Trend

Benvenuti nella Casetta dell’Artista. Intervista a Giulia Sollai

02-08-2023

Di Pietro Di Carlo

«È un piccolo nido che mi consente di esprimermi a 360 gradi facendomi sentire me stessa, anche se a volte penso che lo spazio non sia sufficiente per tutte le idee che ho. Probabilmente un giorno ingrandirò il progetto».

Erano queste le parole con cui Giulia Sollai, nell’ormai lontano 2018, aveva inaugurato la nostra prima intervista a lei. Curiosi di sapere che piega avessero preso la sua vita e il suo lavoro, abbiamo deciso di rivederci davanti a un caffé.

La Casetta dell’Artista è la vera e propria casa di Giulia, che lei stessa ha trasformato in uno studio di pittura, ma non solo, in uno spazio che ha ospitato mostre, set fotografici e performance sonore.

Giulia è un’artista a tuttotondo, illustratrice e pittrice, la cui arte spazia tra tele, capi d’abbigliamento e anche oggetti d’arredo. Il suo stile prende ispirazione dal mondo della moda, dalla natura e dalla femminilità.

Tra le sue collaborazioni ci sono brand come Intimissimi, Ika Jane, Marella.

La sua versatilità le ha permesso di spaziare tra moltissimi ambiti creativi e nonostante i cambiamenti che sia Giulia che la casetta hanno vissuto, l’amore per il bello delle cose, la ricerca costante di ispirazione e la passione per l’arte sono ancora il nocciolo fondamentale del progetto.

Foto di Corin Gentile

La Casetta dell’Artista è nata con l’intento di unire diverse passioni. Come pensi che tu e la tua casetta vi siate evolute rispetto all’ultima volta che abbiamo parlato?

«Sono cambiate parecchie cose dal 2018. Prima di tutto è cambiata la mia sede. Ho acquistato una casa sempre in centro a Bologna e ho ingrandito il mio studio di pittura. Dalle difficoltà causate dal primo lockdown mi sono trovata costretta a rivedere il mio progetto e mentre prima valorizzavo principalmente il lavoro di altri artisti organizzando mostre e eventi dedicati a loro, dalla pandemia in poi ho deciso di puntare esclusivamente su di me e sul mio lavoro da artista, cercando anche di espandermi virtualmente. Anche se con fatica, sono riuscita a trasformare un brutto momento in una possibilità che mi ha portato tante opportunità nuove. Ho intenzione di riprendere ad organizzare eventi a casa ma saranno diversi dai precedenti, saranno sempre legati al mio lavoro artistico o alle mie collaborazioni. Senza mettermi fretta, con le mie tempistiche, farò le cose piano e per bene, quando sarà il momento giusto».

 

Il 12 agosto esce il libro “Viaggi e Profumi” di cui hai illustrato la copertina, un vero e proprio libro di contributo per la geografia dei profumi. Come è stata questa esperienza?

«È stata un’esperienza interessante. Ho illustrato ad oggi cinque copertine per Animamundi Edizioni, tra cui questa. Il mondo dei profumi è un mondo magico che mi ha incuriosito anche grazie ad un amico fotografo che ne è appassionato. Non sono esperta ma mi affascina la ricerca chimica e sensoriale che c’è dietro ai profumi. Ogni libro ed ogni lavoro in generale dà la possibilità di scoprire nuovi argomenti interessanti».

 

Negli ultimi tempi hai sviluppato collaborazioni con diverse realtà e brand, tra cui Intimissimi e Marella. Cosa hai realizzato per loro e con quale messaggio?

«La mia prima collaborazione con Marella si trattava della partecipazione attiva ad una rubrica online denominata “Nel frattempo” dove attraverso diversi video registrati e una diretta live-painting dal mio studio, intrattenevo il loro pubblico di Instagram durante il lockdown .
I video avevano avuto un riscontro positivo e avevano suscitato interesse verso il mio lavoro, così successivamente sono stata incaricata di illustrare una capsule collection di t-shirt che parlava di donne, di Italia e di estate.

Il messaggio che ho voluto lanciare con questo lavoro è stato un elogio alle piccole gioie quotidiane della vita che soprattutto nel momento del lockdown ci sono mancate moltissimo, come un pic-nic estivo davanti ad un bel prato; il sapore della pizza che ti mette il buonumore e il profumo del basilico che ti risveglia i sensi; un fresco aperitivo dissetante e rigenerante in riva al mare; un caffè in tranquillità dopo aver letto il tuo libro preferito; una passeggiata per le vie della città davanti alle nostre splendide architetture che ogni volta che le vedi, ti senti orgogliosa; apprezzare e indossare la bellezza dell’arte e dell’artigianato -il fatto a mano- mentre sogni scrutando l’orizzonte; accogliere con calore l’altro, donandogli un cesto di frutta fresca e profumata in un paesaggio di campagna. Tutte cose legate al nostro Bel Paese.

La collaborazione con Intimissimi è stata più recente ed è legata alla giornata dell’8 Marzo. Per loro ho realizzato delle illustrazioni per delle cartoline e delle shopper che accompagnavano gli acquisti della giornata e ho realizzato un live painting in negozio a Milano.
Ho lavorato su due illustrazioni di cui una più versatile e una con un messaggio più diretto che parlava di donne, di diversità, di inclusività, di sorellanza, di primavera intesa come rinascita spirituale e speranza in un futuro migliore per le donne».

 

Hai collaborato anche per il brand Ika Jane dell’avventuriera Micaela Savoldelli che ormai da diversi anni è in giro per il mondo insieme alla sua famiglia. Una vera e propria vocazione spirituale. Com’è nata questa iniziativa e quanto questa visione della vita fa parte anche di te?

«Io e Micaela ci seguivamo su Instagram. Per lei ho progettato un foulard e le diverse illustrazioni e il piazzamento delle stesse all’interno della camicia Ika Jane; il tutto ispirato alle magnetiche danzatrici balinesi. È inutile negare che Micaela incarna secondo me un pò il sogno di tutti per lo stile di vita che svolge, libero e a stretto contatto con la natura e le sue passioni. Come Micaela, per me il contatto con la natura è fondamentale. Trovo strettamente necessario sentire la terra attraverso i piedi nudi per una riconnessione spirituale e corporea. Il nostro essere in linea, ci ha portato a collaborare insieme con molto entusiasmo ed è stata un’esperienza fatta di scambio e soprattutto di estrema fiducia di cui sono molto grata. È stato qualcosa di magico».

Foto di Maria Simonova

La figura femminile è spesso ricorrente nella tua arte, e hai anche supportato l’associazione APS Frida dedicata alle donne vittime di violenza. Quanto è importante l’aspetto sociale della tua arte e quanto credi che l’arte possa fare per le donne?

«Il mio lavoro in generale non nasce sempre con lo scopo di lanciare messaggi sociali, a volte è puramente decorativo secondo il mio personale immaginario, altre volte propone delle mie riflessioni, altre volte ancora assume funzioni di ricerca pittorica o altri significati. Dipende sempre dal contesto e dalle situazioni.
Sicuramente ognuno di noi nel proprio piccolo, con gli strumenti che ha a disposizione, può fare qualcosa per supportare realtà impegnate nel sociale. L’arte e la mia immagine, diverse volte sono state uno strumento per supportare realtà i cui temi mi stavano particolarmente a cuore. Uno di questi è la violenza sulle donne».

 

Il brand italiano Meimeij ti ha intervistato e sei stata selezionata tra le personalità tutte da scoprire. Pensi di aver lasciato un impatto nell’industria dell’arte e della moda? Che tipo di impatto?

«Quello che so è che io sono me stessa e cerco di fare sempre ciò che sento in maniera molto spontanea, genuina e semplice, rispettando la mia personalità. Quello che vedo obiettivamente è che da quando ho iniziato a mostrare sui social il mio lavoro, la mia persona, il mio pensiero e il mio ambiente, diverse realtà anche molto grandi, si sono interessate alla mia figura perché evidentemente hanno visto in me un valore aggiunto da coinvolgere nel loro team per alcuni progetti. Di questa veloce crescita ovviamente sono molto felice e capisco dunque che la strada che ho scelto di intraprendere al momento è quella giusta perché suscita interesse e curiosità».

 

Pian piano la tua figura si sta espandendo sempre di più. Ti potresti definire
influencer? Ci racconti il dietro le quinte del tuo lavoro? è un doppio lavoro?
Cosa dei social, secondo te, ti ha fatta esplodere?

«Sì, tecnicamente risulto essere una micro influencer, ma la cosa è nata in maniera veramente molto spontanea. Sono state le aziende a proporsi per “vestirmi”, e quindi per vedersi rappresentate all’interno dei miei contesti artistici. La cosa ovviamente mi ha fatto molto piacere.

È oramai un doppio lavoro ma ci tengo molto a precisare che soprattutto sull’aspetto influencer, non essendo il mio lavoro principale diciamo, tendo ad essere selettiva, nel senso che per quanto riguarda la pubblicità accetto sempre solo prodotti in linea con la mia estetica personale, che quindi richiedo sempre di vedere anticipatamente per diversi motivi: il primo motivo è perché amo la spontaneità e voglio mantenere la mia genuinità per non snaturarmi e riconoscermi ogni volta. Il secondo motivo è il rispetto verso la mia community, che se mi segue è perché ama il mio gusto-stile, e quindi ha senso mantenere la mia linea per gratitudine e correttezza verso di loro a cui devo in parte la mia crescita. Il terzo è una questione di target. Se propongo contenuti inerenti alla mia linea in automatico attirerò altre situazioni simili. Per me è importante lavorare in un ambiente che mi piace perché sono una persona entusiasta che ama il proprio lavoro, che non è una questione solamente economica.

Per quanto riguarda il lavoro da illustratrice invece è diverso. I parametri di valutazione e i ragionamenti sono un pò differenti. Ma questo è il mio lavoro principale. Penso che quando mi viene dato un’incarico, posso sempre trovare il mio modo personale di esprimerlo e tutto diventa una sfida interessante che può permettermi di superarmi. In genere però chi si rivolge a me, è perché prima ha studiato molto bene il mio profilo e la mia cifra stilistica. Non mi sento ancora di essere “esplosa”, mi sento solo all’inizio! Vorrei fare molto di più».

 

Dove ti vedi tra cinque anni?

«Dopo aver vissuto l’esperienza della pandemia soprattutto, preferirei non fare più piani nella mia vita! Parto dal presupposto che tra cinque anni potrei essere ovunque e facendo qualunque cosa! Va bene così. L’unico piano certo che ho è quello di fare cose che mi piacciono, qualunque esse siano.

 

Sei nata in Sardegna ma hai scelto Bologna. Come hai capito che era la città giusta per te?

«A Cagliari non era presente l’Accademia di Belle Arti e così, dopo il Liceo Artistico, ero indecisa se andare a studiare a Bologna o a Firenze. Bologna è stata una scelta non troppo consapevole nel senso che semplicemente è stata la città che mi è stata più consigliata dai miei professori.

Avevano ragione, è stata la città giusta.

Nonostante il mio cuore sia sempre diviso in due tra la mia terra natale e quella adottiva, Bologna è una città che amo, che mi ha dato tanto e dove sto bene».

Condividi questo articolo