C’è un posto a Bologna dove la musica non è un suono che tiene compagnia mentre si beve e si chiacchiera. Non è la “musichetta d’ascensore” che riempie i silenzi.
Gallery16 nasce nel 2019 con un’idea precisa: riportare la musica al centro. È uno spazio ibrido, un contenitore culturale. Si trova in via Nazario Sauro 16a e mette insieme tante cose.
Qui si organizzano mostre, concerti, listening session, presentazioni, DJ set. Ma anche vendita di vinili, libri, memorabilia. È un luogo nato con un’idea semplice e, in un momento storico in cui si consuma tutto distrattamente, quasi controcorrente: creare uno spazio di aggregazione per chi vive la musica come protagonista e non come tappezzeria sonora.
Dietro il progetto c’è Lorenzo Arabia, per tutti “Lerry”, nome che gli è stato dato dal cantante di una band in cui suonava il fratello di Ligabue e che oggi non esiste più, i Del Rio. Gli disse: “Lorenzo? No, troppo lungo. Tu sei Lerry. E da allora non l’ha più cambiato. Per anni è stato musicista poi autore di biografie, organizzatore, appassionato instancabile. Uno che alla domanda “cos’è la musica per te?” risponde senza esitazioni: “Mi ha salvato la vita”.
Sembra una frase fatta, ma non lo è se si pensa che ha conosciuto sua moglie proprio grazie alla musica. Lei fan di Ivan Graziani, lui autore di un libro sul cantante. Il resto è venuto da sé.
In questi anni il locale ha ospitato mostre dedicate alle copertine disegnate da Andrea Pazienza e Guido Crepax, reading, concerti e una comunità trasversale fatta di curiosi, collezionisti e nuovi ascoltatori.

Per San Valentino gli abbiamo chiesto di scegliere cinque dischi. Non semplicemente cinque dischi d’amore, ma che rappresentino cinque fasi in cui si può ritrovare grazie a esso. “Sono dischi che non idealizzano l’amore, ma lo attraversano”, racconta Larry. Un album per ogni decade, dagli anni ’80 agli anni ’20 del 2000. Dalla crisi alla scoperta, dalla perdita alla stabilità, fino a quella fase un pò vaga e antica che qui ha un nome preciso: l’intorto.
Ne è uscita una piccola mappa sentimentale, costruita attraverso cinque album che, in modi diversi, hanno raccontato cosa significa avvicinarsi a qualcuno, restare o allontanarsi. Perché l’amore, come la musica, non passa mai davvero di moda. Cambia solo il lato del vinile.
Anni ’80 — Disintegration, The Cure (1989)
Coppia in crisi
Alla fine degli anni ’80 i Cure arrivavano da dischi più pop e di enorme successo, ma con Disintegration Robert Smith torna a sonorità più cupe, liquide, introspettive. È un album che chiude un’epoca e insieme la reinventa.
Dentro ci sono brani come Pictures of You, struggente, malinconica, con quel verso devastante:
There was nothing in the world. That I ever wanted more. Than to feel you deep in my heart, niente al mondo che desiderassi più che sentire te nel mio cuore.
È il disco perfetto per raccontare una relazione che si sta sgretolando, quando restano solo le immagini e la memoria. L’amore qui è nostalgia, rimpianto, dissolvenza.
Anni ’90 — Canzoni d’amore, Francesco De Gregori (1992)
L’innamoramento
Negli anni ’90 De Gregori pubblica un disco che lo riporta anche in alto nelle classifiche e nei live. Canzoni d’amore è un album pieno di brani diventati pilastri del suo repertorio: Adelante! Adelante!, Stella della strada, Viaggi e miraggi.
È proprio in Viaggi e miraggi che l’amore diventa metafora del viaggio condiviso. Innamorarsi è partire in due, e l’amore non è altro che un viaggio insieme.
E poi c’è Bellamore, ballata romantica che per molti è una sorta di erede ideale di Buonanotte fiorellino.
Ma questo disco è anche il punto di una svolta sonora. De Gregori non è più il cantautore folk che tutti conosciamo. Questo disco è rock, per farlo mette su una vera band, inserisce due chitarre elettriche, e decide di alzare il volume.
Per Lerry, se dovesse sceglierne uno di pancia, sarebbe proprio questo. Per i testi, certo, ma anche per quell’energia live che ha segnato una fase importante della musica italiana.
Anni 2000 — Back to Black, Amy Winehouse (2006)
Coppia che si è lasciata
Qui l’amore non è un viaggio, ma una caduta.
Back to Black è il disco dell’abbandono, della dipendenza, della fragilità.
Amy Winehouse aveva già fatto parlare di sé con il primo album, ma con questo lavoro esplode a livello mondiale, riportando in auge sonorità soul e jazz mentre racconta la propria devastazione emotiva.
Rehab, che tutti hanno ballato, in realtà è la dichiarazione di un rifiuto della disintossicazione, quando il dolore amoroso si mescola alle dipendenze.
Love Is a Losing Game dice tutto già nel titolo. L’amore è un gioco che perdi.
Nel videoclip in bianco e nero di Back to Black, Amy partecipa al funerale del proprio cuore. Messo in una piccola bara, lei cammina davanti al carro. È la morte dell’amore.
Un’immagine potentissima, che racconta le ceneri di una storia.
Anni 2010 — Il padrone della festa, Fabi-Silvestri-Gazzè (2014)
La coppia stabile
Per il disco Il padrone della festa tre cantautori tra i più importanti della scena italiana che decidono di mettersi insieme. Già questo è un piccolo miracolo.
In questo disco c’è un brano, L’amore non esiste, che per Lerry rappresenta la coppia stabile. Silvestri canta che, al di là dei cliché, “ci siamo io e te” e che insieme siamo “la nostra ribellione alla statistica”.
L’amore non è l’idealizzazione romantica, ma la scelta quotidiana.
Non l’epica, ma la resistenza. O forse un’epica resistenza.
Anni 2020 — Canzoni da intorto, Francesco Guccini (2022)
Situationship
Negli anni più recenti Guccini torna dopo un periodo di silenzio con un disco quasi a sorpresa, ripescando canti popolari che si cantavano nelle osterie tra gli anni ’60 e ’70. Canzoni riarrangiate in chiave folk acustica. “È un’illazione un po’ affettuosa e un po’ maliziosa di mia moglie che dice che usavo queste canzoni per intortare, concupire le giovani fanciulle” racconta Guccini in un’intervista.
Secondo Lerry, è ovviamente il disco perfetto per rappresentare l’intorto. L’arte di suonare la chitarra per conquistare qualcuno che sia in osteria o su una spiaggia di notte davanti a un falò.
C’è dentro ironia, mestiere, esperienza.
E la consapevolezza che a volte o intorti… o suoni per far intortare gli altri.


