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Se tutto ha una doppia faccia “Non ci resta che scappare”

21-11-2018

Di Elena Ghini

Se tutto ha una doppia faccia “Non ci resta che scappare”

“Mi chiamo Andrea e ho trentacinque anni, una laurea in Medicina e un cadavere chiuso in un congelatore in cantina”.

Comincia così il nuovo libro di Francesco Palmisano, Non ci resta che scappare (Giraldi Editore, 2018). Un noir calato nella periferia grigia e squallida di una città molto simile a Bologna. Un quartiere che è “una merda secca che dio si è grattato via dalla suola del sandalo”. Chi ci vive è ai margini della società, una massa di gente abbandonata e dimenticata.

La storia segue la vicenda di Andrea, medico precario che per mantenersi lavora in un fast food. Una vera e propria lotta per la sopravvivenza in cui bene e male, luce e ombra si intrecciano creando personaggi ibridi, umani. Il fine sembra giustificare i mezzi per Andrea che pur di ottenere un posto fisso è disposto a sporcarsi le mani. L’incontro con Alice sembra salvifico e invece sarà proprio lei a trascinare Andrea nel vortice di un mondo sommerso e violento. Non manca una componente comica affidata agli improbabili personaggi che di volta in volta porteranno guai nella vita di Andrea ma anche lezioni di vita.

Immagine di copertina di Stefano Bonazzi

Francesco, il tuo romanzo grida il disagio di una generazione. Un mondo senza speranza dove tutto ha una doppia faccia. Dove nasce l’idea del romanzo?

“Per molti anni ho lavorato con ragazzi che vivevano in prima persona il dramma della precarietà, condizione che li faceva entrare in conflitto e che creava spiacevoli ripercussioni sulla loro autostima. Il lavoro, per come la vedo io, non è un semplice mezzo per ottenere uno stipendio ma un valore fondamentale che determina l’identità di chi lo svolge. Quando manca, oltre alle difficoltà economiche, possono subentrare crisi esistenziali soprattutto nelle persone che, con impegno e sacrificio, hanno dedicato anni di studio per fare ciò che desiderano”.

Oltre al noir hai sperimentato altri generi letterari?

“Sì, mi piace mescolare diversi generi letterari anche all’interno dello stesso testo. Chi l’ha detto che un racconto horror non possa far ridere? O che un racconto umoristico non possa celare una vena triste? Adoro le contaminazioni di genere e adoro scrivere in questo modo. A volte mi riesce, a volte no”.

Quanto c’è di te del protagonista?

“Poco. Andrea è un ragazzo molto preparato ma anche molto cinico. Da lui ho preso lo spirito d’osservazione, la testardaggine e la tendenza a risolvere i problemi creandone degli altri”.

Ci sono vari personaggi tragicomici, a quale sei più affezionato?

“Sicuramente Alice. La sua speciale disperazione, l’intraprendenza, il suo coraggio ma anche la sua debolezza sono tutte caratteristiche che conquistano il mio affetto”.

Sei uno scrittore, un musicista, un infermiere e un padre. Come fai a trovare il tempo per fare tutto?

“Proprio perché ho poco tempo cerco di utilizzare al meglio quello che ho. Poi capitano periodi, che in alcuni casi prescindono dalle mie volontà, in cui è prioritario occuparsi di una cosa piuttosto che di un’altra (fortunatamente mio figlio ha anche una madre). Magari sto mesi senza scrivere una frase poi quando arriva l’idea metto nero su bianco finché non me la sono tolta dalla testa. Stesso discorso per la musica, anche se lo spazio per suonare è più facile da ritagliarsi”.

Tre libri che mi consigli di leggere…

“Richiesta difficilissima (ce ne sarebbero almeno venti). A volte ritorno di John Niven. Furore di John Steinbeck. La lunga marcia di Stephen King.

Francesco ha pubblicato nel 2012 il suo primo romanzo Braga. Dal 2013 scrive numerosi racconti per antologie. Per citarne alcune Bologna in giallo (2014), L’ultimo bicchiere (2016), Cani perduti (2016), Racconti per piccole iene (Giraldi Editore, 2017), (Vinyl, 2017).

 

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