Design & Moda

La porcellana Pop di Pap Ceramic Design

13-12-2018

Di Sara Santori
Foto di Pap Ceramic Design

Maglione canapa, sneakers e sguardo sfuggente proprio di una riservatezza delicata e combattiva; quando la intervisto si rintana nelle parole e nei racconti fino a quando ci rendiamo conto che non ci siamo neanche presentate.

Lei è Valentina Pinza, anima e mani di Pap Ceramic Design.

Non il volto perchè, come già avrete intuito, apparire/mostrarsi non è nella sua natura. Non si definisce una ceramista e, in generale, Valentina si racconta elencando quello che NON è.

Frequenta liceo artistico e Accademia di Belle Arti, corso di Pittura; lavora per un laboratorio di produzione ceramica dove impara a decorarla e formarla. Per anni lavora per altri, come decoratrice, anche di interni. Poi… “la ceramica mi mancava” e due anni fa nasce Pap Design.

Perchè la porcellana?

“Un po’ perché era il materiale di cui avevo più esperienza e poi perché mi piace moltissimo: è un materiale prezioso, legato al lusso, che volevo però lavorare in modo meno esclusivo”.

A fine intervista la definirà anche “stronzissima” perché “ti costringe a fare tutto in fretta in fretta”. Ma a questo punto dell’intervista non ci eravamo ancora presentate.

Definisci la tua porcellana “Pop”, perchè?

“Nell’interpretare la porcellana, la piego a quello che le voglio far fare, per persone che non la avvicinerebbero in quanto materiale considerato prezioso, o vecchio. ‘Pop’ è un concetto complesso, la mia definizione tocca alcuni dei significati che possiamo attribuire a questa parola. Viene comprata da persone diverse, quindi ‘pop’ come popolare, mainstream, perchè vorrei che la ceramica lo fosse. La mia formazione è legata all’arte, ma l’ho lasciata per l’oggetto d’uso più legato al design e all’artigianale, proprio per arrivare a più persone. E ‘pop’ come comunicazione di un contenuto in maniera semplice”.

Eh sì, perché Valentina scrive: su carta, (ha pubblicato un libro di poesie, “Il pane del giorno prima”) sul web per La Falla, pubblicazione mensile del Cassero LGBT center, e sulla ceramica.

Citazioni letterarie, di musica, film e poesie, non sue, naturalmente.

Se hai bisogno chiama”, “La verità vi prego sull’amore”, “Troppo tardi, tesoro”, Raymond Carver, Maggie Makepeace, Wystan Hugh Auden, i R.E.M.. Ma anche Sorrentino: “Non sottovalutare le conseguenze dell’amore”, perchè “l’amore è facile da vendere, ma scelgo sempre cose che mi piacciono, non frasi da Baci Perugina”.

Qual è il messaggio che ti preme trasmettere? Da dove nascono questi contenuti?

“Dalla mia personale storia di militanza: sono stata consigliera nel Direttivo del Cassero per diversi anni e sono femminista. Porto avanti la mia storia e la mia politica nel lavoro (forse anche per mancanza di tempo)”.

Qual è il Pap optional (la definizione che Valentina ha coniato per le sue produzioni) a cui sei più legata?

“Le spille. Che trovo anche molto divertenti. Sono spille femministe, alcune nate in occasione di collaborazioni: per Some Prefer Cake (festival di cinema lesbico di Bologna) è nata la spilla “Sorella Outsider”, da una citazione di Audre Lorde, che richiama alla sorellanza di tutte le donne. Chi la conosce la ama, chi non la conosce ne è incuriosito. Spesso mi chiedono se nasce per essere regalata alle sorelle… rispondo che ciascuno può farne quello che vuole. Io milito, ma non obbligo gli altri a farlo. Comunque lo ammetto: anche io l’ho regalata a mia sorella”.

Da dove nasce l’ironia con cui presenti i tuoi lavori online?

“Chi auto produce fa cinque lavori in uno. Non lo vivo come un peso, piuttosto come un divertimento. Ma i social per me sono un patimento e devo trovare il modo di sfangarmela”.

Il risultato è molto gradevole: uno stoytelling fatto di scatti, testi e infografiche scritte a mano; “non è certo la mia scrittura, mi sono addestrata, anche per il mio precedente lavoro, a riprodurre alcune font. Ho moltissimi limiti, non ho competenze tecniche su programmi di grafica (altra cosa che NON è). Scrivere a mano viene dalla mia ignoranza”. Ignoranza ben spesa direi.

Durante l’intervista Valentina mi spiega il processo che porta alla produzione dei suoi oggetti, di come mescola la polvere di porcellana di Limoges con l’acqua, di come colora la terra con ossidi, di come ottiene una forma tramite colaggio o stampaggio (gli stampi li fa lei e, ovviamente, li definisce “brutti”), di come poi aggiunge, taglia, rifinisce, lascia riposare e cuoce: una prima cottura (il biscotto, a 970°) e una cottura definitiva a 1.250° per 12 ore. Il che rende bene l’idea del perché mi dice che la porcellana non sia così fragile come si pensa.

Tra le due cotture c’è la fase della decorazione e della cristallinatura: Valentina dipinge a mano, “è come dipingere un acquarello su porcellana” e in alcuni casi esegue un lavoro di incisione con punta d’acciaio.

Mi dice che la ceramica ha i suoi tempi, che a livello artigianale non è possibile forzare; che è molto difficile spiegare tutti i passaggi e i dettagli della produzione, perchè si entra in un campo molto tecnico; ma capisco che la risposta alla mia domanda “Quanto lavoro c’è dietro alle tue creazioni?” è: “tanto”.

Dove possiamo trovare le tue creazioni?

Ho il mio piccolo laboratorio all’interno di Elastico fa/art, associazione culturale con sede in via dell’Arcoveggio 49. In dicembre ho organizzato’It’s friday, I’m in Pap!’, alcune aperture dello studio: il venerdì dalle 15 alle 21 restano ancora il 14 e il 21 dicembre. Poi ho finalmente alcuni negozi che mi commercializzano: Mariromei in via Altabella (gioielli e tazze), Senape Vivaio Urbano (spille e tazze) e Gruccialterna (gioielli e spille). Infine, vendo online sul mio sito.

A proposito, quasi dimenticavo, Pap è un acronimo che sta per Produzione Artigianale Propria, ispirato alle gelaterie artigianali anni ’80 della riviera romagnola. Ancora una volta un discorso ironico, per uscire dal ritrito discorso handmade. Valentina viene da lì, dalla riviera, da Cervia. Da anni vive a Bologna, di cui ama in particolare passeggiare per le vie del centro.

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