Visual

Ravone, due anni dopo: le voci dell’alluvione tornano al cinema

14-10-2026

Di Cecilia Depau

Per gran parte dell’anno il Ravone è un piccolo corso d’acqua, spesso asciutto, che attraversa silenziosamente una parte di Bologna. Eppure, nella notte del 19 ottobre 2024, quel torrente è esondato, provocando un’alluvione che ha segnato profondamente il quartiere e i suoi abitanti. Il fango è stato rimosso, le strade ripulite, ma le ferite di quella notte sono ancora aperte. A due anni di distanza, la paura continua ad accompagnare la quotidianità di molti abitanti delle zone colpite. A raccogliere le loro voci è Ravone, il documentario di Giuliana Fantoni che giovedì 15 ottobre, alle ore 21, torna al Cinema Galliera e dal 19 ottobre arriva su OpenDDB, la prima piattaforma e rete di distribuzione online nata dal basso per promuovere il cinema indipendente e i documentari. Un racconto che invita a riflettere non soltanto su ciò che è accaduto, ma anche su ciò che resta.

Quando il Ravone esonda, Giuliana Fantoni si trova in Brasile. Appresa la notizia, decide di tornare a Bologna. Percorrendo le strade del quartiere in cui vive da oltre vent’anni, ancora segnate dall’alluvione, nasce l’urgenza di documentare ciò che è accaduto. «È stato proprio il dolore che mi ha portato a chiedermi che contributo potessi dare», racconta la regista. La videocamera diventa così lo strumento per raccogliere immagini e testimonianze, prima che le tracce di quei giorni scompaiano.

Il film nasce dunque dall’urgenza di conservare una memoria, attraverso le voci di chi ha vissuto l’alluvione e le immagini d’archivio che restituiscono la storia del territorio. Seguendo il corso del Ravone, attraversa luoghi e storie personali, dando spazio non soltanto ai danni materiali, ma anche allo smarrimento e alla difficoltà di ritrovare un senso di sicurezza nei luoghi di sempre.

Sono proprio queste conseguenze, meno visibili di quelle materiali, a emergere con forza dalle testimonianze. Per molte delle persone colpite, la paura non è scomparsa. Ogni nuova pioggia può riportare alla memoria quella notte e, per chi vive lungo il torrente, la propria casa non rappresenta più necessariamente un luogo sicuro. Lo racconta la stessa regista, che pur non avendo subito danni diretti alla propria abitazione ricorda l’angoscia provata tornando a casa dopo aver incontrato e ascoltato gli abitanti del quartiere: «Avevo la percezione che stare fuori casa fosse per me più sicuro che rincasare».

A questa sensazione si aggiunge l’incertezza sul futuro. Come sottolinea Fantoni, gli interventi strutturali per la messa in sicurezza del Ravone non sono ancora iniziati. Il film riporta così l’attenzione su una questione tutt’altro che risolta, che riguarda non soltanto quanto accaduto, ma anche la sicurezza di chi continua ad abitare questi luoghi.

Accanto alle storie personali, Ravone apre una riflessione sul rapporto tra Bologna e i suoi corsi d’acqua. Attraverso immagini del presente e materiali d’archivio, ripercorre le trasformazioni del territorio, dalla copertura dei canali all’espansione edilizia, fino all’abbandono delle colline. «Più che una denuncia vuole essere una riflessione», spiega Fantoni, invitando a ripensare il nostro modo di abitare il territorio e il rapporto con la natura.

Dall’alluvione è nata però anche una risposta collettiva. Nel quartiere Porto-Saragozza, alcuni cittadini colpiti si sono organizzati dando vita al Comitato Ravone Sicuro, impegnato nel dialogo con le istituzioni e nella sensibilizzazione sul rischio idrogeologico. Anche il documentario è entrato a far parte di questo percorso: da febbraio 2025 viene proiettato nelle scuole superiori bolognesi, accompagnato da incontri e dibattiti con gli studenti. Un modo per coinvolgere le nuove generazioni e continuare a parlare di prevenzione, cura del territorio e responsabilità condivisa.

«Il documentario è diventato uno strumento di dialogo tra i comitati che sono nati dopo l’alluvione, tra i cittadini e le istituzioni», racconta Fantoni. Ed è proprio qui che emerge il valore della cultura, capace non soltanto di custodire la memoria, ma anche di alimentare la partecipazione. Per la regista è importante che «dal basso possano nascere situazioni di cura del bene comune, di formare comunità intorno a temi importanti». Ravone continua così a essere un’occasione per incontrarsi, confrontarsi e mantenere viva l’attenzione su un territorio che chiede ancora risposte.

Presentato in anteprima nel 2025 al festival Visioni Italiane della Cineteca di Bologna, Ravone torna ora in sala in occasione del secondo anniversario dell’alluvione. Giovedì 15 ottobre alle ore 21, nell’ambito della rassegna Sala Open, la proiezione al Cinema Galliera sarà accompagnata da un incontro con la regista Giuliana Fantoni, Laza, Luca Vianelli e Maria Elena Bonfigli del Comitato Ravone Sicuro. Una seconda proiezione è prevista martedì 20 ottobre alle ore 19, mentre da lunedì 19 ottobre il documentario sarà disponibile in streaming su OpenDDB, raggiungendo così anche un pubblico al di fuori di Bologna.

Una parte del ricavato delle proiezioni sarà devoluta a sostegno delle iniziative del Comitato Ravone Sicuro.

Ravone è una produzione ROZIFILMS, realizzata in collaborazione con il Comitato Ravone Sicuro, D.E-R Documentaristi Emilia-Romagna APS, Canali di Bologna, ENECE Film e Domus Films, con il contributo di Comune di Bologna, BCC EmilBanca e Consorzi Agrari d’Italia, il patrocinio del Comune di Bologna e il sostegno di Cineteca di Bologna, Home Movies e Bi-rex.

Informazioni e prenotazioni: Cinema Galliera – OpenDDB.

Condividi questo articolo