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INTRO Festival torna a Marzabotto con una nuova edizione gratuita tra musica e cultura indipendente

25-05-2026

Di Beatrice Belletti

C’è una frase che torna spesso parlando con chi organizza INTRO Festival: “non vogliamo occupare spazio, ma crearne”. E forse è proprio il modo più preciso per raccontare quello che succederà dal 26 al 28 giugno al Parco Peppino Impastato di Marzabotto, dove INTRO torna dopo la preview del 2024 e la prima edizione completa dello scorso anno con tre giorni immersi nel verde dell’Appennino bolognese tra musica, talk, laboratori, market indipendente e vita collettiva.

Nell’edizione 2025 INTRO aveva già mostrato la volontà di costruire qualcosa che andasse oltre il formato del classico festival estivo. Quest’anno il progetto cresce ancora, cambia forma, ma sembra voler mantenere intatta quella dimensione umana e condivisa che lo aveva reso uno degli esperimenti culturali più interessanti nati negli ultimi anni in Appennino.

Anche la line up che attraversa elettronica, club culture e nuove sensibilità italiane e segue questa direzione: artisti emergenti e nomi più consolidati convivono dentro una narrazione che accompagna il pubblico dal pomeriggio fino alla notte. Tra gli ospiti annunciati per questa edizione ci saranno Elasi, Dirty Channels, Fenoaltea, Memoryman aka Uovo, Plastica, Sibode DJ feat Troppo Kimberly, e molti altri nomi della scena italiana contemporanea.

Accanto alla musica tornano anche INTRO Market, talk, laboratori, aree relax e una proposta food & beverage costruita insieme a realtà del territorio, in un festival che continua a muoversi tra club culture, socialità e attenzione per il contesto che lo ospita.

Per raccontare questa nuova edizione abbiamo parlato con Luca Ciarallo, organizzatore e direttore artistico, e Albi Scotti,  co-direttore artistico del festival.

credits INTRO Festival

INTRO arriva dopo una preview nel 2024 e una prima edizione completa nel 2025. Cosa avete imparato lungo questo percorso?

“Che non sai davvero cosa stai costruendo finché non lo vedi in piedi. La preview ci ha insegnato che l’idea e il luogo funzionavano. La prima edizione completa ci ha mostrato gli aspetti su cui migliorare e dove invece eravamo più forti di quanto pensassimo.

Stiamo costruendo le nostre competenze mentre costruiamo il festival. E non bisogna vergognarsi ad ammetterlo.

Abbiamo imparato che le persone arrivano non solo per gli artisti, ma per l’atmosfera che si respira. Quella sincera voglia di condividere uno spazio fatto per unire le persone nelle loro diversità.”

C’è stato un momento in cui avete capito che INTRO non sarebbe stato “solo un festival musicale”?

“Fin dall’inizio. Il desiderio era fare qualcosa di più. Ce lo sentiamo. E lo dobbiamo anche al territorio che ci ospita, così carico di memoria, storia, cultura.

INTRO nasce per incontrarsi, per esprimersi, per stare bene. La musica è il cuore, ma INTRO è lo spazio intorno a quel cuore.

La conferma l’abbiamo avuta guardando chi c’era: le mamme che friggevano e i ragazzi che ballavano a pochi metri, i bambini con gli occhi spalancati davanti a un artista che faceva murales.

Quando in uno stesso posto convivono mondi così diversi senza che nessuno si senta fuori posto, capisci che stai facendo qualcosa di diverso. E poi vedere la sera la vibe di quei festival dove si balla davvero, con DJ brave e bravi, un palco come si deve, le persone che restano sotto cassa fino alla fine.”

credits INTRO festival

Marzabotto è un luogo con una forte identità storica e simbolica che ha un impatto importante nei valori del festival. Come vi state trovando nella relazione con le istituzioni locali?

“Bene, davvero. Il Comune di Marzabotto è un alleato vero, non solo sulla carta.

C’è una sensibilità comune: questo territorio porta con sé una memoria enorme, e allo stesso tempo ha una voglia concreta di futuro. Le istituzioni locali lo sanno, e INTRO si inserisce in quel solco senza forzare nulla. La collaborazione con il Comune, con l’Unione dei Comuni dell’Appennino bolognese e con realtà come ANPI non è decorativa, ma strutturale. È parte di quello che siamo.”

In generale, che tipo di relazione volete costruire tra il festival e il territorio che lo ospita?

“Una relazione lunga. Non vogliamo essere ospiti, vogliamo essere parte. Anche perché è l’unico modo per costruire qualcosa che sia anche cultura, vita sociale, che non prenda solo spazi ma restituisca qualcosa al territorio e a chi lo vive.

Il territorio non è solo lo sfondo.

Per questo cerchiamo di lavorare con realtà locali, associazioni, artigiani, volontari che vengono da qui e che stanno davvero prendendo a cuore il progetto. Più di quaranta persone ci hanno messo il loro tempo e le loro mani per far funzionare l’edizione scorsa. È una famiglia allargata.

L’idea è quella di espanderci a livello sovracomunale, coinvolgere tutto l’Appennino, e diventare un punto di riferimento per i tanti giovani del territorio. Offrire uno spazio in cui esprimersi, o anche solo esserci.”

Quest’anno INTRO sceglie un palco unico: cosa cambia nell’esperienza del festival?

“È una scelta precisa, non una semplificazione e nemmeno un ridimensionamento.

Anzi: per riallacciarci al discorso di prima, abbiamo imparato che per come siamo strutturati ora, un palco solo rende più funzionale e vivibile il festival, soprattutto per il pubblico. Senza cambi o spostamenti ma con la consapevolezza che quella è l’area per la musica, dal pomeriggio alla notte.

Sun Stage e Moon Stage riflettevano nello spazio il concetto a noi caro ‘dal sole alla luna’, che resta nella nostra narrazione come valore di brand. Ma quest’anno lascia il posto a un unico spazio fisico.

Sentivamo il bisogno di provare qualcosa di nuovo. Volevamo sperimentare e concederci di stare tutti sempre sotto lo stesso palco.

Volevamo che il festival avesse un cuore unico e pulsante, attorno a cui tutto il resto — il market, i talk, il cibo, le persone — girasse in orbita.”

credits INTRO festival

Come lavorate sulla line up per creare un’esperienza coerente e non solo una sequenza di artisti?

“Come in tutti gli aspetti del festival, anche qui l’idea è quella di crescere per gradi, senza esagerazioni.

Oltre ai nomi contano le persone e la loro attitudine nel vivere INTRO. Proviamo a costruire una narrazione dal pomeriggio alla notte, unendo nomi più conosciuti ad altri emergenti a cui vogliamo dare spazio.

Quando pensiamo alla line up dobbiamo tenere conto di tanti aspetti: disponibilità degli artisti, budget, e naturalmente una certa coerenza non tanto musicale o stilistica quanto di attitudine, proprio per mantenere l’identità di INTRO e farla crescere senza snaturarci.

Oggi il festival prevede per lo più DJ set con qualche performance dal vivo, ma non escludiamo che in futuro possa aprirsi ad altri generi e situazioni più complesse.

Fondamentale il rapporto di collaborazione con Albi Scotti, che dallo scorso anno si è davvero affezionato al progetto oltreché al luogo, entrando a fare parte della famiglia e mettendo a disposizione tempo e know-how per costruire la lineup di questa edizione.

Un altro amico vicino al festival è Cristiano Rinaldi, in arte Memoryman aka Uovo, che anche quest’anno sarà presente al venerdì, aiutandoci a curare la selezione della giornata inaugurale, e che ha creduto nel progetto sin dalla ‘data 0’ del 2024.”

INTRO unisce musica, talk, workshop e market: quanto è importante per voi questa dimensione multidisciplinare?

“È centrale. La musica attira, è il cuore, come diciamo sempre, ma la multidisciplinarietà trattiene, e soprattutto crea connessioni.

Un talk sul cinema appenninico e un DJ set la sera non sono due cose separate: sono due modi diversi di stare in ascolto. Il market è un modo di sostenere chi crea in modo indipendente. I laboratori sono un modo di fare, non solo di guardare.

L’idea che ci guida è semplice: tu arrivi a INTRO, ti dimentichi dell’ora, hai tante cose da fare, vedere, sentire, gustare. Stai, e te la godi. Speriamo passi questo messaggio.”

Qual è stata la motivazione del cambio di data rispetto all’edizione scorsa?

“Settembre funzionava bene per molte cose, ma giugno ci dà qualcosa che settembre non può dare: le giornate lunghe, la luce, la voglia di stare fuori che a inizio estate è più intensa.

Settembre con agosto di mezzo ci dava un po’ di apprensione sia dal punto di vista organizzativo che di comunicazione, in un momento dell’anno in cui le persone staccano di più.

Il Parco in giugno è un posto diverso, più verde, più luminoso, speriamo più caldo. C’è anche un’altra ragione: quest’anno a Marzabotto non si terrà La MarzaNotte, festival buskers che abbiamo organizzato sin dal 2010 come associazione e che ha sempre riempito le strade del paese.

C’è un pubblico affezionato a quello spirito, e INTRO vuole essere lì ad accoglierlo, con qualcosa di diverso nella forma, ma costruito con lo stesso cuore.”

Che tipo di pubblico state vedendo nascere attorno a INTRO?

“Eterogeneo, nel senso più bello del termine. Famiglie con bambini la mattina, ragazzi e ragazze che ballano fino a tardi la sera.

Persone che vengono dall’Appennino, da Bologna, ma anche da fuori regione. Chi conosce ogni artista della lineup e chi non ne ha mai sentito uno, lasciandosi il bello della scoperta.

Quello che li accomuna è una certa curiosità e la voglia di stare in un posto dove le cose succedono senza troppa mediazione. Con il gusto di portare in Appennino anche qualcosa che non si è mai visto.”

Cosa rende questa esperienza diversa rispetto ad altri festival più tradizionali?

“A questa domanda ci piacerebbe che rispondessero le persone che ci sono state. Quello che possiamo dire è che INTRO è nato senza sovrastrutture: senza voler essere qualcosa di specifico, senza inseguire un format.

È un festival che vuole essere un contenitore di incontri, non una vetrina. La differenza, se c’è, sta tutta lì, nell’assenza di fronzoli, nella semplicità di voler fare una cosa bella insieme.

Sappiamo che se dovesse crescere sarà difficile tenere vivi certi aspetti. Ma vogliamo provarci. Rimanere fedeli a ciò che sentiamo.”

Come immaginate INTRO nei prossimi anni? È un format che può crescere mantenendo la sua identità?

“Più grande, ma non a tutti i costi. La crescita che vogliamo è organica e armoniosa. Quella che porta più persone a vivere questa esperienza senza snaturarla. Vogliamo che Marzabotto entri sulla mappa dei festival italiani; ci piacerebbe, è un sogno che coltiviamo con serietà ma anche serenità.”

Qual è stata la scelta più difficile per questa edizione?

“Decidere di fare il festival ad ingresso gratuito.

A livello di sostenibilità economica ci espone a rischi reali, rispetto ad avere una copertura sul ticketing. Ma la volontà era provarci: non spezzare il ritmo della festa, non creare barriere all’interno di un parco, essere inclusivi e accoglienti al massimo.

Incrociamo le dita, e vi aspettiamo numerosi 🙂”

credits INTRO festival

In un panorama sempre più affollato di festival costruiti per essere consumati rapidamente, INTRO sembra voler fare il contrario: creare un luogo in cui fermarsi, ascoltare e restare.

INTRO Festival si terrà dal 26 al 28 giugno 2026 al Parco Peppino Impastato di Marzabotto. L’ingresso sarà gratuito per tutta la durata dell’evento. E’ ancora aperta l’open call per candidarsi al Market! Programma completo e aggiornamenti sono disponibili sui canali ufficiali del festival.

Line Up INTRO festival 2026