Ruote che girano, apparizioni ambigue di meccanismi e ingranaggi, montati da un ritmo incalzante e da una musica ansiogena, intervallati da un orologio che segna il tempo che scorre ma sembra restare fermo, quasi impassibile. E poi uomini, tanti uomini, vestiti tutti uguali che si muovono come soldatini oscillando. Avanzano come corpi svuotati. Entrano e escono dalle stanze di una fabbrica sotterranea, tra sbarre e ringhiere che si aprono e si chiudono.
È così che inizia Metropolis, il capolavoro di Fritz Lang del ’27. Un film che immaginava un futuro lontano e distopico: il 2026. Oggi. In realtà più vicino alla nostra realtà, mascherata una quotidianità confortevole, di quanto potessimo immaginare.
Durante un’intervista lo nomina Mirco Campioni alias Mirco is dead, uno dei fondatori del collettivo di artisti, musicisti e tatuatori Want, e grande appassionato di cinema.
Sicuramente ce l’aveva in testa quando, insieme ad alcuni suoi colleghi, ha pensato alla mostra Nature of Decadence, riflessione sulla condizione umana contemporanea.
Si tratta di un progetto collettivo che coinvolge dodici artisti e nasce all’interno del collettivo Want, in collaborazione con l’azienda bolognese Mosaico Spirits. La mostra sarà visitabile dal 5 al 14 febbraio 2026, nell’ambito di Art City Bologna, presso la sede di Want in via Saffi 16/2/E.
Accanto a Mirco Campioni partecipano al progetto Jacopo Bonzagni, Nedjad Hoda, Genziana Cocco, Nik Pezzato, Denise Mercurio, Andrea Corelli, Fregno Design, Richard Blackstar, Alan Ferioli, Lorenzo Anzini, Collaggio e Marco Bassi.
Il vernissage è previsto per venerdì 7 febbraio dalle 19.30 alle 23.30 e sarà accompagnato da un live showcase dei Phoenix Can Die, il progetto musicale di Mirco Campioni e Richard Blackstar, durante il quale verrà presentato in anteprima il singolo Nature of Decadence, che dà il titolo e il concept alla mostra.

Come mi racconta Mirco, “ l’idea è nata per caso, come tutto quello che mi contraddistingue ultimamente”. A giugno dell’anno scorso viene informato da un amico che un negozio del centro stava dismettendo dei manichini, e gli chiede: “li vuoi?”
Non che ne avesse bisogno in quel momento, ma Campioni va oltre, sa che prima o poi li userà. E poi, l’idea che vengano buttati senza neanche dargli una seconda chance, non gli piace proprio. Aspetta una buona occasione e puntuale si presenta, come tutti gli anni, Artefiera. Ne parla con il suo collega, Richard, chiamano altri artisti e si mettono a lavorare. Per lui i manichini impersonano molto bene l’essere umano contemporaneo che, durante il corso della propria esistenza, segue una linea temporale ma anche sinoviale: “Nasci, ti istruisci, cresci, lavori, fino a morire”. Per Mirco quei cloni, come li chiama, rappresentano sia una critica all’automazione dell’umano sia un autoritratto collettivo di quello che siamo diventati. Come in Metropolis.
“Siamo corpi pieni di informazioni ma svuotati dentro, nell’anima” mi dice.
Questa immagine dell’umano come corpo funzionale e svuotato trova una risonanza precisa anche nel pensiero teorico contemporaneo.
Il capitalismo in cui siamo immersi, secondo lo storico dell’ambiente e docente di economia politica Jason W. Moore, funziona come un regime di “natura a basso costo”. Non solo suoli, foreste, acqua ed energia vengono trattati come risorse da sfruttare, ma anche la vita umana, e in particolare il lavoro non retribuito, le donne, le colonie, i corpi marginalizzati. Parla di una“cheap nature”, che non indica solo qualcosa che costa poco, ma qualcosa che viene svalutato, privato di dignità, ridotto a materiale sacrificabile. Come i manichini di Want.
La sua riflessione sulla condizione umana contemporanea ci racconta un eccesso di informazioni, uno sviluppo ipertecnologico e un’iperproduzione con il conseguente allontanamento e sfruttamento della natura. In questo contesto alcuni cercano soluzioni nuove, altri optano per il riciclo.
“Pensiamo a Vinted, un esempio che abbiamo tutti sotto gli occhi” mi fa notare Mirco. “Fa ormai concorrenza ad altri siti che vendono solo prodotti nuovi. C’è così tanta sovrapproduzione che la gente è diventata cliente e venditore allo stesso tempo per disfarsi delle cose che vuole dismettere.
Questo apre due riflessioni importanti: da un lato c’è una presa di coscienza personale che porta le persone stanno a dare una nuova vita agli oggetti, e dall’altro si tende ad avere una maggiore attenzione ecologica verso tutto ciò che prova un impatto sull’ambiente”.
Se la storia del capitalismo è stata una lunga corsa verso nuove frontiere di sfruttamento a basso costo, dal lavoro al cibo, dall’energia alle materie prime, oggi queste frontiere appaiono sempre più esaurite. Secondo Jason W. Moore, il sistema non è più in grado di rinnovarsi. Non risolve le crisi, le sposta. È ciò che la filosofa Nancy Fraser definisce capitalismo zombi, un sistema morto, ma ancora capace di nutrirsi dei vivi.
In Nature of Decadence l’uomo resta al centro ma l’esperienza umana sembra trasformata in una sequenza di in dati e previsioni. L’automazione promette efficienza, ma rischia di produrre anche assuefazione e controllo.
In questo scenario, la crisi ecologica diventa inseparabile da quella sociale e politica. Non esistono conflitti ambientali separati dalle disuguaglianze, dal lavoro, dalla guerra. Il cambiamento climatico non è un destino astratto, è una guerra di classe. È l’esito storico di un preciso sistema di potere e di profitto.

Di chi è allora la responsabilità?
Attribuire la crisi ecologica all’umanità nel suo complesso è una semplificazione fuorviante. Le responsabilità sono storiche, politiche, di classe. Nature of Decadence non parla di colpa universale, ma di presa di coscienza. chi decide? chi consuma? chi beneficia? Non è una riflessione sul futuro, ma sul presente e sulla possibilità, ancora aperta, di modificarne il percorso.
“Se non hai certezze sul futuro, puoi almeno prenderti la responsabilità del presente” mi dice Mirco. È forse qui che i cloni smettono di essere solo simboli e diventano specchi. “I nostri manichini, creati insieme a Jacopo, raccontano un uomo che è capace di amare ma preferisce odiare. In una collettività virtuale, rischiamo di trovarci sempre più soli.”
In definitiva questa mostra ci invita a non essere passivi, a prendere coscienza e ad agire. Ma lo fa in modo leggero e scherzoso. Con un gin tonic.
È a questo punto che entra in gioco la collaborazione con Mosaico Spirits, azienda bolognese che per Nature of Decadence non assume un ruolo decorativo, ma diventa parte integrante dell’esperienza. La collaborazione nasce sotto il segno del recupero e del riuso: durante una visita in azienda, Mirco Campioni rimane colpito dalla quantità di taniche industriali inutilizzate, un materiale destinato allo scarto che viene invece recuperato e trasformato in installazione.
Da qui nasce l’idea di coinvolgere Mosaico Spirits in modo più profondo, chiedendo la creazione di gin dedicati, uno per ogni opera in mostra. A partire dalle didascalie e dal significato dei lavori, l’azienda ha sviluppato ricette specifiche, utilizzando estratti naturali, erbe botaniche e aromi provenienti dalla terra, creando una connessione diretta con il contenuto artistico.
Il percorso espositivo diventa così multisensoriale: alla vista delle installazioni si affiancano il suono di una performance musicale dei Phoenix Can Die, presentata in anteprima durante il vernissage, l’olfatto legato alle essenze dei gin e infine il gusto, con la possibilità di assaggiarli direttamente al bar della mostra.
“Ogni gin tonic è diverso, e ogni scelta porta a un possibile futuro differente”.
In fondo, anche il capitalismo si regge su scelte quotidiane che sembrano neutre ma non lo sono. Ogni gin è diverso, ogni scelta aromatica devia il percorso. Il futuro non è neutro. E allora, scegliere il proprio gin da Want diventa una micro-decisione individuale, che ci ricorda che ogni scelta, anche la più semplice, è anche politica. Anche quando non si decide di non scegliere.
Come scrive Donna Haraway, non si tratta di immaginare futuri salvifici, ma di restare dentro il problema. Nature of Decadence sembra muoversi proprio in questa zona di attrito.
Svolgimento vernissage:
Ore 19:30 Apertura mostra
Ore 20:00 Presentazione mostra
Ore 21:00 Phoenix can die Live showcase / presentazione del singolo “Nature of Decadence” in uscita alle ore 00.00 che da il nome e il concept alla mostra.
Ore 21:45/23:30 N.E.M.A djset
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