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“Cantata per un amico”. Il 1 novembre Bologna Canta Guccini in piazza maggiore

26-10-2026

Di Cecilia Depau
Foto di Cecilia Romano

Ci sono canzoni che attraversano le generazioni, parole che continuano a risuonare nelle strade e nelle piazze, diventando parte della memoria di una città. A Bologna, quelle di Francesco Guccini hanno un significato speciale. Dal 29 ottobre al 2 novembre, la città celebra il suo legame con il cantautore attraverso “S’io avessi previsto tutto questo”, cinque giorni di iniziative promosse dal Comune di Bologna che intrecciano musica, racconti e tradizioni popolari.

Dalla lirica alle osterie, dai vinili alle chitarre sotto i portici, le iniziative attraversano i luoghi e le storie che hanno accompagnato la vita artistica di Guccini. Fino a raggiungere Piazza Maggiore, dove domenica 1° novembre la musica diventerà un’esperienza da vivere insieme.

Tra musica, osterie e tradizioni: gli appuntamenti in città

Ad aprire le celebrazioni sarà “Opera Guccini”, in scena al Teatro Duse dal 29 al 31 ottobre, con tutte le repliche già sold out. La produzione del Teatro Comunale di Bologna, ideata da Alessandro Nidi e Giorgio Comaschi, propone una rilettura lirico-sinfonica delle canzoni del Maestrone, in un progetto nato quando il cantautore era ancora in vita e al quale aveva contribuito personalmente.

Venerdì 30 ottobre, dalle 14.30, Palazzo Pepoli ospiterà “La mano di tarocchi che non sai mai giocare”, omaggio alla passione di Guccini per il Tarocchino bolognese, con un torneo a coppie e, alle 17.30, una conferenza di Lorenzo Cuppi sulla storia del gioco.

Durante il fine settimana aprirà eccezionalmente le sue porte anche l’Osteria delle Dame, lo storico locale fondato nel 1970 da Guccini e Padre Michele Casali. Le visite guidate si terranno il 30 e 31 ottobre alle 16 e alle 18 e il 1° novembre alle 14 e alle 18, con prenotazione obbligatoria.

A chiudere il programma, lunedì 2 novembre alle 17.30, sarà “In ascolto del Maestro”, un viaggio tra i vinili e le storie delle canzoni di Guccini, guidato da Riccardo Negrelli nella Sala della Musica di Biblioteca Salaborsa.

Cantate Bologna: una piazza, tante voci

Il momento più corale delle celebrazioni arriverà domenica 1° novembre, dalle 15, in Piazza Maggiore, con “Cantata per un amico – Bologna canta Guccini”, organizzata dal Comune di Bologna in collaborazione con il collettivo indipendente Cantate Bologna.

Nessun palco, nessuna separazione tra chi suona e chi ascolta. Solo strumenti, voci e persone che si ritrovano per cantare insieme. Una formula semplice, capace di trasformare una piazza in un luogo di incontro e di far rivivere quello spirito di accoglienza e convivialità profondamente legato alla storia di Bologna.

È questo lo spirito che anima Cantate Bologna, nato nel marzo 2023 in occasione dell’ottantesimo anniversario della nascita di Lucio Dalla e Lucio Battisti. Da quella prima cantata il progetto è cresciuto, dando vita a nuovi appuntamenti dedicati ai protagonisti del cantautorato italiano e a una rete di amicizie.

A raccontarlo sono Daniele Pecorella, David Bernacchia, Rachele Marks, Andrea Fiore e Marco Trotta, alcuni dei componenti di Cantate Bologna che hanno condiviso con noi la storia e i valori di un collettivo eterogeneo per età, percorsi e gusti musicali.

 

Come racconta Andrea, le differenze musicali non rappresentano un ostacolo, ma una ricchezza: pur senza provare insieme, i componenti riescono a trovare un’armonia che nasce prima di tutto dalle relazioni personali e si riflette poi nella musica.

Le cantate non sono concerti tradizionali. Non c’è bisogno di essere musicisti professionisti e chiunque può unirsi, portando uno strumento, cantando oppure semplicemente ascoltando. C’è chi arriva apposta, conoscendo già l’iniziativa, e chi si ferma per caso, incuriosito dalle voci e dagli strumenti. Tutti finiscono per condividere lo stesso momento, recuperando lo spirito della musica popolare, aperta a chiunque abbia voglia di partecipare.

L’organizzazione si limita a dare un appuntamento, spesso in occasione degli anniversari legati ai grandi cantautori italiani. Tutto il resto prende forma spontaneamente, attraverso le persone che scelgono di esserci. È quella che i ragazzi definiscono una «spontaneità guidata». «La spontaneità sta proprio nello spirito di vivere l’evento, non tanto nell’organizzazione», spiegano.

In un tempo in cui le occasioni di socialità spontanea sembrano sempre più rare, le cantate recuperano il piacere di stare insieme. Un gesto semplice che assume anche un valore sociale: abitare lo spazio pubblico, incontrare persone diverse, riconoscersi nelle parole di una canzone. La musica diventa così un linguaggio comune, capace di creare legami e restituire alle piazze la loro dimensione collettiva.

Da questa esperienza è nato qualcosa che va oltre la musica: un gruppo di persone che si è conosciuto suonando insieme e che, nel tempo, è diventato una piccola famiglia. «Ormai noi siamo proprio come una famiglia […] Io mi sento a casa quando succedono le cantate», racconta Rachele. Un sentimento che si estende anche a chi partecipa occasionalmente, ritrovandosi a condividere una canzone con perfetti sconosciuti.

Una tradizione che continua a vivere

Cantate Bologna recupera, forse senza averlo inizialmente cercato, una tradizione profondamente legata alla città. Come ricorda Marco, un tempo ci si ritrovava in Piazza Maggiore con una chitarra e una bottiglia di vino, condividendo musica e convivialità con chi passava. Un’immagine del passato che, attraverso il collettivo, torna a vivere nel presente.

Le cantate diventano anche un modo per trasmettere il patrimonio del cantautorato italiano. C’è chi arriva conoscendo ogni parola e chi scopre per la prima volta brani scritti cinquant’anni fa. «Io Guccini non lo conoscevo, l’ho conosciuto grazie alle cantate», racconta Rachele. Oggi le sue canzoni fanno parte dei suoi ascolti quotidiani.

È anche così che le canzoni di Guccini continuano a viaggiare tra generazioni diverse: non soltanto attraverso i dischi e i ricordi di chi le ha vissute, ma nelle voci di chi le scopre oggi, magari proprio durante una cantata in piazza.

In fondo, c’è qualcosa che richiama lo spirito di tante canzoni di Guccini in questo modo di stare insieme: l’attenzione alle persone, alle storie e alla dimensione collettiva dell’esperienza. Un’eredità che non vive soltanto nelle parole dei brani, ma anche nel modo in cui vengono cantati e condivisi.

Bologna sembra essere il luogo ideale per questa esperienza. Una città attraversata da studenti, residenti storici e persone arrivate da altrove, che nella musica trovano un linguaggio comune. Gli stessi componenti del collettivo, molti dei quali non sono bolognesi di origine, riconoscono una particolare energia in questi incontri, quasi che le cantate restituissero alla città una parte della sua storia.

Il 1° novembre, tutti insieme in Piazza Maggiore

La cantata dedicata a Guccini rappresenta un appuntamento speciale anche per il collettivo. Dopo i raduni spontanei in via Paolo Fabbri 43, l’iniziativa nasce dall’incontro tra l’esperienza indipendente di Cantate Bologna e il sostegno del Comune, importante per portare questa formula partecipativa in una dimensione nuova.

L’entusiasmo è grande, accompagnato anche da un po’ di emozione. Non è possibile prevedere quante persone arriveranno, quali strumenti porteranno o come prenderanno forma le canzoni. «La cosa che possiamo assicurare non è la certezza dell’esecuzione, ma la voglia di fare una cosa con tutto il cuore», racconta Daniele.

Quando chiediamo quale sia il valore che queste esperienze lasciano alla città, le risposte vanno ben oltre la musica. «La cosa più importante che viene, più che lasciata, forse è trasmessa, è proprio il benessere dello stare insieme», racconta David, sottolineando la possibilità di scoprire quanto persone sconosciute possano avere in comune.

C’è poi la gratuità, che non è soltanto assenza di un biglietto o di un’offerta, ma il piacere di ritrovarsi per cantare insieme, senza chiedere nulla in cambio. Voci e strumenti si intrecciano fino a diventare un unico coro, capace di riempire le piazze e far rivivere parole ed emozioni dei grandi cantautori italiani, da Guccini a Dalla, da Battisti a De André.

«Aggiungo a unione e gratuità anche bellezza. Lascia bellezza, in un senso quasi metaforico. È bello, c’è bisogno anche di questo», osserva Daniele.

Ma cosa resta davvero a chi partecipa a una cantata? Verso la fine della nostra chiacchierata, la domanda cambia direzione: sono i ragazzi a rivolgerla a chi scrive, che alle loro iniziative ha già preso parte. La risposta è una sensazione difficile da dimenticare: quella di sentirsi a casa pur essendo circondati da sconosciuti, di riconoscersi nelle parole di una canzone e di appartenere, anche solo per qualche ora, a qualcosa di più grande.

È forse questa la forza delle cantate: trasformare un incontro temporaneo in un’esperienza capace di lasciare qualcosa anche quando la musica finisce. A Bologna, dove piazze e portici custodiscono una lunga tradizione di musica e convivialità, questo sentimento sembra trovare un terreno particolarmente fertile.

Il 1° novembre, dalle 15, Piazza Maggiore aspetta dunque chiunque abbia voglia di partecipare, con una chitarra, uno strumento o soltanto la propria voce. Per ricordare Francesco Guccini nel modo forse più vicino allo spirito delle sue canzoni: stando insieme, cantando e facendo della musica un patrimonio di tutti.

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