Bolognese di adozione, Cimini torna nella sua seconda casa per salutare il suo pubblico con una serata speciale: che sia un addio o un arrivederci lo scopriremo il 24 settembre al parco della Montagnola. Originario di San Lucido, in provincia di Cosenza, Federico Cimini come tanti arriva a Bologna da studente fuori sede, per poi intraprendere la carriera musicale fino a diventare uno degli artisti più noti della scena indie bolognese. Nel suo ultimo singolo dal sapore estivo Domani, uscito il 19 giugno, Cimini unisce la nostalgia per il passato con la speranza per il futuro, senza mai dimenticare il presente. Il concerto del 24 settembre alle ore 20.30 chiude il suo tour estivo e un progetto iniziato lo scorso inverno con il disco Mondo Tragico Quasi Magico e il Magico Tour.
In previsione di questo evento lo abbiamo incontrato per fargli qualche domanda.

Sei arrivato a Bologna da studente fuori sede, com’è cambiato il tuo rapporto con questa città da allora?
Mi sento cresciuto con la città. Il mio primo anno da fuori sede è pieno di ricordi di chitarre nelle piazze, da Santo Stefano a San Francesco a Piazza Verdi. Ricordo i localini in Pratello e in Mascarella, che facevano sempre musica, e anche i concerti estivi si facevano nel centro città. Io giravo con curiosità, scoprivo una vita nuova, poi sono arrivati i comitati di quartiere e la gentrificazione. Da allora provo a scovare quei posti che fanno resistenza culturale, cercando di assecondare quel fermento artistico che a Bologna è naturale. Credo che questa città possa imparare dai propri errori, e anche io mi sento meglio ultimamente.
Bologna è una delle capitali italiane della musica, in che modo questa città ha influenzato la tua produzione artistica?
Per due aspetti: il primo era “l’allenamento” di ogni giorno, anzi di ogni notte, con i miei amici cantautori e musicisti, con cui condividevo canzoni appena scritte, discorsi astrusi sulla vita e su come cambiare il mondo dall’interno di un bar che aveva appena chiuso. Tanto confronto e una specie di residenza artistica in una città che diventava un salotto o uno studio di registrazione a seconda dei casi. E poi dalla solitudine della cameretta in Bolognina e dalla finestra da cui, nei giorni di forte malinconia, giuro, vedevo il mare e scrivevo delle mie mancanze terrone.
Se dovessi descrivere Bologna con una tua canzone quale sarebbe? E con la canzone di un altro artista?
Ho sempre accostato Notte Cingomma a Bologna, non so perché. Non è un riferimento esplicito ma emotivo, di sensazione e ambientazione. Mentre mi viene in mente come un flash la canzone di un artista di strada e di bar, che oggi non c’è più e che si chiamava Paradoz, con la sua Bologna, io non ti amo, né ti odio, ma però. Un pezzo geniale.

Il tuo ultimo lavoro discografico si intitola Mondo Tragico Quasi Magico, un titolo molto ottimista. Come mai questa scelta?
Sarcastico più che ottimista, a tratti speranzoso. Viviamo in un mondo tragico e di crisi totale e, come spesso accade in questi momenti, abbiamo l’opportunità di impegnarci per la costruzione di un mondo migliore. Trovare il magico nel tragico insomma. La parte sarcastica entra proprio qui: a me pare che la superficialità in cui siamo immersi non ci faccia capire che dobbiamo fare qualcosa, anzi siamo felici di guardare in tv la nave che affonda.
Hai scelto di concludere il tuo tour estivo con un live in Montagnola, che rapporto hai con il pubblico dal vivo?
Il concerto in Montagnola sarà, intanto, un abbraccio esplicito, un saluto lungo e un ringraziamento intimo al pubblico che continua ad emozionarsi con le mie canzoni, a chi mi scopre oggi e a chi mi riscopre ogni giorno. Io faccio questo mestiere perché con il pubblico riesco a essere me stesso, mi fa capire quando c’è bisogno o meno di me, mi fa sentire utile o incompreso. Il palco è una casa che diventa tua per un’ora e mezza e il pubblico è il tuo coinquilino con cui ti rilassi sul divano o con cui magari litighi perché non hai lavato i piatti.
Il tuo ultimo singolo si intitola Domani, la domanda sorge spontanea: che progetti hai per il domani?
Con l’evento del 24 settembre chiuderò il mio tour estivo e dirò tante cose facendo parlare le canzoni, per lasciarci con un messaggio che sto trovando il coraggio di dare. Nel bene o nel male, è l’ultimo concerto prima di un enorme “domani chissà”.

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