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RUSCO, il progetto social che documenta le opere di street artist sui muri della città

01-04-2025

Di Mattia Lusini

L’intervista più particolare della mia (breve) storia giornalistica.

Sto andando, infatti, ad incontrare Alessio, il fondatore di un progetto culturale emergente nel panorama bolognese, Rusco.

Non sarà la classica intervista carta e penna, ma una vera e propria lezione artistica itinerante articolata in una camminata per le strade della città con il suo cagnolino.

«Rusco è il punto di riferimento di tutti gli street artist del panorama nazionale» sostiene Alessio, mentre con grande entusiasmo mi indica le opere attaccate sui muri delle viuzze che compongono il ghetto ebraico, punto scelto come ritrovo.

Rusco, infatti, non è una società ma una pagina social frutto della passione del suo ideatore, che vuole documentare le opere di vari street artist che vengono da tutta Italia.

«Se mi dovessi definire con una parola, probabilmente, direi di essere un curatore di strada» afferma Alessio, mentre il guinzaglio del suo amico a quattro zampe gli passa dietro la schiena. Camminando insieme a lui, infatti, posso dire che mi sta mostrando Piazza Aldrovandi come fosse il salotto di casa sua, esaltandosi nel vedere i lavori degli amici artisti nei vari angoli.

Alessio nasce come graphic designer e lavora per molti anni in grandi città come Londra, fino a quando improvvisamente avviene la sua epifania: lascia tutto e torna a Bologna per avviare il progetto che più lo rendeva felice. In breve tempo la sua casa diventa una sorta di residenza d’artista, nonché luogo di grande fermento dal punto di vista culturale. «In casa mia sono arrivato ad ospitare fino a 20 persone insieme» racconta divertito Alessio.

Mentre vado insieme a lui verso Vicolo Alemagna, gli chiedo se non abbia paura di una possibile punizione inflitta dalle forze dell’ordine per via di questa affissione continua nelle mura della città. La sua risposta, unica e provocatoria: «Mi farebbe veramente piacere avere una sovvenzione, darebbe grande visibilità. Mi sono informato: con 50€ me la cavo, sarebbe un bell’investimento!».

Non sempre, però, gli artisti che ospita vogliono “solo” attaccare le loro opere ai muri. «La street art è libera espressione per cui se un’artista mi dovesse chiedere una mano per attaccare la sua opera al MAMbo piuttosto che coprire una barriera antidegrado con una tela, chi sono io per non aiutarlo?» mi interroga l’ideatore di Rusco.

Si, perchè la street art non può avere vincoli.

Mentre l’artista è intento a fare affissioni, Alessio lo riprende da dietro per mostrare poi sulla pagina social il lavoro e dargli visibilità. «Questo tipo di arte, purtroppo, non piace a tutti e a volte può succedere che qualcuno la cancelli: se non vengono documentati questi lavori, spariscono per sempre», afferma rammaricato. Qualcosa di simile, ma questa volta la foto è sulla pagina social, è successa anche qualche mese fa con un’opera raffigurante il sindaco Lepore dopo che aveva istituito la discussa “Bologna città 30”. «La cancellazione mi ha dato visibilità: sono finito per ben due volte sui giornali e il sindaco stesso ha iniziato a seguirmi su Instagram, mettendo addirittura dei like ad alcuni post», sostiene Alessio.

Il nome Rusco è volutamente polemico: è, infatti, il nome con il quale i bolognesi chiamano la spazzatura così come molti artisti vecchio stampo definiscono la street art. «La concezione di arte classica non funziona più: gallerie e mostre sono sempre deserte, mentre la street art è la forma di espressione che ultimamente sta andando per la maggiore».

Siamo arrivati in Via delle Moline, il nostro viaggio insieme è terminato. Lo ringrazio per la bella esperienza e per la lezione che mi ha dato e gli faccio i complimenti: difficilmente in vita mia ho visto tanto entusiasmo per un qualcosa di simile.

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