Se vi diciamo buco nero, qual è la prima immagine che vi viene in mente? E se vi dicessimo che l’idea di un corpo – o di un non corpo – cosmico, ancora in gran parte misterioso, può essere associata al tema della FESTA? O, perlomeno, che qualcuno ha provato a farlo?
Xing (Ve ne avevamo parlato QUI) inaugura il progetto FESTA a Bologna, con la performance In The Carnival Of The Void, in programma domenica 10 maggio alle 19, nei sotterranei del Parcheggio della Fiera di Bologna (Viale della Fiera 14).

foto-portrait-Simon-Vincenzi-From-The-Dead-Air-Orgy-The-Song-of-Silenus-Live-Arts-Week-2019-Bologna-_-ph.-Luca-Ghedini-courtesy-Xing
Il progetto FESTA si articola in commissioni affidate a personalità artistiche per ideare e realizzare ciascuna una tipologia di evento ‘festivo’, inteso come momento di sospensione dell’ordinarietà, nei tempi e nei modi: un ciclo di opere performative che tra il 2026 e il 2027 attraverseranno Bologna, Cesena, Torino, Milano, Riola e Firenze.
Gli artisti invitati ad affrontare il tema sono: Simon Vincenzi, Riccardo Benassi, Claudia Castellucci, Michele Rizzo, Mårten Spångberg, Ashes Withyman, Cristina Kristal Rizzo.
Ma che cos’è, oggi, una festa? E soprattutto: cosa rappresenta davvero la Festa nel nostro presente? È da qui che prende forma la ricerca di Xing. Non dalla convivialità o dall’idea di svago, ma dalla festa come sospensione, come pausa dall’ordinario. Un momento in cui il tempo cambia consistenza e si apre a una diversa possibilità di stare al mondo.

foto-Michele-Rizzo-Prospect-EVA-Bologna-P420-Live-Arts-Week-VIII-2019-foto-Luca-Ghedini-courtesy-Xing
Questo ciclo di appuntamenti inaugura a Bologna con In The Carnival Of The Void (domenica 10 maggio, alle 19, nei sotterranei del parcheggio della Fiera). La performance è di Simon Vincenzi, regista teatrale, coreografo e designer londinese, da anni impegnato in una ricerca interdisciplinare che attraversa performance, installazione, video e ambienti digitali. Il suo lavoro indaga i territori della memoria e dell’oblio, della coscienza e della dissociazione del sé, accompagnando spesso lo spettatore in paesaggi percettivi incerti, sospesi tra immagine, suono, linguaggio e presenza scenica. Una poetica che rende particolarmente coerente il suo incontro con FESTA e con la sua idea di esperienza come attraversamento di uno spazio sconosciuto, non immediatamente decifrabile, ma capace di agire in profondità.
Dentro e fuori il Parcheggio della Fiera, sotto la terza torre di Kenzo, In The Carnival Of The Void porta in scena proprio questa trasformazione, evocando un caos primordiale fatto di vuoto, detriti e oscurità. Parla di Big Bang, di boati ancestrali, di processi di distruzione e rinascita che ridimensionano tempo e spazio: sono questi alcuni dei riferimenti suggeriti dallo stesso autore, coordinate che non svelano davvero la natura dell’opera ma ne lasciano intuire l’atmosfera, aprendo ampio spazio all’immaginazione di chi guarda. Costruisce così un linguaggio fatto di immagini, suggestioni e simboli che ciascuno è chiamato ad attraversare secondo la propria sensibilità.
L’opera mette in discussione l’idea più comune di festa, allontanandola dall’immagine canonica di celebrazione o interruzione vacanziera. Qui la festa diventa qualcosa di più radicale: uno spazio di trasformazione, di presenza, di possibilità. Un’esperienza che ci interroga su quanto sappiamo ancora concederci una vera sospensione, scelta o imprevista, dentro una contemporaneità che sembra non fermarsi mai. La Festa immaginata da Xing prende così la forma di una danza: caotica, a tratti brutale nella sua spontaneità, ma profondamente introspettiva e collettiva. Una danza che prova a riportare alla luce qualcosa di ancestrale e insieme attualissimo.
Il progetto FESTA nel suo complesso prende spunto da una mostra di eventi immaginata (e mai realizzata) dal critico d’arte Alberto Boatto nel 1976 per la GAM Galleria d’Arte Moderna di Bologna. Boatto indicava all’arte la possibilità di abitare un territorio sottratto a ogni utilità sociale immediata, dove poter coltivare una testimonianza individuale irriducibile e poeticamente fertile. Partiamo da una domanda: esiste all’interno della nostra contemporaneità, un uso o per lo meno un’idea della ‘festa’? La risposta non può che avviare un lavoro di ricerca.

foto-portrait-Riccardo-Benassi-Morestalgia-Detail-of-environmental-installation-Foto-©-No-Elevator-Studio-courtesy-Xing
Il tema è tanto vasto e stratificato quanto frainteso, abusato e disatteso: dalla feria come pausa dal lavoro alla più banale interpretazione del party; dal pic-nic alla più ambiziosa dimensione adottata dai regimi per celebrarsi o celebrare i propri miti fondativi; dalla parata/parade alle marce di contestazione; dalle feste popolari e devozionali ai rave (ormai divenuti illegali, almeno in Italia); dalla sagra al potlach alla dimensione più intima delle ricorrenze private o familiari.
La scansione degli eventi, tutti gratuiti, si ispira al Calendario Repubblicano Francese del 1793, audace esperimento storico con cui la neonata repubblica cercò di rifondare e rinominare la temporalità e le priorità in relazione ai valori dei nuovi cittadini.
Alla fine, forse, la domanda resta semplice: quando è davvero il momento di fare festa?

foto-Riccardo-Benassi-Morestalgia-stazione-Bologna-Centrale-Hall-Alta-Velocità-2020_ph.-Andrea-Rossetti-courtesy-Xing
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