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“Ho fatto un film che avrei voluto vedere”. Valerio Mastandrea e i Wu Ming presentano “Ride”

08-12-2018

Di Brando Sorbini

“Ho fatto un film che avrei voluto vedere”. Valerio Mastandrea e i Wu Ming presentano “Ride”

“Vaffanculo Valerio, non puoi farmi piangere così alla mia età”.

Si sa, con Valerio Mastandrea la risata è assicurata. È notoria l’attitudine scanzonata e al tempo stesso diretta e un po’ cattiva con cui l’attore romano interagisce col pubblico e i colleghi. La sua verve pungente non risparmia nessuno, se lo ricorda ancora bene Paolo Ruffini, se poi uno così lo si mette sullo stesso palco insieme a degli outsider dell’editoria come il collettivo Wu Ming, da sempre fieri anticonformisti, allora l’atmosfera si fa per forza divertita e senza troppi freni.

La frase riportata in apertura è proprio la reazione che ha avuto uno dei due membri del collettivo dopo la visione di Ride, esordio alla regia per Mastandrea e distribuito da 01 Distribution. Un incontro, quello di ieri al Lùmiere, decisamente informale, al sapore di chiacchierata tra vecchi compagni, sia di banco che di appartenenza politica, anche perché per stessa ammissione del collettivo: “Col mondo del cinema abbiamo poche amicizie, una di queste è Valerio”.

Per chi non lo sapesse i Wu Ming ci tengono molto all’anonimato, è per questo che non sono presenti foto nell’articolo che state leggendo. Non è dato sapere nemmeno i loro nomi, solo persone a loro vicine come Mastandrea li conoscono, ogni tanto infatti a Valerio è sfuggito di dirli durante l’incontro, ma fortunatamente senza il cognome. L’incontro doveva teoricamente prevedere anche la presentazione del loro nuovo romanzo edito da Einaudi, Proletkult, ma alla fine l’attenzione è stata tutta per Ride, la tragedia di una donna interpretata da Chiara Martegiani (anche lei presente in sala) che perde il marito in un incidente sul lavoro. Ma la donna non riesce a piangere. Un dolore bloccato, sospeso, rimandato.

Un esperimento riuscito nel quale si uniscono due piani: la dimensione intima e il contesto sociale. Il blocco emotivo del personaggio protagonista è il cuore del film, che è tutto giocato sul conflitto generazionale, un conflitto che parla dell’oggi, con i giovani che dinnanzi alle morti bianche non riescono a reagire con la forza necessaria”, hanno detto i Wu Ming. Poi hanno lodato il percorso artistico di Mastandrea, per aver sempre cercato di sottrarsi al ruolo che il cinema gli aveva confezionato. L’attore, ironizzando, ha ricordato quando si conobbero sul set di Lavorare con lentezza di Guido Chiesa, scritto proprio dai Wu Ming. “Mi fecero fare il tenente dei carabinieri e ogni volta che dicevo frasi molto di destra mi voltavo verso di loro e li ringraziavo (ride).

Successivamente, dinnanzi ai complimenti per la direzione degli attori più giovani, Mastandrea ha raccontato di non aver fatto tutto da solo, ci sono stati diversi ed importanti aiuti. Inoltre “forse il fatto che questi bambini nella vita non volessero fare gli attori è il vero segreto della loro spontaneità. Perché la sfida più grande per me è stato il distacco con il mestiere dell’attore, mi innervosivo sempre perché magari uno non faceva subito la scena come l’avrei fatta io, inizialmente ho avuto pochissima pazienza”.

“La cosa che più mi ha fatto piacere – continua Mastandrea – è vedere la critica che invece di reagire con lodi sperticate o stroncature si è fatta un sacco di domande, quando li incontro e si parla del film è uno scambio di opinioni vero, perché secondo la maggior parte delle recensioni che ho letto il film lascia un sacco di suggestioni”. Mastandrea ha poi scherzato sul fatto che è un’opera prima, quindi c’è tutto il tempo per migliorare.

Il punto di partenza per me era la sofferenza per un lutto avvenuto sul posto di lavoro, che è la cosa peggiore che possa capitare perché tu vai a lavorare per avere i soldi per vivere- ha concluso Mastandrea.– Dunque mi domandavo: come mai oggi dinnanzi a queste cose questa sofferenza non trova lo sfogo di cui ha bisogno? Siamo ossessionati dalla ricerca della felicità e oggi dobbiamo chiedere il permesso pure per come star male. Questo era ciò che mi interessava raccontare e alla fine posso dire di aver fatto un film che avrei voluto vedere”.

Potete andare a vedere Ride al Cinema Arlecchino in via Lame, 59/A.

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