Margherita Dallaiti ha 28 anni ed è riuscita a fare della carta il suo lavoro.
É una designer, ha dato vita a Lilpaperstudio e realizza opere in carta, volumi complessi che ottiene piegando o intagliando singoli fogli per realizzare sculture, allestimenti e oggetti artistici.
“Viene da Lilli, il soprannome che mi ha sempre dato mio fratello- racconta Margherita-. paperstudio è uno studio nella mia testa. Oggi studio la carta, domani chissà“.

ph.Simona-Brusa
Me l’ero immaginata fragile e riservata. Ho scoperto che parla a macchinetta, è entusiasta e coinvolgente, oltre ad avere una fortissima predisposizione progettuale, che la spinge a immaginare continuamente nuove possibilità e sviluppi del suo lavoro.
Margherita è nata a Bologna, fin da bambina è stata una grandissima appassionata di libri pop-up: “me li regalava mio padre, perchè i libri mi piacevano ma non leggevo; il primo fu un pop-up sugli orsi polari. Quello che mi ha sempre affascinato è il meccanismo del movimento di apertura.” Durante gli anni del liceo artistico comincia la sua sperimentazione, che non si fermerà mai.
Recentemente ha ideato e studiato un invito con apertura pop-up per un evento fieristico di una cartotecnica. Mi ha mostrato gli schizzi, le prime prove, le migliorie, fino alla versione finale: una scatola contenente un invito in cartoncino molto spesso che diventa visibile quando le foglie di cartoncino leggero intagliato si aprono a corolla per svelarlo. Una meraviglia, che porta dentro di sé lo studio del peso del cartoncino, la dimensione e la posizione delle foglie, l’intaglio finissimo, l’incrocio in fase di apertura e chiusura, oltre che la raffinatezza estetica di questa piccola opera.

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Dopo il liceo si trasferisce a Milano, dove studia Design della Comunicazione Visiva al Politecnico: “l’approccio era molto digitale, mentre a me è sempre interessata la parte manuale. Ho fatto un’esperienza di stage come grafica, ma non mi sentivo adeguata.
Era il 2020, durante il periodo del lockdown, non certo un momento facile per inserirsi nel mondo del lavoro da neolaureata, così ho cominciato ad approfondire e fare ricerca, scoprendo persone che lavoravano solo la carta, per scenografie, pop-up, allestimenti. Vedevo progetti, realizzazioni e meccanismi, rendendomi conto che riuscivo a capire come erano fatti. Ho iniziato a fare i primi esperimenti da autodidatta, spostandomi dal pop-up all’origami. Nell’origami si fanno piegature, mai tagli, né colla. Mi piace molto a livello visivo, perchè è una modellazione scultorea, architettonica, con movimenti geometrici, rigidi.”
L’essenza dell’interpretazione della carta di Margherita si trova proprio in questi lavori: un unico foglio di carta, le prime pieghe “a ventaglio” che tutti noi abbiamo provato a fare almeno una volta, creano monti e valli (punto alto e punto basso della piegatura) che si susseguono, poi vengono piegati nuovamente, anche in obliquo, e uniti per creare sculture e oggetti tridimensionali, a sé stanti, decorativi o con una funzione: sculture vere e proprie, ciotole e vassoi.

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Partendo dal foglio di carta, sottile, aereo, volatile, Margherita ottiene dei manufatti solidi, in grado di sostenersi e di sostenere altri oggetti. Tra le sue mani, con una tavoletta da taglio, un righello e un piccolo utensile che usa per incidere la carta e ottenere pieghe più definite, seguendo la venatura della carta, il foglio si trasforma e acquisisce nuove caratteristiche.
“Mi sono data la regola di creare ogni scultura a partire da un unico foglio di carta, singolo oppure composto da più fogli uniti. Il foglio di carta più grande tradizionalmente commercializzato in Italia misura 72 x 102 cm, mentre il foglio giapponese più grande misura 78 x 109, ma alla base di alcune sculture occorre una superficie di partenza di 3 o 4 metri.”
Il processo segue questo ordine: Margherita immagina l’oggetto che vuole realizzare. Poi, a ritroso, si mette al lavoro con carta e mani per provare: la dimensione, la distanza e il numero delle pieghe, l’ordine delle lavorazioni da fare, oltre che le chiusure. Più volte mi dice: “ti faccio vedere questo prototipo, scusami è bruttissimo, ma a me serviva per capire come fare. Una volta capito poi è fatta.” Inutile dire che anche i prototipi erano tutti bellissimi.
La prima occasione di visibilità è stata l’esposizione delle sue sculture geometriche nelle vetrine di alcuni negozi durante la settimana del Salone del Mobile 2021 a Milano. Nel frattempo si dice che deve trovare un lavoro che possa avvicinarla ancora di più al suo mondo di carta e che glielo faccia conoscere in modo più diretto e industriale: nel 2022 inizia a lavorare per una cartiera, con un ruolo di contatto con i progettisti e con le agenzie, suggerendo loro le carte più adatte per le loro esigenze.
A seguire ha lavorato per diversi brand, tra cui Acqua di Parma, Vhernier, EssilorLuxottica, ideando e realizzando oggetti in carta per eventi, allestimenti e servizi fotografici.

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“A me piace progettare, come definizione mi sento più designer. Dimmi qual è il tuo fine, e in base alle mie conoscenze ti dico come tradurle. Faccio il progetto, il disegno, il prototipo, suggerisco il tipo di carta più adatto e fornisco le istruzioni per la realizzazione, che a volte verrà fatta da altri.”
I contatti per i lavori arrivano tramite brand, stylist, agenzie, oppure tramite gara creativa, come è avvenuto per Buccellati, brand di alta gioielleria che ha scelto il suo progetto per l’allestimento delle vetrine natalizie 2024.
Poi l’ambito degli eventi per brand come Missoni o Etro: performance dal vivo in boutique per realizzare origami da regalare ai clienti, oppure masterclass durante le quali gli stessi invitati potevano realizzare fiori in carta profumo.
E lavori su commissione, dai più artistici, come i fiori di carta intagliati sotto una campana di vetro; a richieste di regali di Natale per un’azienda per i quali ha lavorato al contrario: ha tagliato 100 diversi pezzi da un unico foglio di carta, li ha piegati e abbinati a materiali pesanti e preziosi, legno e ottone tornito, per elevare la carta, realizzando dei “sempre in piedi”. Per Moleskine ha dato un’altra interpretazione ai fiori di carta, realizzandoli con le pagine delle stesse agende, intagliandole con la tecnica del paper-cut. Ha fatto decine di prototipi diversi da sottoporre all’azienda, ciascuno differente dall’altro per infinitesimali dettagli, quasi impercettibili ad un occhio inesperto.

“Per farne una professione devi saperti declinare.” Dice Margherita, ma a questo si aggiunge certamente anche una dedizione e una ricerca continue e un perfezionismo volto al miglioramento. Ogni lavoro racchiude un processo lungo e minuzioso, tantissime prove, studi di fattibilità e realizzazione. “Non è sempre semplice, di recente tre grossi lavori non sono andati, ma bisogna perseverare. Per me è importante anche la contaminazione con altri settori, lavoro come singola e molte cose per me sono la prima volta. Ho la fortuna di contornarmi di collaboratori e colleghi, supporto quotidiano nel lavoro. Da sola non farei niente: se nella creazione dell’idea sono io da sola, nella messa a terra c’è sempre qualcuno con me. E non è un essere sola per egoismo, anzi, speriamo di arrivare al punto di avere bisogno di qualcun altro.
Mi piacerebbe moltissimo fare qualcosa nella mia città, Bologna, anche a livello culturale, che possa essere da stimolo per gli altri. Un’installazione grande come dimensione perchè per me è proprio rilassante fare questi lavori di carta, pensa farlo ininterrottamente per due mesi!”
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