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“Quanto potere hanno gli altri di decidere chi siamo?”. Levante a Bologna con il suo ultimo libro

29-11-2018

Di Silvia Santachiara
Foto di Beatrice Belletti

“Quanto potere hanno gli altri di decidere chi siamo?”. Levante a Bologna con il suo ultimo libro

“Quanto potere hanno le persone attorno a noi di decidere chi siamo e come dovremmo essere?”.

L’ha scritto anche in copertina. A fianco, l’immagine di una grande chiave. “È in ceramica, non apre nulla. Ma nel libro ci sono molte porte da aprire”.

Levante, nome d’arte di Claudia Lagona, con Questa è l’ultima volta che ti dimentico (Rizzoli) scende giù, dentro la nostra difficoltà ad essere noi stessi e al contempo a farci scudo dagli altri.

E in fondo, forse, hanno il potere che gli diamo noi.

Dopo Se non ti vedo, non esisti, la cantautrice ha presentato in Feltrinelli di piazza Ravegnana, insieme allo scrittore Massimo Vitali e attesa da una folla di fan, il suo secondo libro. Un romanzo di formazione che percorre l’infanzia e l’adolescenza, ambientato nella Sicilia degli anni ’90, tenero e allo stesso tempo durissimo, che racconta la difficoltà di crescere e la sua terra.

Ci sono cose che non si riescono a dimenticare, che non si possono dimenticare. Che sia un commento cattivo arrivato ad infilzarci quando non eravamo pronti, quell’amore che arresta la sua corsa e giunge al capolinea, quel ragazzo sfuggente, quel giorno in cui la vita ha creato un solco, non si sa bene dove. E allora c’è una e una sola cosa salvifica: rimettere noi al centro del nostro mondo e ancorarci a ciò che abbiamo da dire e da dare, alle nostre passioni.

Lo sa bene Anna, che ha sei anni, e debutta in società armata solo del suo grembiule.

“Abbiamo dimenticato quanto sia feroce immettersi in società. – spiega Levante – E Anna per cambiare il suo mondo, cambia il suo modo di pensare e sceglie la danza, ancorandosi alla sua passione. Lì trova una via salvifica, che le dà il coraggio di essere felice, di scegliere cose che possono renderla felice. La descrivo fragile, insicura, piena di assenze. Ma trova una via che la salva e si capirà poi che così ha scelto se stessa”.

Sì, se stessa. E per farlo bisogna fare scelte che Anna, nonostante la tenera età, non ha paura di prendere. “Il coraggio è tanta roba”, dice Levante.

Passione, coraggio, scelte. Lo sa bene anche Levante, che nel libro ha messo anche molta musica e che ha iniziato a suonare e comporre da piccolissima.

“Volevo fare solo questo. – racconta – Poi sono finita in un bar a fare cappuccini con cui mi sono pagata il mio primo disco. Ho rivissuto in qualche modo questa fase così reale. Ma questa storia già la sapete (sorride)”.

Poi si sofferma sulla convinzione. “Se ci si crede tantissimo da qualche parte si arriva. Anche se è pur vero che ho conosciuto molte persone che ci hanno creduto ma non sono riuscite ad arrivare all’obiettivo. Bisogna quindi trovarsi anche nel momento giusto e con le persone giuste. Ad un certo punto Anna scrive sulla sua Smemoranda ‘Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo’. Io sono stata il cambiamento, sono riuscita a modificare un destino che sembrava scritto. E con tutta una casa che ti crolla addosso, sono riuscita insieme alla mia famiglia a fare delle scelte, ad essere felice e soprattutto me stessa”.

Sono poi molti altri i temi che si fanno strada lungo le pagine del suo ultimo lavoro letterario.

Oltre all’amicizia, ci sono i segreti “che spesso rimangono tali perché fanno male. – spiega – Anna scopre verità della sua isola, che non vuole raccontare perché finché un segreto rimane tale e non viene rivelato puoi ancora dirti ‘forse non è vero’, è solo quando viene condiviso che diventa certezza“.

Poi la scoperta dell’amore. “All’inizio, prima che diventi complicato, deve essere semplice. L’amore è una cosa semplice, ma ci vuole tempo”. Si rivolge al pubblico: “Quello che voi provate è infatuazione, l’amore arriva dopo”.

Infine, la sua Sicilia, dove Levante è nata e cresciuta. Anna oscilla tra le fantasie di fuga e il semplice desiderio di essere vista, di ricevere finalmente attenzioni, di essere amata. Ma nell’entroterra siciliano il passato ha radici lunghe, che ti tengono ancorata al suolo anche se hai solo quattordici anni e ti senti leggera come una piuma. Sullo sfondo la mafia. “Sono nata il 23 maggio del 1987, il 23 maggio del 1992 è stato ucciso Giovanni Falcone. L’ho vissuto molto da vicino, l’atmosfera di tragedia l’ha vissuta un paese intero e ha cambiato molte cose. La mafia in questa storia è silenziosa, agisce nel quotidiano, è un atteggiamento, che appartiene anche ad una questione culturale e che diventa concesso. Ma nel libro è un tema che ho solo sfiorato, troppo delicato”.

Dal pubblico iniziano ad alzarsi mani. Poi le viene chiesto se in questa fase si sente più scrittrice o cantautrice.

“Sono due fatiche diverse. Qualcuno un giorno mi disse: ‘leggo i tuoi libri, mi piacciono moltissimo, ma come cantautrice non ti ascolto’. Chiaro, mi ha distrutta, ma poi ho capito che l’avevo conquistato con un’altra me”.

 

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