...E Altre Storie

Libreria Club Dumas, al Pratello una nuova libreria indipendente

04-11-2026

Di Carolina Casadio

Immaginate un antiquario cinico e caffeinomane che viaggia per l’Europa tra grimoire satanici e sette segrete. Il suo obiettivo? Trovare nove incisioni per evocare il Diavolo. Un viaggio ossessivo in cui l’amore per i vecchi volumi diventa letteralmente una questione di vita o di morte.

Proprio da questa storia, un romanzo di Arturo Pérez-Reverte, reso celebre al cinema da Roman Polanski come “La nona porta”, prende il nome la “Libreria Club Dumas”, nuova libreria dell’usato di via San Rocco 6/D, al Pratello, a Bologna.

Riccardo e Giulio, i due giovani librai del Club Dumas, amici e complici da circa 10 anni, ridono alla mia domanda sul nome che hanno voluto dare a questo locale.

“Siamo entrambi cinefili oltre che bibliofili e, quando è stato il momento di scegliere un nome, la decisione è stata molto semplice! Il nome ci divertiva molto, quindi abbiamo detto…perché no? Dopotutto il nostro ruolo fa da eco a quell’accanito cacciatore di libri del romanzo e l’idea ci piaceva molto”.

 

Com’è nata dunque l’idea di questa libreria?

“Si parla di circa 3 o 4 anni fa, ma ne abbiamo parlato solo per scherzo per un po’. Due anni fa si è però materializzata l’opportunità di acquisire, tramite un annuncio social, una prima collezione da un privato…e in quel momento questa fantasticheria ha finalmente preso una forma reale. Non ci sembrava vero! Erano anni che parlavamo di aprire una libreria insieme, ma senza aver pensato che potesse diventare un lavoro. Non sapevamo neanche che taglio avrebbe avuto. Abbiamo sempre avuto in mente vari tipi di libreria dell’usato, sempre e comunque dal sapore indipendente, frutto di una scelta specifica.”

La volontà di lavorare con i libri nasce dai vostri studi?

“In un certo senso. Siamo dei laureati in filosofia e storia dell’arte… diciamo che non abbiamo avuto grandi soddisfazioni lavorative fin’ora. Ci siamo conosciuti a un seminario tanti anni fa e da lì abbiamo iniziato a cercare una strada comune da percorrere. Inizialmente, condividendo l’attrazione per i libri, li cercavamo e li conservavamo in casa, senza un’idea precisa di come venderli.  Dopo un po’ abbiamo capito che c’era bisogno di un luogo di lavoro vero e proprio per noi, dove i libri fossero una presenza fisica quotidiana.”

Proprio l’idea di una libreria fisica, al giorno d’oggi, costituisce una scelta coraggiosa no?

“Forse sì, ma per noi è diventata l’unica opzione sensata. Per avere un ricambio costante di libri, un luogo fisico è essenziale. Oltre a questo, la compravendita in negozio comporta anche la creazione di una serie di legami con le persone, che costituiscono parte preziosa del lavoro del libraio. Sono proprio i clienti che contribuiscono in modo fondamentale. Il ricambio dei libri avviene tramite persone che ci portano delle loro collezioni, di cui noi facciamo poi una cernita ben precisa.”

Questa libreria ha uno stile molto elegante e ricercato. Come l’avevate pensata?

“L’equazione è stata immediata: una volta che si è resa palese la necessità di uno spazio fisico, è stato subito chiaro che dovesse essere un posto piacevole in cui stare, per noi e per il cliente. Qualsiasi persona che varchi la soglia deve sentirsi accolto, avendo la possibilità di sfogliare liberamente un libro su una sedia e chiacchierare se vuole di letteratura, di cinema o di ciò che appassiona. Questo si rispecchia anche nella nostra scelta dei libri da portare qui. Passando molte ore in questo luogo, vogliamo essere circondati da elementi belli, dalle librerie, ai mobili antichi, ai libri stessi. Lo spazio, inoltre, non è molto, quindi la selezione è dettata per amore e per forza. Non è una libreria di libri rari o costosi, si possono trovare tutte le fasce di prezzo, in base a quello che ci arriva. In generale, l’idea è di avere un po’ di tutto, volendo mantenere un’eterogeneità che possa dare la possibilità ad ogni cliente di trovare qualcosa che lo corrisponda.”

Se pensate all’evoluzione di questo luogo, cosa vorreste?

“Questo è un progetto in cui abbiamo investito tutto di noi stessi. Ci piacerebbe, quindi, che questo spazio potesse essere teatro di proiezioni e club di lettura, che possa fare da tramite per diversi talenti e iniziative. Ancora siamo all’inizio, quindi un passo alla volta. Però sicuramente ci piacerebbe rendere la libreria anche un bello spazio di aggregazione.”

Quale ruolo pensate che possa avere questo progetto nella città di Bologna?

“Molte librerie dell’usato hanno chiuso negli ultimi anni, quindi l’obiettivo primario è tener vivo quel tipo di luogo lì. Un posto attraversato da molte esperienze, in cui fra anime affini si possano ospitare diversi progetti, uno spazio poroso, capace di accogliere l’esterno e di proiettarsi verso il fuori.”

Condividi questo articolo