Capire il presente è diventato complicato. I codici cambiano, si accavallano, smettono di funzionare proprio quando pensavamo di aver imparato a leggerli. E allora forse, invece di provare continuamente a correggere l’errore, vale la pena entrarci dentro.
È da qui che parte ROBOT17, diciassettesima edizione del festival bolognese dedicato alla musica elettronica e alle sue derive, in programma dall’8 al 10 ottobre 2026 in tre luoghi della città: DumBO, Ex Ospedale dei Bastardini, Estragon, con un’anteprima il 25 settembre a Palazzo Re Enzo.
Il titolo scelto quest’anno è “Syntax Error”: non l’errore come fallimento, ma come possibilità di aprire uno spazio nuovo. Quando il sistema smette di rispondere come dovrebbe, può cominciare qualcosa che ancora non sappiamo nominare.
Un’idea che attraversa anche il programma, costruito tra club culture, sperimentazione audiovisiva, ambient, techno, ricerca sonora e nuovi linguaggi. QUI per acquistare i biglietti
Dagli Autechre a Moodymann
Uno degli appuntamenti centrali arriva sabato 10 ottobre all’Estragon, dove gli Autechre saranno protagonisti dell’unica data in un festival italiano nel 2026.
Il duo britannico porta dal vivo quella che è forse la traduzione più radicale del tema di questa edizione: un concerto nel buio totale, fatto di suoni digitali generati in tempo reale, coordinate che saltano e nuove geografie sonore da costruire mentre le vecchie si dissolvono.
Prima di loro Bochum Welt, progetto di Gianluigi Di Costanzo entrato già negli anni Novanta nel catalogo Rephlex di Aphex Twin, e MDX, alias di Andy Maddocks, fondatore della storica label mancuniana Skam.

Autechre
Al DumBO, invece, ROBOT concentra due notti (venerdì 9 ottobre e sabato 10 ottobre) dove passato e presente della cultura club si rincorrono continuamente.
Venerdì 9 ottobre arriva Blawan con il live di SickElixir, attraversato da techno, industrial e bass music. Torna anche Boys Noize, mentre Mykki Blanco presenta in anteprima italiana Cafe Paradiso. Ci saranno poi gli Space Afrika, per la prima volta a ROBOT, il progetto condiviso di upsammy e Valentina Magaletti e il b2b tra Batu e CEM.

SpaceAfrika2026-TimonBenson-AlexanderLuc-OmarAfridi-VUJADÉ-
Sabato 10 ottobre invece il baricentro si sposta idealmente a Detroit. Torna Moodymann, Kenny Dixon Jr., una delle figure fondamentali di quell’incrocio tra house, techno, funk e jazz che ha trasformato la città americana in una delle capitali della musica elettronica mondiale. Nella stessa notte DJ Stingray suonerà in b2b con Mell G, mentre Actress porterà Radical Frame, live audio/video e unica data italiana di presentazione del disco nel 2026. E ancora Marina Herlop, con l’anteprima italiana di Dja Dja, Noémi Büchi con Exuvie e, a chiudere, Mace, di nuovo dietro alla console con un set senza particolari fedeltà di genere: techno, ritmi africani, psichedelia, sperimentazione e deviazioni imprevedibili.

Moodymann
L’ex Ospedale dei Bastardini diventa il laboratorio di ROBOT
Se il DumBO è il corpo del festival, l’Ex Ospedale dei Bastardini ne rappresenta forse la parte più laterale e sperimentale.
Giovedì 8 ottobre Lawrence English presenta in anteprima italiana The Rest Is My Ghost, lavoro costruito attorno al concetto di “Acid Nostalgia”: una nostalgia che invece di aiutarci a ricordare corrode il passato, lo semplifica e finisce per rendere più difficile immaginare il futuro.
Con lui feeo, tra elettronica minimale e voce, e la bolognese Suz insieme a Giuseppe Franchellucci con Tremulous Things, progetto che tiene insieme noir folk, dark pop e composizione contemporanea.
Venerdì 9 arriva invece per la prima volta a ROBOT Aho Ssan con The Sun Turned Black, mentre i Front de Cadeaux incontrano Gabor di Tropicantesimo in un live inedito presentato in anteprima italiana.
Ai Bastardini torna anche il Baronato Quattro Bellezze, progetto romano nato attorno allo storico spazio fondato da Dominot, con una formazione nomade e variabile che mette insieme dub, elettronica, stornello romano e psichedelia.
Tra i progetti audiovisivi c’è anche Nessun cielo è senza luce di Luca Maria Baldini e Salvatore Insana, sette capitoli costruiti tra canti gregoriani, field recording, strumenti analogici e processi di intelligenza artificiale.
L’anteprima a Palazzo Re Enzo
Prima dei tre giorni di ottobre, ROBOT passa dal centro della città.
Venerdì 25 settembre Palazzo Re Enzo ospita l’anteprima del festival con Carla dal Forno, per la prima volta a ROBOT, e la premiere italiana di Confession.

Carla Dalforno
Con lei Ana Roxanne, artista statunitense di origini filippine che intreccia jazz, canto corale, musica hindustani e ambient, e Sam Ruffillo, presenza ormai familiare della scena bolognese e delle notti Toy Tonics.
In programma anche Memoryman aka Uovo, un terzo dei Pastaboys, e Kratu, alias Serena Dibiase, con Luteotropina, progetto costruito attraverso field recording e voci raccolte con un approccio quasi etnografico.
Nella Sala degli Atti arriva invece URË, progetto del Conservatorio Luisa D’Annunzio di Pescara con l’Istituto di cultura italiana di Tirana, guidato dal compositore Luca Maria Baldini: opera partecipativa costruita su trenta radio FM sparse nello spazio. Sarà il pubblico a cercare i performer muovendosi tra le frequenze, componendo ogni volta un’opera diversa. Una torre di Babele della liberazione sonora che indaga la comunicazione prima del verbo: il tema del festival preso in parola.
Ed è probabilmente qui che Syntax Error diventa più chiaro.
Non qualcosa da sistemare, ma un punto di rottura. Un’interferenza. Il momento in cui perdiamo il significato che conoscevamo e siamo costretti a cercarne un altro.

MACE_CreditsbySiermond
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