Per la prima volta Bologna è entrata nel Copenhagen Index 2025, la classifica che seleziona le trenta città più bike-friendly al mondo. Un riconoscimento che arriva al termine di un percorso lungo e stratificato, fatto di politiche urbane ma anche di progetti dal basso. Tra questi, uno dei più coraggiosi e simbolici è senza dubbio Dynamo – oggi ExDynamo – la velostazione che ha sede sotto la scalinata del Pincio, nel cuore della Montagnola.
Passeggiando lungo via Indipendenza, è difficile non notare quel locale atipico, segnalato da un grande cartello che annuncia la presenza di una velostazione. E altrettanto difficile è non chiedersi perché proprio lì, e soprattutto che ruolo possa avere una velostazione all’interno della comunità cittadina. Ho provato a dare risposta a queste domande, scoprendo un progetto e un luogo che hanno attraversato (e continuano ad attraversare) molte vite.

Lo spazio che oggi ospita ExDynamo ha conosciuto numerose trasformazioni nel corso dei secoli. In origine era una ghiacciaia al servizio dei castelli della famiglia Galliera, utilizzata in seguito dai magazzinieri comunali come deposito di legna e materiali vari. Durante la Seconda guerra mondiale, nel clima di crescente allarme e bisogno di protezione collettiva, l’area venne sgomberata per costruire un rifugio antiaereo. Smantellato verso la fine del 1947 e dopo una lunga serie di vicissitudini burocratiche, l’ex rifugio venne infine riconvertito in parcheggio comunale per automobili.
È in questo luogo carico di stratificazioni che, nel 2015, prende forma il progetto Dynamo, promosso dall’associazione Salvaiciclisti. L’associazione nasce ufficialmente nel 2013 da un gruppo di giovani accomunati dal desiderio di migliorare la qualità della vita urbana in bicicletta, ispirandosi alla campagna inglese Save Our Cyclists. A raccontarmi quei primi anni è Adriano Cavaliere, uno dei veterani del progetto, che ricorda il fermento iniziale e le prime iniziative: Bici senza frontiere, i ritrovi di ciclisti in Piazza Maggiore, e Unibike, definita “l’università della bicicletta”, pensata per insegnare la sopravvivenza urbana su due ruote.
Presto, però, Salvaiciclisti sente l’esigenza di fare un passo in più: portare il proprio messaggio in modo più strutturato e continuo. L’idea iniziale era quella di aprire un ciclocafé, ma quasi per caso il gruppo si imbatte nel parcheggio comunale sotto il Pincio. Da lì nasce l’intuizione: trasformare un parcheggio per automobili nel primo parcheggio per biciclette di Bologna. Il progetto vince il bando Incredibol! nel 2014 e il 25 settembre 2015 viene inaugurata ufficialmente la velostazione Dynamo.
Dynamo rispondeva a un’esigenza concreta dei ciclisti dell’epoca: a fronte di un numero crescente di persone che si muovevano in bici, mancavano infrastrutture adeguate per il parcheggio e la sicurezza era un problema costante, soprattutto per il rischio di furti. La velostazione si configura fin da subito non solo come luogo di sosta, ma come vero e proprio ricovero: uno spazio in cui le biciclette vengono custodite e curate, e allo stesso tempo un presidio culturale capace di promuovere una diversa idea di mobilità urbana.
«Volevamo dare valore alla bici», mi spiega Adriano. «Per noi è un mezzo speciale, abbiamo un legame viscerale. Non ci interessa solo spostare le persone dall’auto alla bici, ma creare occasioni di relazione: parlare di abitudini, di sensazioni, di pericolo e di libertà».
Il successo è immediato: nel primo anno di attività Dynamo conta circa 400 soci e, nel frattempo, Salvaiciclisti si trasforma da associazione in cooperativa. Ma non mancano le difficoltà. Emergono problemi di sostenibilità economica e si fa sentire la mancanza di un confronto strutturato con realtà simili sul territorio. Poi arriva la pandemia, che mette ulteriormente a dura prova il progetto. A partire dal 2020 iniziano anche i lavori di ristrutturazione dello spazio, finanziati dal Comune e dalla Regione attraverso i fondi PON Metro.
Durante questo periodo la cooperativa trova una sede temporanea, un Dynamo Point, grazie a uno spazio messo a disposizione dall’allora Fondazione Rusconi (oggi Fondazione IU Rusconi Ghigi). Lo spazio, però, è limitato e costringe a mettere in pausa il progetto della velostazione. Nonostante tutto, Salvaiciclisti non si ferma. Anzi, intensifica il proprio impegno sociale: Unibike viene portato nei CPR, trasformandosi in giornate residenziali dedicate ai nuovi cittadini per imparare a muoversi in bicicletta in città. Su richiesta dell’associazione Arca di Noè nasce anche Bici libera tutti, rivolto alle donne migranti. Parallelamente prende avvio una collaborazione con il carcere della Dozza, con l’attivazione di corsi sull’uso della bicicletta.
«Il nostro cuore», sottolinea Adriano, «sta sulla persona che sta sulla bici. La bici non è uno strumento, è un fine».
Conclusi i lavori di ristrutturazione, diventa chiaro che la velostazione deve ripensarsi. Serve un nuovo gestore e una nuova visione condivisa. Alcuni soci frequentano già il Poggiolo Re_esistente e Binario 69, e così Salvaiciclisti entra in contatto con la cooperativa sociale Ozono Factory, che gestisce entrambe le realtà. «Ci piaceva l’idea», racconta Adriano, «di lavorare con persone che vedono il profitto come un mezzo per fare qualcosa di buono per la comunità».
Accanto a Ozono entra nel progetto anche Cicli Neri, storica bottega a conduzione familiare di via della Battaglia, che trova nella velostazione il suo secondo punto vendita. Nasce così un nuovo equilibrio, un “triumvirato” formato da Ozono, Cicli Neri e Salvaiciclisti, uniti nel tentativo di rilanciare la velostazione.
Gli spazi vengono ripensati: due parcheggi (uno automatizzato di proprietà comunale e uno custodito, gestito da Ozono e collegato all’officina), un desk sociale, le officine – una assistita per i soci di Salvaiciclisti e una commerciale con negozio Cicli Neri – e infine il bar.
Il nuovo capitolo si apre ufficialmente il 13 giugno 2025 con l’inaugurazione di ExDynamo, un nome che segna una rottura con il passato ma anche una forte tensione verso la sperimentazione. A rimanere centrale è la dimensione sociale. ExDynamo si propone come spazio ospitale e autentico, capace di accogliere una cittadinanza eterogenea e di favorire un forte senso di appartenenza collettiva.
«L’obiettivo», spiega Angelo Cagnazzi, presidente di Ozono, «è fondere la dimensione culturale con quella sociale, creando valore aggiunto attraverso un approccio ibrido che lasci spazio alla creatività».
Incontri, talk ed eventi musicali rendono ExDynamo uno spazio aperto a tutti: un luogo in cui mettersi in gioco o semplicemente fermarsi. Il desk sociale rappresenta uno dei cuori pulsanti del progetto ed è anche il luogo di lavoro di due detenuti del carcere della Dozza assunti dalla cooperativa, a conferma di un impegno sociale che resta centrale.
Anche l’attività di sensibilizzazione continua: da gennaio partiranno nuovi corsi di riparazione e ciclomeccanica, sia di livello base sia avanzato, mentre ogni martedì sera si svolge Bike me to the moon, una pedalata notturna pensata per conoscersi e scoprire le piste ciclabili e i passaggi più nascosti della città.
ExDynamo guarda anche alla notte. L’obiettivo è arrivare a un’apertura totale e controllata della sede, per offrire rifugio ai rider e a chiunque ne abbia bisogno. In questa direzione si inserisce lo spazio Nottambula, inaugurato il 18 dicembre scorso in collaborazione con il Comune di Bologna: un luogo dove ripararsi, ricaricare il telefono o chiedere di essere accompagnati alla fermata del bus più vicina.
Camminando nei cunicoli della velostazione, con in mente le parole di Adriano e Angelo, si ha la sensazione di attraversare un tempo sospeso: un luogo segnato dalla storia, ma tutt’altro che rassegnato. Tra biciclette, tavoli e persone, ExDynamo incuriosisce e allo stesso tempo trasmette una calma rara.
Perché una velostazione, e a cosa serve? Tornando alle domande iniziali, oggi le risposte sono molteplici. In una velostazione si può parcheggiare e riparare la propria bici, incontrare persone che condividono la stessa passione, ma anche ballare musica techno nei cunicoli, mangiare un pasto vegano, partecipare a mercatini di artigianato locale. Tutto questo costruisce comunità.
Il futuro di ExDynamo è ancora tutto da scrivere. Ma una cosa è certa: finché esisteranno luoghi come questo, Bologna continuerà a pedalare nella direzione giusta.


