Tommaso ha cresciuto da solo quattro figlie, trasformando la sua vita in una routine familiare caotica ma solida: un padre a tempo pieno e, forse, un uomo a tempo zero. Quando le ragazze decidono che è arrivato il momento per lui di rimettersi in gioco, Tommaso incontra Lara, una donna brillante e affascinante.
All’inizio sembra essere proprio Tommaso ad avere qualcosa da nascondere. Ma forse la verità è più complessa di così.
Un bel giorno racconta quei cambiamenti che non arrivano all’improvviso, ma lentamente, e chiedono solo il coraggio di essere accolti un passo alla volta. Parla delle difese che costruiamo per proteggerci, delle parti di noi che teniamo nascoste per paura che qualcuno possa allontanarsi. E di quel momento in cui, nonostante tutto, troviamo il coraggio di lasciare che la vita — e forse anche l’amore — faccia il suo corso.

Il film è diretto e interpretato da Fabio De Luigi, affiancato da Virginia Raffaele, con una sceneggiatura firmata insieme a Furio Andreotti e Giulia Calenda.
Una commedia che mescola leggerezza e temi più profondi, come il tempo che passa, le seconde possibilità e il coraggio di rimettersi in gioco. Abbiamo incontrato Fabio De Luigi in occasione dell’uscita nelle sale di Un bel giorno.

Il titolo del film, Un bel giorno, sembra suggerire che esista un momento in cui la vita può cambiare davvero. Secondo te i “bei giorni” sono quelli in cui succede qualcosa fuori… o quelli in cui capiamo davvero cosa ci sta succedendo dentro?
“Direi entrambe le cose. Cambia qualcosa quando succede qualcosa fuori, ma anche quando capiamo qualcosa di noi e decidiamo di cambiare. Le due cose possono stare insieme. Quando questo accade, è comunque un bel giorno.”
Nel film sembra emergere l’idea che la vita cambi non tanto quando prendiamo una decisione, ma quando smettiamo di difenderci da qualcosa. Nel tuo personaggio qual è il momento in cui questa difesa comincia a incrinarsi?
“Quando Tommaso inizia a mettere in discussione quello che ha costruito. Non significa negarlo, ma trovare il modo di adattare ciò che accade alla vita che hai già. Credo che nella vita sia importante imparare a farlo, perché soprattutto con il passare degli anni, quando abbiamo già fatto un pezzo di strada, tendiamo a fossilizzarci. Questo film è anche un invito a provare a rilanciarsi, se capita l’occasione.”
Il film affronta temi importanti con leggerezza. Da attore quanto è difficile trovare un equilibrio tra comicità e verità emotiva?
“È molto difficile, perché io nasco come comico e mi piace far ridere le persone. Non posso negarlo. Però mi piace anche usare la leggerezza che arriva dalla risata per raccontare qualcosa di più profondo. Ci tengo però a precisare una cosa: non sto lanciando nessun messaggio. Non c’è un messaggio nel film. C’è solo la speranza di non deludere chi sceglie di venire al cinema a vedere una storia che racconto io.”

Nei tuoi film interpreti spesso uomini che sembrano essere sempre un po’ in ritardo rispetto alla vita: rispetto alle scelte, ai sentimenti, alle occasioni. Questo ci fa sorridere, ma credi che racconti anche qualcosa di molto contemporaneo sull’essere adulti oggi?
“Non lo so, ma sicuramente è un tema interessante: quello di accorgersi sempre un po’ dopo delle cose. Nella commedia ovviamente tutto viene un po’ forzato. Non so se sia davvero lo specchio del nostro tempo.
Sicuramente però siamo una generazione che fa fatica ad accettare l’età che avanza. Viviamo in una sorta di eterna adolescenza. Non dobbiamo dimenticare i bambini che siamo stati, ma non dobbiamo nemmeno restarlo: sono due cose molto diverse.”
Nel film ci sono due adulti che portano con sé un bagaglio personale che inizialmente cercano di nascondere, per non spaventare l’altro. Secondo te il film racconta di più la paura di mostrarsi o il coraggio che serve per farlo?
“Sicuramente la paura di mostrarsi. È proprio questo il tema che, insieme a Furio Andreotti e Giulia Calenda, abbiamo voluto mettere al centro della storia: la paura di rivelare completamente all’altro chi siamo. Nel film questa dinamica è portata all’estremo, perché siamo dentro una commedia. Ma è qualcosa che succede spesso anche nella realtà: la paura di dire davvero chi siamo, cosa abbiamo fatto, cosa ci portiamo dietro.”

Ci racconti il cast?
“Virginia Raffaele non ha bisogno di presentazioni. È una mia amica, un talento straordinario, un’attrice meravigliosa e una comica sublime. E poi ci sono sette ragazzi giovanissimi, alla loro prima esperienza, dai 9 ai 18 anni. Amo lavorare con i ragazzi che non sono ancora completamente formati, perché ti restituiscono la gioia di fare questo lavoro e una verità molto forte, proprio perché non sono ancora attori costruiti.”
Il film parla anche di seconde possibilità. Secondo te arrivano davvero o siamo noi che semplicemente chiamiamo così gli errori che rifacciamo meglio?
“Gli errori si fanno e si faranno sempre (sorride), ma la somma degli errori è quello che chiamiamo esperienza. Credo che il film sia anche un invito a continuare a guardare avanti, anche quando abbiamo già fatto un pezzo di strada.”
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