

Tra i personaggi che lo hanno accompagnato nella formazione professionale e personale, Negrelli ricorda Lucio Dalla: «mi regalò l’opportunità di comprendere che potevo ambire a non aver timore dell’ignoto, ampliando gli orizzonti in cui avrei potuto perdermi con gioia».

La Sala della Musica, inaugurata il 21 giugno 2021, è nata da un’idea di Paolo Fresu, si affianca alle altre istituzioni musicali della città, completando il racconto della storia della musica a Bologna e suggerendo al visitatore un viaggio esperienziale che prevede diversi livelli di approfondimento.

 

Come è iniziato il tuo percorso professionale e come sei arrivato al ruolo di co-curatore di Sala della Musica?

«Ho iniziato nel 1996, come assistente audio freelance in contesti live, per poi avvicinarmi sempre più alla registrazione. Amavo viaggiare, conoscere sempre contesti differenti, ma riconoscevo principalmente me stesso nell’intimità della sala d’incisione. Deviai poi fortemente verso l’ambito didattico e culturale, preferendo mantenere l’impegno in studio esterno alla routine quotidiana: compresi, inizialmente solo in modo empatico, che avrei potuto impegnare me stesso nella condivisione della musica come forma di identità. Ebbi coscienza di questo molti anni dopo, quando organizzai una visita al Blackbird Studio di Nashville, durante un viaggio in USA che ho proposto più volte ai miei studenti, e John McBride ci descrisse l’idea della Blackbird Academy, che avrebbe aperto poco dopo.

L’esperienza di Sala della Musica di Bologna è nata in relazione al bando pubblico che il Comune di Bologna pubblicò per realizzarne la progettazione, al quale partecipai insieme a Gianni Sibilla, Enrica Di Menna, Agnese Merighi e Diverserighestudio».

Foto di Riccardo Negrelli

Oltre all’impegno con il Comune di Bologna, ti occupi anche di didattica nell’ambito del music business, su cosa bisogna puntare nel 2024 per costruire una carriera in questo settore?

«Pur considerando contatti abituali con il settore professionale, la mia attività didattica è sempre più stata incentrata sulla ricerca dell’espressione libera, ponendo contenuti, contesto e introspezione al centro di un percorso innanzitutto finalizzato al benessere, all’introspezione e, quando possibile, all’utilizzo della musica come strumento per affrontare positivamente e con costruttività di disagio.
Credo che l’impegno professionale possa trovare un corretto spazio solo su basi che non annullino questi riferimenti. Ho avuto diversi studenti oggi professionalmente impegnati anche in contesti di rilievo nazionale, proponendo però che questo non fosse il fine, bensì un’applicazione dell’equilibrio che la musica può offrire».

Foto di Riccardo Negrelli

Tra i vari progetti emergenti e consolidati del nostro territorio, quali sono i nomi più interessanti oggi per te?

«Nell’estate 2023 ho curato, insieme a Massimo Pastore, un’esposizione temporanea in Sala della Musica, intitolata “In movimento continuo. Energie musicali inquiete a Bologna”. Hanno aderito 55 artisti emergenti, e sono solo una goccia nel panorama bolognese.Abbiamo molte scintille, che cercano luce e attenzione in un mare di opportunità, che purtroppo sono spesso anche specchio della dispersione. A volte gli artisti hanno bisogno di tempo per capire come non porsi in controluce, e ottime idee non sono supportate dalla forma, dalla strutturazione o dalla dignità che meriterebbero.

È difficile rispondere alla domanda, perché la mia concentrazione su quanto ho appena espresso è costante e cerco di non porla mai attraverso una lente che contempli le classifiche».

 

Se potessi scegliere una decade in cui tornare per viverne il fermento musicale, quale sarebbe e perchè?

«Sicuramente gli anni ’70, per quanto ogni periodo abbia un proprio profumo, sfumature e caratteri unici e differenti stati di magia.

Più volte ho chiaccherato con esponenti legati ai decenni precedenti, e spesso ho pensato, soprattutto confrontandomi con Ruggero Passarini, Francesco Veronesi e altri, che avrebbe un forte valore cognitivo poter toccare l’energia che contraddistinse la ricostruzione. Ogni periodo ha una propria anima, e permette di catturare caratteristiche uniche.

A volte mi sorprendo di quante volte la musica mi abbia “toccato” in passato e ne sia stato più che inconsapevole: un esempio su tutti fu la sala prove in cui suonavo al Pratello, durante il periodo delle occupazioni, senza che ne avessi minima cognizione. Era quasi frontale alla sede che fu di Radio Alice, e lo ignoravo.

Riflettendo, ci sono momenti in cui penso di aver perso molte occasioni per aprire gli occhi, ma questa coscienza mi ricorda che sono piccolo, e lo apprezzo, senza frustrazione».

 

Bologna è sempre stata terreno fertile per la creatività e la cultura musicale, come vedi il futuro e il ruolo della città su piano nazionale?

«Bologna non ha un unico centro, e la continua contaminazione tra visioni differenti, non strutturate o coordinate tra loro, è un valore a mio avviso imprescindibile, anche quando si presenta in forma conflittuale.Gli artisti hanno sempre scelto Bologna per questo aspetto e penso sia da preservare, proteggendolo da forme d’ordine o conformità che possano determinare un’eccessiva linearità nei processi e nei flussi creativi.

Marco Marcheselli, in una chiaccherata sulle radio libere, descrisse la loro nascita provando nostalgia per “l’assenza di sicurezza” che aveva permeato l’esperienza nel primo periodo. E’ un tema che, trasversalmente, ho spesso ritrovato nelle dichiarazioni di molti artisti: Dalla, Guccini, Lolli, Rossi e moltissimi altri. L’assenza di sicurezza crea disagio, ma è propedeutica alla trasformazione di quest’ultimo in una forma costruttiva che lo distilli dalla negatività che lo contraddistingue.

All’interno di “Unterdenlinden” del 1965, Roberto Roversi fece pronunciare al protagonista Adolfo un’affermazione violenta e tagliente: “Puniamo il disordine che si esprime dalla cloaca delle contraddizioni”. E’ proprio ciò che non deve accadere a Bologna, e non solo».

Foto di Riccardo Negrelli

Mi puoi raccontare quali altre iniziative per il futuro state mettendo in piedi con la Sala della Musica?

«L’organizzazione di tutte le attività è direttamente legata al Settore Cultura e Creatività del Comune di Bologna, che coordina eventi e iniziative a favore di Bologna come città UNESCO della Musica.

Il mio impegno è strettamente connesso agli incontri dedicati all’approfondimento o all’espansione del percorso espositivo permanente. Nelle prossime settimane proporrò due incontri dedicati alla Filuzzi e uno che narrerà delle realtà produttive in ambito musicale. Sala della Musica comprende oltre 200 artisti e quasi 800 riferimenti contenutistici tra persone, eventi, opere e luoghi.

Tratterò sicuramente il tema legato agli importantissimi anniversari che si sommano quest’anno: la nascita di Guglielmo Marconi, la prima trasmissione radiofonica dell’URI, l’avvento della televisione, la prima trasmissione radiofonica FM libera in Italia, che fu il 23 novembre 1974 dal Colle dell’Osservanza ad opera di un gruppo di pionieri, tra cui Rino Maenza, che nel ’76 fu tra i fondatori della Fonoprint».

Foto di Riccardo Negrelli

A fine intervista ci siamo fatte raccontare 7 aneddoti della Bologna della musica.

Il calendario di eventi di gennaio e febbraio è visitabile in dettaglio qui.

Tra i prossimi appuntamenti alla Sala della Musica, nella biblioteca Salaborsa, segnaliamo Box Cultura: un calendario di workshop e consulenze gratuite per accrescere le competenze sui temi legati al Terzo Settore, come la Riforma degli ETS, la gestione, la sostenibilità e la comunicazione dei progetti. Il programma con informazioni e prenotazioni fino a marzo è qui.

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