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300 poster sul corpo, il tempo, il diritto alla città. RECLAIM, torna la call for artist di CHEAP

16-07-2020

Di Redazione

Era la fine di dicembre 2019. Per le strade di Bologna cominciavano ad apparire una serie di poster che interrogavano direttamente chiunque attraversasse lo spazio pubblico: a chi appartiene il tuo tempo?, chi decide del tuo corpo?, hai diritto alla tua città, cosa fai dei tuoi privilegi?, torni mai a casa sola di di notte?.

A metà gennaio del 2020, arrivava nelle strade anche una risposta, un’esortazione: RECLAIM, una rivendicazione che tornava sul tema del corpo, del tempo, del diritto alla città, all’autodeterminazione.

Foto di Michele Lapini

 

Si trattava del lancio della nuova call for artist di CHEAP, il progetto di public art attivo a Bologna, il cui testo iniziava così: “Rivendicare qualcosa che ti è stato tolto. Precluso. Qualcosa che è tuo. Sulla base di un diritto. O di un desiderio.”

Nessuna di CHEAP immaginava che nel giro di poco la dimensione di ciò che ci sarebbe stato precluso avrebbe subito un’espansione esponenziale – esponenziale, proprio come la diffusione del virus.

“La pandemia si è rivelata un reality check in grado di ridisegnare prospettive che solo a gennaio sembravano frutto di un esercizio distopico” – scrive CHEAP – “Se da una parte la crisi crea delle accelerazioni, dall’altra ha la capacità di espandere dei macrotemi: fa esplodere questioni come quelle del corpo, del tempo, del privilegio e dello spazio pubblico in relazione allo stravolgimento che stiamo vivendo e che abbiamo già vissuto – il corpo che si confronta e convive col virus, il tempo della quarantena, il privilegio nell’emergenza, la preclusione della città e della partecipazione alla vita civile.”

Foto di Michele Lapini

CHEAP è un progetto, un collettivo, uno sguardo non obiettivo, un’associazione. Il materiale che ha scelto di indagare è la carta: lavora sul formato del poster ma realizza anche wall col paste-up; immagina che i propri interventi possano essere intesi come street art, anche se sente una tensione verso l’arte pubblica; indaga prevalentemente il paesaggio urbano, ma con delle significative eccezioni; si occupa di linguaggi contemporanei ma è evidente anche un posizionamento politico; cura e progetta interventi con altr* artist*, sebbene alcuni dei suoi solo project siano di per sé interventi di public art. Pare che CHEAP abbia la capacità di eccedere le etichette, le categorie stringenti.

Dal 2013, CHEAP lancia una call for artist a partire da un tema, una suggestione capace di comprendere dimensione individuale e collettiva, pubblico e privato: per il 2020 si è trattato di RECLAIM.

Foto di Michele Lapini

In risposta a questa call, CHEAP riceve migliaia di poster ogni anno, opera una selezione, stampa i manifesti selezionati in bianco e nero con un formato 70×100, organizza un’affissione pubblica sulle bacheche del centro di Bologna ed interviene con questa modalità effimera sul paesaggio urbano cittadino

“Crediamo sia importante tornare nelle strade della città per riprendere un discorso pubblico che è stato interrotto: il nostro ruolo è quello di creare lo spazio perché questo avvenga, stimolare una riflessione collettiva per immagini e facilitarne la fruizione.”

Foto di Michele Lapini

Per CHEAP è ancora più importante farlo con i poster della CALL for ARTIST, una polifonia di sguardi di provenienza internazionale, realizzati non solo da street artist ma in maniera molto più allargata anche da chi di occupa di grafica, illustrazione, collage, letterpress, fotografia, comunicazione visiva: un’ibridazione dei linguaggi e un abbattimento di frontiere geografiche che avviene nel formato del manifesto, su carta, in bianco e nero.

I 300 manifesti selezionati rivendicano autodeterminazione dei corpi e dei desideri, svelano uno sguardo rivolto al futuro post pandemico, usano media differenti e toni opposti nel ricostruire una narrazione collettiva fatta di singoli contributi su poster: per un mese, la call for artist RECLAIM convivrà col paesaggio della città e con gli sguardi di chi l’abiterà.

Foto di Michele Lapini