Trend

Perla. Il locale ispirato ai caffè letterari del Settecento, ma aperto a tutta la città

27-07-2026

Di Valentina Toro

In via Rialto c’è un cantiere che non sta costruendo soltanto un nuovo locale. Tra calcinacci, mattoni e idee in movimento, sta prendendo forma Perla: un bar culturale ispirato ai salotti culturali del Settecento, ma aperto a tutta la città, come fosse un bar di paese.

Per conoscere il progetto, sono partita proprio dal cantiere, dallo scheletro di un vecchio ristorante attualmente in ristrutturazione, dove ho incontrato Michele Tovo Calori, l’ideatore di Perla. Circondati da polvere e da sacchi di cemento, Michele mi spiega che il progetto nasce da un obiettivo ben preciso: riportare la comunità al centro, superando le barriere di una società sempre più iperconnessa e paradossalmente sempre più elitaria. “Perla nasce da una visione: riportare il dialogo e il confronto tra le persone della città. Il mio obiettivo è quello di ricreare un ambiente dallo spirito critico, costruttivo ed educato”. E per farlo, si parte proprio da zero, dalla costruzione del locale e dallo sguardo sulla realtà esterna.

Michele Tovo Calori

L’idea trae le radici dall’atmosfera conviviale dei bar di paese o delle piazze di quartiere, luoghi di aggregazione che brulicano di vita, emblemi di condivisione sociale ma che oggi faticano sempre di più a riaffermarsi come tali. Proprio quei luoghi che hanno popolato dolcemente la nostra infanzia o adolescenza con aneddoti vari o conoscenze improvvisate, rischiano di perdere la loro identità di fronte alla fugacità della vita moderna.

La sfida di Perla è creare un luogo che possa tornare a essere un punto di riferimento per la comunità. Ma non si tratterà di una riproposizione di un bar bensì di una creazione di un bar culturale, un salotto letterario Settecentesco rivestito da uno spirito contemporaneo, dove i cittadini potranno sentirsi liberi di partecipare alle attività proposte o di prendere parte attiva a discussioni tematiche organizzate, dalla cultura alle scienze, dalla politica all’attualità.

Dopo vari viaggi all’estero e una lunga esperienza lavorativa a Milano, Michele ha deciso di tornare nella sua città natale: “ho pensato che non ci fosse posto migliore dove poter aprire Perla. Bologna è, per natura, un punto di collegamento, è da sempre un posto di scambio culturale, ma mi piacerebbe che altre città in futuro potessero coltivare realtà simili a Perla”.

Le attività che verranno proposte spazieranno dall’arte, alla musica, al cinema, strizzando l’occhio alle collaborazioni con realtà della zona. Posta in via Rialto, Perla è vicina al teatro Duse e al Cinema Rialto ed è inoltre nel pieno centro di Bologna. Una posizione strategica che evita il turismo vorace del centro storico per garantire un angolo di tranquillità facilmente raggiungibile da tutti.

Oltre ad una gamma di attività artistiche, Perla punterà anche su una cucina sostenibile, attenta alle stagionalità e con un interesse verso ingredienti (anche orientali) e nuove combinazioni.

Ascolto Michele e mi guardo intorno: in queste stanze, che ora sono spoglie e polverose, si stanno creando le fondamenta di un’idea suggestiva e ambiziosa. Nel racconto di Michele convivono idealismo e concretezza: da una parte una visione della città, dall’altra un cantiere che lentamente la rende possibile. Ci tiene a ribadire un concetto: “io vorrei che chiunque entri in questo posto si renda conto che è un valore aggiunto. Io sono il fondatore di Perla ma Perla verrà creata da tutti noi, dal team che si sta formando e dalle persone che la frequenteranno”.

Perla suggerisce che i luoghi non siano soltanto spazi da abitare ma occasioni per ripensare il modo in cui viviamo insieme. È una promessa che, per ora, esiste soprattutto come idea. Ma in autunno quel cantiere, diventerà un luogo aperto alla città.

Condividi questo articolo