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“La polisportiva culturale che non vince mai”. Hmcf, il collettivo dietro gli artisti emergenti

27-12-2018

Di Luca Vanelli

“La polisportiva culturale che non vince mai”. Hmcf, il collettivo dietro gli artisti emergenti

I giovani talenti nascono spesso in famiglie che sanno sostenerli e valorizzarli nel loro percorso. Quindi mi sono chiesto chi ci fosse dietro a Fosco17, giovane fuoriclasse bolognese che dopo una sola canzone è saltato sul palco di Sanremo Giovani 2019 con la sua Dicembre (ve ne abbiamo parlato qui). E ho scoperto che nel backstage manovra un’importante realtà bolognese: il collettivo Hmcf.

Fosco17

Insieme a Lorenzo SalmiTeo Filippo Cremonini ho cercato di ricostruire il loro percorso, anche per capire quale sarà la direzione futura in un momento in cui tutto sta diventando grande e spaventoso.

Lorenzo, scherzandoci su mentre parla anche della squadra di calcetto del collettivo, definisce il gruppo come una “polisportiva culturale”. Per quanto sia difficile imbrigliare Hmcf in una sola definizione, questa è la più appropriata a descrivere il mix sinergico delle qualità e delle anime che compongono uno dei gruppi più creativi della scena bolognese.

Subito gli chiedo se hanno realizzato quello che è successo con Fosco17 . “In realtà non molto. – mi dicono – Ci siamo ritrovati catapultati in un sogno e a dover fare i grandi: andare a Sanremo con un artista che abbiamo visto crescere e con una canzone sola è come se all’improvviso un ragazzo che gioca negli allievi si trova in prima squadra”.

Voi, prima di diventare grandi, siete nati come web radio giusto?

Teo: “Nell’inverno del 2009 avevamo voglia di trovare uno spazio in cui esprimerci. Nessuno ci considerava, allora avevo cominciato a guardare su internet il funzionamento delle web radio. È un’esperienza non solo divertente, ma anche positiva in termini di risultati: ci impegnavamo, facevamo due programmi al giorno ed eravamo riusciti a coinvolgere tanti artisti”.

Lorenzo: “Il portone di via Marsala era come un portale magico verso il nostro mondo parallelo: affittammo con i soldi delle paghette uno scantinato dove imbastimmo tutto con strumenti di seconda mano. Io e Teo, insieme a tanti altri ragazzi, sentivamo l’energia e la voglia di fare emergere qualcosa che non era evidente: la creatività di giovani artisti del sottobosco bolognese. In quel momento ci siam sentiti pirati, la versione moderna di ‘Radio Alice’. Ovviamente quella era inimitabile, anche per il diverso contesto storico che si viveva, però noi siam stati i primi a rappresentare un certo tipo di sensibilità artistica, in una città che fa della percezione artistica una parte della sua anima”.

Poi però avete cominciato a modellarvi e mutare in mille forme, senza fermarvi più…

Teo: “La nostra filosofia è sempre stata quella di andare a riempire gli spazi vuoti, senza mai fossilizzarci in una sola forma. La web radio ci ha permesso di conoscere giovani esordienti, così ci è venuta l’idea della piccola etichetta discografica per iniziare a fare dischi con questi ragazzi. Parallelamente abbiamo conosciuto artisti che venivano da fuori e abbiamo iniziato a pensare ad organizzare concerti. Ci siamo legati a catene di conoscenze che hanno sempre portato a nuove idee e dato vita ai progetti in cui ci siamo lanciati”.

Ma quindi con chi siete partiti effettivamente? Fatemi qualche nome.

Lorenzo: “Ci sono diverse fasi che ricordo con forte emozione. Con la rassegna ‘Suona semplice’ all’Arteria abbiamo portato a Bologna artisti agli esordi come Frah Quintale, Motta (ai tempi ‘Criminal Jokers’) e Pop X. Ricordo la paura di investire i nostri soldi per organizzare quelli che poi sarebbero stati ben due sold-out al Blogos di Casalecchio con la Blue Nox Academy, composta ai tempi da artisti come Mecna, Ghemon e Chiave. Ovviamente non dimenticherò mai la prima release dell’etichetta discografica con il nostro amico, quasi fratello, Vittorio Marchetti e il suo progetto Osc2x che poi abbiamo portato a X Factor”.

Osc2x

Web radio, eventi, etichetta discografica: è difficile rinchiudervi dentro una definizione. Voi come vi definireste?

Teo: “Il mio motto è sempre stato questo: Hmcf è un gruppo di persone che scrive, disegna, fa musica o semplicemente pensa. L’obiettivo e il sogno è quello di poter lavorare da un punto di vista creativo sugli artisti e gestire ciò che è necessario per sostenerlo nella sua carriera: fare i video, comunicare secondo lo stile più adatto, creare le grafiche. Quello che ci interessa davvero è lavorare con artisti sinceri che facciano progetti sinceri, ognuno seguendo il suo genere e il suo stile e senza essere guidati dalla moda o dall’esigenza di vendere”.

Come mai “Hmcf”? C’è un significato dietro questo nome strampalato?

Teo: “All’inizio volevo chiamare la radio ‘Close friends FM’, poi mi sono reso conto che www.closefriends.com era un sito di medicinali e ho dovuto aggiungere un slogan: così si è trasformato in ‘Hey Man, Close Friends!’. Diventando più serio il progetto serviva qualcosa di più semplice che legasse tutto e la sigla Hmcf è sembrata più appropriata. Ormai però penso che la sigla abbia vita propria e sia distaccata dal significato originale”.

Hmcf crew

Nei vostri vari spazi web ricorre spesso il tema della sconfitta (“pronti a perdere nel desiderio di averci provato” – “Siamo quelli che non hanno mai vinto un cazzo. E preso un sacco di pioggia”). Come si sopravvive da perdenti in una società in cui domina il vincente e la vittoria a tutti i costi?

Teo: “Parto da un discorso più ampio: secondo me finché non abbiamo tutti le stesse opportunità in partenza, allora la meritocrazia non può funzionare. La meritocrazia in queste condizioni diventa discriminante: chi fa le cose fatte bene è accettato, chi non le fa bene allora è inutile e non serve a niente. Noi rivendichiamo con orgoglio il nostro essere perdenti, cioè il nostro essere pieni di difetti, quelli che non sono sempre i più bravi. È questo il nostro concetto di perdente: il non essere sempre per forza perfetti. Non essendoci lo stesso punto di partenza per tutti, bisogna adoperarsi per tutelare quelli che non sono bravi e che partono da più indietro”.

Franek Windy

Progetti attualmente attivi, eventi in cantiere, giovani talenti che state seguendo… Cosa bolle in pentola per il futuro?

Teo: “Il 2019 sarà un anno bello pieno. Seguiremo artisti come Fosco17, Nostromo, Franek Windy e altri. Abbiamo anche l’idea di trasformare il nostro sito in una sorta di ‘Players Tribune’, però con i protagonisti del mondo musicale che scrivono un testo o raccontano un aneddoto. Ovviamente continueremo a organizzare i progetti al Covo che è la nostra casa e famiglia. Poi se rimane del tempo ci piacerebbe fare un festival di Cultura Pop, che comprenda diversi ambiti: stand up comedy, graphic design, illustrazione”.

Lorenzo: “Adesso inizierà un altro mondo, senza sapere dove ci porterà. Siamo certi di voler continuare seguendo la nostra visione, consapevoli che parlavamo di certa musica già dieci anni fa e nessuno ci ascoltava, mentre ora quella è musica che si vive e si ascolta. Noi cerchiamo ancora di andare oltre, di proporre contenuti diversi che tra quattro o cinque anni saranno quello che si ascolterà o si vivrà come qualcosa di normale. In questa direzione vanno anche le rassegne culturali che stiamo organizzando con l’Off, come ‘Grandine’ che verrà confermata per il 2019. Anche se, il vero sogno nel cassetto, rimane quello di organizzare un grande festival bolognese, collaborando con tutte le etichette e i gruppi di Bologna, per proporre tutto il meglio che la città e non solo ha offerto negli ultimi anni”.

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