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Cosa vuol dire essere un corpo? La ricerca fotografica di Sara Rinaldi e Veronica Alessi

17-10-2018

Di Vittoria Muraro

Cosa vuol dire essere un corpo? La ricerca fotografica di Sara Rinaldi e Veronica Alessi

In un contesto sociale in cui l’io contemporaneo è spesso sbiadito e frammentato, ridotto a ologramma dalle insegne luminose di una società esibizionista e guardona, il senso di alienazione è prima di tutto da se stessi e la domanda che più volte non osiamo porci, citando l’omonimo saggio di Henrik Olesen è, How do I make myself a body? o più semplicemente, cosa vuol dire essere un corpo? Questo corpo è il mio? Mi appartiene?

Così le fotografe Chiara Cappetta, Sara Lorusso, Sara Rinaldi e Veronica Alessi descrivono il proprio progetto, portato in mostra al Civico 57 durante l’Art City White Night di quest’anno. Attraverso il mezzo fotografico, rigorosamente analogico, cercano di indagare per rispondere alle domande che attanagliano la mente di ogni donna o quasi, un lavoro importante in un periodo storico in cui finalmente si cerca di rivendicare l’identità femminile come a sé stante e non per forza legata agli stereotipi a cui siamo sottoposti ogni giorno dai media.

Sara Rinaldi e Veronica Alessi hanno raccontato tutto ciò in quest’intervista, mentre trovate qui quella di Chiara Cappetta e Sara Lorusso.

Foto di Veronica Alessi

Da dove arriva la vostra collaborazione?

Sara: “Io e Veronica siamo amiche, ci stimoliamo a vicenda e ci seguiamo l’un l’altra. Poi ci siamo rese conto che una parte del nostro lavoro era compatibile anche con quello di Sara Lorusso e Chiara Cappetta, così abbiamo deciso di tirare fuori una collettiva che unisse quattro visioni femminili e contemporanee diverse ma affini nell’esplorare lo stesso tema, quello dell’identità e del corpo“.

Veronica: “Abbiamo pensato che le nostre foto fossero vicine come tematica ed espressione, ci è venuto spontaneo dare vita a quest’opera. Quattro punti di vista diversi ma con un unico filo conduttore: la ricerca di sé, di un’identità, che può avvenire ritraendo soggetti esterni o attraverso un autoscatto”.

Foto di Sara Rinaldi

Il vostro progetto fotografico vuole rispondere alla domanda “Cosa vuol dire essere un corpo?”. Come è iniziata questa ricerca?

Sara: “È venuta da sola. Sono una ragazza, riflettere sul mio corpo e su quello altrui mi viene spontaneo. Per anni, come penso il 90% delle donne a un certo punto della propria crescita, ho provato verso me stessa un estremo fastidio e disagio. È arrivato un momento in cui sono diventata troppo consapevole di tutto quello che era la mia immagine, la percezione che avevo di me e quella che gli altri avevano della mia persona. Da allora, come terapia per guardarmi allo specchio con più leggerezza, come indagine generale e per molti altri motivi, ho iniziato a riflettere più meticolosamente su cosa volesse dire essere un corpo: è una continua scoperta e fotografare è una continua esorcizzazione dello stesso problema, la mal sopportazione della propria pelle. Che il soggetto fotografato sia il mio corpo o quello altrui poco importa. Devo ancora arrivare a una sicurezza tale da dedicarmi all’autoritratto con totale scioltezza ma ci sto lavorando”.

Veronica: “La mia ricerca è iniziata semplicemente scattando. Personalmente parto da un’idea generale, una sensazione che vorrei trasmettere e così si crea la foto. Improvviso molto, in maniera istintiva, penso poco a priori. Nei miei lavori utilizzo il mio corpo per esprimere ciò che vorrei trasmettere. Credo sia importante conoscersi attraverso l’obiettivo, anche per avere una maggiore padronanza del mezzo. Altre volte uso il corpo di altri soggetti ma sempre con lo stesso intento “a specchio”: noi siamo le nostre fotografie”.

Foto di Veronica Alessi

Le vostre foto sembrano scattate da dietro il buco della serratura, le ragazze appaiono a loro agio, come se la macchina fotografica e chi gli sta dietro fossero invisibili…

Sara: “Beh, fotografo per la maggior parte amici e amiche o comunque persone che trovo essere su una lunghezza d’onda simile alla mia, quindi quando scatto avviene tutto molto naturalmente anche nelle foto più posate. Parliamo, beviamo, passiamo del tempo insieme e quando penso che sia il caso premo il
bottone”.

Veronica: “Scatto fotografie quando percepisco che il soggetto di fronte a me si sente completamente a suo agio. Parto quindi dalla conoscenza della persona per poi catturarne l’essenza nella loro intimità. La macchina è solo un mezzo che serve a riprodurre una parte di ciò che ci circonda, quando voglio ritrarre qualcuno lo devo fare nel modo più silenzioso possibile lasciandole totalmente libero spazio di espressione”.

Foto di Sara Rinaldi

Il nostro vissuto è in continua evoluzione, quindi la ricerca fotografica potrebbe continuare per sempre. Come ne avete determinato la fine?

Veronica: “Credo non ci sia una fine a tutto ciò, rappresenta solo una parte di ciò che siamo. Come hai detto tu si tratta di una continua ricerca. La nostra fotografia cambia nel tempo parallelamente alla nostra crescita, per cui non si smette mai di scoprirsi attraverso le immagini. Abbiamo selezionato la parte dei nostri scatti che più rispecchiavano il nostro vissuto in quel momento”.

Sara: “Come ha detto Veronica, il progetto potrebbe non avere mai fine, è la proiezione del nostro vissuto, della nostra interiorità e dell’idea che abbiamo della nostra generazione. Si evolve con noi. A quel particolare vissuto però, abbiamo messo un punto e fare quella mostra ci ha aiutato a dare un sorta di
conclusione”.

Foto di Veronica Alessi

Domanda di rito che faccio a tutti: pensate che Bologna offra il giusto spazio al mondo fotografico? Sia per quanto riguarda lo studio che le esposizioni o la condivisione.

Sara: “Bologna è una città piccola ma molto stimolante, trovare voglia di fare, fotografare e trovare gente con cui farlo è molto facile. Credo però che manchino un po’ gli spazi e le iniziative per portare avanti la fotografia contemporanea, specialmente quella emergente”.

Veronica: “Bologna offre tanto dal punto di vista culturale, special modo in ambito fotografico. È una città che mi ha permesso di conoscere molti fotografi con cui scambiare pareri, esperienze ecc, una rete di contatti ma soprattutto di amicizie. Non sempre è facile trovare spazi espositivi adeguati, da qui l’idea di allestire questa mostra in una delle nostre abitazioni. Il caso poi ha voluto che l’ambiente prescelto si sposasse perfettamente con il senso d’intimità raccontato”.

Foto di Sara Rinaldi

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