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Da #NarrandoBO al film di Fabio De Luigi. Intervista a Leonardo Bianconi

24-01-2024

Di Beatrice Belletti

«Credo che il mestiere dell’attore sia un lavoro a 360° che non si esaurisce solamente nell’andare in scena o sullo schermo».

Questo racconta l’attore nostrano Leonardo Bianconi. La prima volta che lo conosciamo è nella corte interna di Porta Pratello, adibita a palco en plain air per la nostra rassegna About Stories, di cui è stato ospite con il progetto #NarrandoBO (ve l’abbiamo raccontato qui). Era l’autunno 2021, stavamo dentro e fuori da una pandemia e il suo collettivo era già una storia di successo nel panorama creativo e culturale cittadino. Oggi, il performer, sceneggiatore, coach e autore di teatro e di cinema, è sul grande schermo nel film 50km all’ora con Fabio De Luigi e Stefano Accorsi, nei panni di Igor, il capo di una banda di giovani romagnoli. 

Il film, prodotto da Colorado, con la regia di De Luigi è solo uno dei recenti successi della carriera di Bianconi. Il primo amore è stato il teatro, si è diplomato alla scuola di teatro di Bologna Alessandra Galante Garrone, per poi proseguire i suoi studi presso il C.U.T. di Perugia, diplomandosi attore/performer in scrittura scenica.

Negli anni ha collaborato inoltre con diversi registi e realtà teatrali del panorama nazionale: Pierpaolo Sepe, Robert Wilson, Romeo Castellucci, Alessando Businaro, Gabriele Marchesini – ERT -Emilia Romagna teatri, Teatri di vita, Menoventi, Teatro Comunale di Bologna, Accademia di Belle Arti Bologna, TIQ Festival, Noveteatro, Tra un atto e l’altro. Per il cinema e la tv ha lavorato con: Marco Bellocchio, Cristina Comencini, Fabio De Luigi, Pippo Mezzapesa, Manetti Bros. Rolando Ravello, Tommaso Merighi. è rappresentato dall’agenzia Agave consulenze creative.

Lo abbiamo raggiunto per parlare del film, di cinema, progetti futuri e di Bologna.

Leonardo Bianconi | Foto di Paolo Stucchi

Attore e autore, la tua esperienza si snoda tra il palcoscenico e il dietro le quinte del mondo della performance art, come performer, speaker, sceneggiatore e consulente. Ci spieghi le varie sfumature tra i diversi ruoli professionali? Quale ti appartiene di più in questo momento?

«Il mestiere di attore sconfina anche in altri lavori connessi come possono essere la scrittura o la lettura di audiolibri, più “attrezzi del mestiere” si conoscono (luci, camera, scrittura, impostazione vocale ecc..) più ci si forma a tutto tondo e si lavora con una consapevolezza maggiore. Più che raccontare le differenze preferisco raccontare il minimo comune denominatore di questi ruoli professionali: posso dire che quello che cerco di fare in tutti i lavori, che sia pensare a un personaggio o scrivere un testo, è calarmi all’interno di un mondo, un universo; lo faccio cercando di reperire più informazioni possibili che possano portarmi verso la direzione che cerco, poi “mollo tutto, lo dimentico” e lascio che mi guidi l’istinto».

 

Il tuo percorso inizia con il diploma alla scuola di teatro di Bologna Alessandra Galante Garrone, ci racconti le tappe che ti hanno portato al grande schermo?

«Sì, ho iniziato nel 2012 e mi sono diplomato nel 2014 alla scuola di teatro di Bologna Alessandra Galante Garrone. Successivamente ho studiato un anno presso il Centro Universitario Teatrale di Perugia poi ho iniziato a lavorare diversi anni in teatro, in Emilia Romagna e in tutta Italia con diverse compagnie e registi. Dal 2021 son entrato nell’agenzia che tuttora mi rappresenta nel settore audiovisivo “Agave Consulenze creative” di Federico Grippo e Dante Perrel, con cui ho iniziato un percorso più specifico e mirato all’interno del settore che mi ha portato ad ottenere i primi ruoli televisivi e cinematografici. Ho partecipato prima alla fiction Vivere non è un gioco da ragazzi diretta da Rolando Ravello andata in onda la primavera scorsa sulla Rai, inseguito ho lavorato con/per Marco Bellocchio nel film Rapito in concorso al festival di Cannes 2023,  recitato nella serie televisiva diretta dal regista Pippo Mezzapesa Qui non è Hollywood non ancora uscita, fino al più recente film diretto da Fabio De Luigi 50km all’ora».

Nel 2018 hai dato vita a #NarrandoBO con Leo Merati e Giulia Quadrelli, un progetto artistico collettivo che racconta la città e gli/le artist* che la abitano. L’attività performativa è affiancata da quella laboratoriale, e vanta negli anni collaborazioni in ambito associazionistico e istituzionale tra cui ERT, ITC e persino la BBC. Quale traguardo volevate raggiungere ad inizio progetto? E quale sarà il prossimo, per il 2024?

«#NarrandoBO è il progetto autoriale che porto avanti da 6 anni a questa parte. A Bologna insieme a Giulia e Leo abbiamo organizzato tantissimi eventi e ospitato moltissimi artisti di prestigio. Abbiamo all’attivo un ottimo dialogo con il Comune di Bologna e con diversi enti del territorio che ci permettono di continuare il nostro percorso di valorizzazione e di promozione degli artisti della città. All’inizio il traguardo era quello di divertirsi, nel corso degli anni si è trasformato nel cercare di dare continuità e stabilità economica al progetto. Al momento per il 2024 abbiamo in programma una rassegna estiva e attendiamo la conferma di alcune collaborazioni prestigiose per il prossimo autunno».

 

In questi giorni possiamo vederti al cinema nel film 50km all’ora con Fabio De Luigi e Stefano Accorsi, ci racconti il tuo personaggio e come è stato lavorare al fianco dei due celebri attori?

«Il mio personaggio si chiama Igor e ha un fratello con cui condivide la scena, l’attore cesenate Tommaso Caporali. Igor è il capo di una banda di giovani romagnoli che De Luigi e Accorsi incontrano nel loro viaggio on the road. Prima abbiamo un intensa sfida di ping pong, non rivelo chi vince e cosa ci si gioca, e successivamente un inseguimento attraverso le pinete della Romagna. Che dire, lavorare al fianco di due nomi così importanti che negli anni ho conosciuto solamente attraverso gli schermi, trovarli lì di fronte a me e recitare insieme è stato molto emozionante e gratificante».

Foto set | Loris Zambelli Tortoi

Un aneddoto dal set?

«Ce l’ho! Solitamente a un attore quando finisce un film viene fatto un applauso da parte di tutta la troupe: regista, truccatori, eccetera. Purtroppo l’ultima inquadratura che mi vedeva protagonista era dal basso verso l’alto, la camera era ai piedi di un dirupo e io mi trovavo in cima e si poteva comunicare solamente con una radiolina portatile, per scendere o salire ci volevano almeno 20 minuti. Ha iniziato a piovere forte e non appena è finito l’ultimo ciak sono dovuti scappare tutti a riparare strumenti / camere ecc. per metterli al sicuro. Io sono andato a togliermi il microfono e a riporre gli oggetti di scena e dopo i miei 20 minuti buoni di discesa, sotto un ombrello con una pioggia battente mi aspettava Fabio De Luigi e alcuni operatori per farmi l’applauso di fine set. È stato molto bello ed emozionante pensare che mi avessero aspettato per  ringraziarmi e salutarmi».

 

Qual è il film che avresti voluto fare? 

«Che domanda difficile… tantissimi, forse troppi… diciamo il prossimo che farò!».

Foto set – Loris Zambelli Tortoi

Bologna, oltre a essere casa della Cineteca, ha molta storia legata all’industria cinematografica, quali sono i tuoi luoghi culto in città?

«I miei luoghi cinematografici di culto sono: tutti i colli bolognesi dove Jack Frusciante (interpretato da Stefano Accorsi, regia della bolognese Enza Negroni) è passato con la sua bicicletta, Villa Aldini dove Pasolini girò alcune scene di Salò o le 120 giornate di Sodoma, la cineteca, il cinema Odeon e più in generale tutta la città come l’hanno raccontata Bernardo e Giuseppe Bertolucci in un cortometraggio del 1989 chiamato Bologna. Infine non posso non pensare a Piazza Maggiore e Marco Bellocchio con cui ho girato il film Rapito».

 

Tra i numerosi nomi illustri con cui hai lavorato spiccano Bellocchio, Comencini, Manetti Bros, solo per citarne alcuni, quale personaggio ha influenzato maggiormente la tua carriera? E qual è il consiglio più memorabile che tu abbia ricevuto?

«Al momento c’è un personaggio al quale sono molto legato ma di cui non posso dire nulla perché non è ancora stato rilasciato niente. Aspettiamo insieme!  Mentre il consiglio più memorabile? Non saprei, mi vengono in mente delle cose molto semplici: respira, non andare in apnea, non battere troppo le ciglia, guarda a filo macchina».

Foto set | Loris Zambelli Tortoi

Sono state annunciate le nomination ufficiali agli Academy Awards 2024 e compare, a rappresentanza dell’Italia, il film Io capitano di Matteo Garrone candidato come miglior film internazionale. Come vedi il futuro della cinematografia nostrana nel panorama internazionale? E ci fai il tuo pronostico su chi porterà a casa la statuetta?

«Sono un super fan della cinematografia di Matteo Garrone, da Primo Amore a L’imbalsamatore, passando dai più recenti Dogman e Reality, arrivando a Io Capitano. Tra l’altro anche il costumista di Io Capitano è l’amico bolognese Stefano Ciammitti. Non faccio pronostici ma spero davvero che Garrone porti a casa la statuetta. Il futuro della nostra cinematografia? Non saprei, ci sono molti giovani di talento che hanno solo bisogno di fondi e fiducia per raccontare le loro storie».

 

Infine, pop-corn alla mano, quali sono i 5 film o serie tv cult che tutt* dovrebbero vedere almeno una volta nella vita?

«Almeno una volta nella vita? Come serie direi Breaking Bad mentre per quanto riguarda i film… Faccio una lista di cose varie anche se sono certo che domani cambierò idea! Allora oggi va così:

  • Aguirre furore di Dio di Werner Herzog
  • Film Blu di Krzysztof Kieslowski
  • Mulholland drive di David Lynch
  • La prima notte di quiete di Valerio Zurlini

Come ultimi film invece segnalo due dei più belli che ho visto l’anno scorso: Les Amandiers di Valeria Bruni Tedeschi e Io Capitano di Matteo Garrone».

Leonardo Bianconi | Foto di Paolo Stucchi

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