Design & Moda

Dalla palestra, una linea di capi per il fitness. Camillo Govoni lancia Inkover

22-03-2018

Di Matilde Govoni
Foto di Daniele Scalise

Dalla palestra, una linea di capi per il fitness. Camillo Govoni lancia Inkover

La vivacità e l’entusiasmo mi aprono la porta. Un ragazzo, con la “s” bolognese, mi accoglie nel suo mondo: Inkover.

E’ la linea di abbigliamento disegnata, progettata e commercializzata da Camillo Govoni, 28 anni, che ha deciso di mettersi in gioco e di dare spazio alle sue idee.

Tutto è nato in palestra, mentre mi allenavo. Tra un esercizio e l’altro mi sono accorto che volevo vestirmi in modo differente dagli altri, desideravo portare un po’ di creatività anche nel mondo del fitness. Ho iniziato così, per gioco, a schizzare le prime magliette e ho incominciato a sentire la passione”.

Camillo ha dato vita alla sua collezione di abbigliamento, ridendo e scherzando in uno dei luoghi che ormai è diventato casa sua, la palestra. Un luogo che lo ha ispirato e in cui ha captato che il mercato aveva bisogno di maggiore creatività.

Come mai hai deciso di metterti in gioco?

“Non riesco a stare fermo, mettermi in gioco e affrontare i problemi per vincerli è uno stimolo che mi carica”.

 

Lo facevi già di mestiere?

“No, anzi, vengo da tutt’altro mestiere: direzione acquisti e produzione per un’azienda che costruisce macchina automatiche per il confezionamento di prodotti farmaceutici, cosmetici ed alimentari. In tutta onestà sono daltonico, non avrei mai pensato di buttarmi in un’esperienza di questo tipo. Infatti per non sbagliare ho puntato molto sul black and white”.

Perché l’hai creata?

“L’ho creata perchè mi ha acceso un fuoco dentro che non potevo controllare. Un entusiasmo che sentivo di dover cavalcare! Volevo creare qualcosa di mio, qualcosa che mi auguro possa piacere e farmi assaporare nuovamente la soddisfazione di aver realizzato un progetto”.

Il nome Inkover ha un significato specifico?

“Avevo il nome in testa, legato al mondo dei tatuaggi, altra passione che ho: “INK“, inchiostro, di impatto, ma troppo generico.  Ho deciso quindi di chiamarla INKOVER,  letteralmente  “inchiostro sopra “: esattamente come i tatuaggi che coprono il corpo, io vorrei coprire i vestiti di inchiostro!  Rappresentandolo  nelle sue varie forme d’arte, dai tatoo all’underground, passando dal lettering al getto di inchiostro, puntando sempre sulla simmetria”.

L’hai lanciata da poco, sei contento del risultato ottenuto?

“Ho un problema a rispondere a questa domanda, perchè un mio pregio a volte rischia di trasformarsi in difetto: l’ambizione. L’ambizione alimenta la volontà di spingersi sempre oltre e ti fa andare al massimo, ma rischia di non farti assaporare il momento. Vorrei vedere già tutto rodato e funzionante alla perfezione, ma non è così: è normale. Quindi, per ora, apprezzo il fatto che il prodotto piace e le persone sorridono nel pronunciare Inkover”.

Dove troviamo i tuoi capi?

“Ad oggi siamo online sui social: facebook e Instagram e sul nostro sito www.inkoverfashion.com. Sono in contatto con alcuni negozi sul territorio, ma non dico altro per scaramanzia”.

Che caratteristiche devono avere i capi che disegni?

“Un richiamo sempre alla simmetria e la cura del dettaglio”.

Ti ritieni un creativo, perché?

“Perchè sono un sognatore e sono curioso. La curiosità è una forza che ti stimola ad osservare sempre il particolare nel profondo : per apprezzarlo, espanderlo o semplicemente immaginando come sarebbe se…”

Hai un pay off?

“Si, ”dress well keep it simple”: perchè devi vestirti bene con semplicità, molti pezzi per esempio sono unisex, mi intriga l’idea della donna che indossa alcuni capi da uomo è un modo giocoso di reinventare un look senza limiti, con energia e fantasia”.

 

    

   

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