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TEDx Bologna. Le storie degli outsider in Piazza Maggiore. A condurre Danilo “Quello degli Umarells” Masotti

05-09-2020

Di Luca Vanelli

“The only difference is all I see is now all that I’ve seen. It’s bright on the outside. The bright love, the dark side. I know it’s obvious, but sometimes you just have to say it so you don’t feel so weak about being such a freak or alone (L’unica differenza è che tutto quel che vedo ora è tutto quello che ho visto. È luminoso all’esterno. L’amore luminoso, il lato oscuro. So che è ovvio, ma ogni tanto devi solo dirlo così non ti senti così debole, di essere un tale mostro o solo)”.

Così cantavano i Franz Ferdinand nel brano di chiusura di uno dei loro maggiori album di successo.

Ci sono persone che vedono prima di altri, che rischiano di sentirsi sole ed escluse mentre aprono vie alternative e inedite. Questi sono gli “outsider”, quelli che saranno i protagonisti della decima edizione del TEDx Bologna, che si terrà domenica 13 settembre dalle ore 20 in Piazza Maggiore.

Guidare gli altri oltre la realtà in cui si trovano, verso qualcosa che prima non c’era. Questo è il destino degli outsider – mi spiega Andrea Pauri, coordinatore di TEDx Bologna – Hanno pregiudizi da bruciare, prospettive nuove e originali: il futuro che scorgiamo nei loro occhi appare infiammato di tempi migliori”.

I protagonisti della serata arrivano da mondi diversi e lontani ma ognuno di loro, attingendo declinerà il concetto di “essere outsider” con sfumature e concetti unici, ognuno attingendo dalla propria storia personale.

Fra i tanti nomi spiccano quelli di Annalisa Malara, uno dei medici che il 20 febbraio 2020 accolse a Codogno quello che si sarebbe in seguito rivelato il primo caso accertato di Covid-19 in Italia.

Valentina Sumini, l’architetta dello spazio che sviluppa design e architetture volte a consentire la vita in condizioni estreme in orbita, sulla Luna e Marte.

Andrea Marchesini, presidente della cooperativa Lai-momo e creatore del laboratorio Cartiera, che forma e impiega richiedenti asilo e persone svantaggiate nel mestiere della pelletteria.

Per ultimo, ma non per importanza, Lorenzo Bernardi che nel pieno della carriera, grazie anche a Julio Velasco, decide di cambiare ruolo da palleggiatore a schiacciatore e diventa il miglior giocatore di pallavolo del XX secolo.

Annalisa Malara, medico chirurgo specializzata in Anestesia e Rianimazione. Lavora all’Ospedale Maggiore di Lodi, cui afferisce anche la struttura ospedaliera di Codogno. Qui Annalisa era di turno il 20 febbraio 2020, quando venne ricoverato quello che si sarebbe in seguito rivelato come il primo caso accertato di Covid-19 in Italia.

“Il tema di quest’anno è stato ispirato da uno speech dell’anno scorso di Simone Ferriani, proprio sul valore degli Outsider. Non è semplice essere outsider. Oltre al mindset servono coraggio e l’aiuto delle persone – mi racconta Andrea, che sta seguendo la creazione degli speech – Però si può imparare ad essere outsider e questo evento può diventare una grande scuola di formazione”.

Bassirou Zigani è nato in Burkina Faso nel 1991. È arrivato in Italia nel 2016 e da quattro anni vive in Provincia di Bologna.È stato il primo dipendente assunto come sarto e artigiano pellettiere nel progetto di moda etica Cartiera, di cui è socio lavoratore.

Alla conduzione, insieme a Fausta Belli, ci sarà uno dei più celebri outsider di Bologna: Danilo Masotti, per tutti “Quello degli Umarells”. Ho cercato di fargli qualche domanda, anche per capire se è davvero la figura più adatta a presentare questa edizione.

 

Prima di cominciare devo togliermi una curiosità. Per tutti tu sei “Quello degli Umarells”. Questa cosa ti ha rotto i maroni?

“Forse ti stupirà, ma ti dico di no. È chiaro che molti si avvicinano e mi parlano di quello, oppure vengo inondato di foto e di video sul telefono. Però insomma, in tutto questo succedono cose e si perde il controllo di tutto: è nata ad esempio ‘La piazzetta degli Umarells’, una collaborazione con Burger King e i loro spot, potrebbe nascere un film sugli Umarells.

La potenza di Umarells l’ho colta quando alcuni detrattori hanno iniziato a dirmi: ‘Quella roba lì la sapevo fare anche io’. Ecco, quando senti questa frase puoi essere certo di aver fatto qualcosa di bello. E penso valga in generale vale per molte opere d’arte”.

 

Ma da dove è nato tutto?

“La storia degli Umarells nasce casualmente in un freddo Febbraio del 2005. Stavo aspettando un cliente al parcheggio del cinema Star City di Rastignano: classico appuntamento alle otto della mattina, a febbraio, con un freddo boia. Non c’è nessuno, tutto ghiacciato. Ci sono io che aspetto e intanto scatto delle foto per il mio blog.

Mentre scatto, passa di lì quello che sarebbe stato il mio primo esemplare di Umarell con cane che mi vede e chiede: ‘Scusi lei, ma cosa sta fotografando?’. Se avessi detto che stavo facendo foto per internet mi sarei preso del pedofilo probabilmente, quindi scelsi di dire che stavo facendo delle foto per il giornalino della parrocchia. Sentii di essere stato accettato dall’Umarell locale”.

Danilo Masotti

Okay, ma come hai fatto a capire che quello fosse un vero Umarell?

“Visto che sono una persona molesta, decisi di metterlo alla prova. Avevo con me una rivista free-press, roba antichissima: ho appallottolato il giornalino in maniera furtiva e l’ho messo dentro a un cestino. Quando siamo partiti ho guardato nello specchio retrovisore e il cerchio si è chiuso: l’Umarell è andato lì a controllare per vedere che non fosse droga.

In quel momento usai per la prima volta il termine raccontando questa esperienza e aprii il blog degli Umarells. Scoperchiai un mondo. Io ovviamente non ho inventato gli Umarells. Ho detto: ‘Quel tipo di persone sono gli Umarells’. Poi è passato che sono gli anziani con le mani dietro la schiena che rompono i maroni gli operai”.

 

Di recente hai scritto: “Chi crede che siano SOLO i pensionati che guardano i cantieri, non ha capito niente. È un superficiale”. Ecco, cosa non abbiamo capito degli Umarells?

La prima cosa che sfugge è che Umarells si nasce e non si diventa. Ad esempio: Berlusconi e Prodi non sono Umarell e mai lo saranno. Nei miei libri ho spiegato tutto, ma l’Umarell è uno stato d’animo, è controllo del territorio, è qualcosa che va oltre il cantiere. Ci sono tante forme di controllo degli Umarells, difendono il loro territorio con i cartelli… è qualcosa di molto più complesso di quello che può sembrare”.

 

In una delle tue descrizione ti definisci: “Quello degli Umarell e tanto altro…”. Ecco, parlami un po’ di quest’altro.

“Sul tanto altro c’è un sacco di roba su Google da trovare… (ride ndr). Oltre a Umarells ci sono otto libri scritti, collaborazioni, invischiato nel giro dell’underground bolognese come cantante dei New Hyronja.

A proposito di Outsider, in ‘Ci meritiamo tutto’ ho cercato di osservare da un punto di vista trasversale l’assurdità di come viviamo. Racconto la storia di Mario Zanardi che lavora nella ‘Nulla Spa’ e che quando questa ditta chiude lui è contento. Ho provato a tratteggiare quelli che io chiamo gli adultolescenti insieme a tutti quei lavori da ufficio assurdi che non hanno alcun senso. Probabilmente è il mio lavoro più riuscito, ma penso rimarrò sempre ‘Quello degli Umarells’”.

 

Torniamo in carreggiata e passiamo al TEDx Bologna. Ma tu ti senti Outsider?

“Allora, calcola che praticamente sono ‘smart-worker’ dal ’96, da quando non esisteva ancora la parola probabilmente. È dall’84 che vado sul palco e da sempre cerco di far nascere qualcosa online per poi portarlo nell’offline, nel mondo reale.

Insomma, penso di essere fuori luogo in ogni luogo. Quindi sì, mi sento outsider. Però voglio anche sempre confrontarmi con ‘l’insider’. Io ho voglia di capire: mi piace ascoltare, creare dibattito. Nonostante i social siano un luogo di egocentrismo totale, una sorta di bar sempre aperto, io provo a giocare con questa cosa. Questa apparente perdita di tempo a seguire post lunghissimi con migliaia di commenti in realtà mi aiutano a capire quello che funziona, ciò di cui si parla, ciò di cui le persone hanno voglia di parlare”.

Valentina Sumini è Space Architect e ricercatrice al MIT Media Lab nel Responsive Environments Research Group e Space Exploration Initiative. La sua attività di progettazione si è focalizzata sullo sviluppo di design e architetture volte a consentire la vita in condizioni estreme sia sulla Terra che in orbita (Low Earth Orbit), sulla Luna e Marte.

Ecco, a proposito di social, riprendendo un pezzettino di un tuo post:
“Alla fine è tutto qua: se vuoi credere che stai male, che stai facendo dei sacrifici enormi, che hai sofferto a stare tappato mesi in casa a fare delle ciambelle durante il lockdown, beato te”. E mi viene in mente anche uno dei tuoi hashtag più famosi:
#maistatimeglio.
Ci lamentiamo continuamente di tutto. Come siamo arrivati ad essere così frustrati?

“Siamo diventati così rancorosi perché a differenza delle generazioni precedenti in molti abbiamo la pancia piena. Non abbiamo mai avuto quella fame che ti porta a dover lavorare un casino per avere qualcosa. Quel qualcosa ce l’abbiamo già e così si inceppa tutto”.

Lorenzo Bernardi è un allenatore di pallavolo ed ex pallavolista italiano. Nel 2001 è stato eletto dalla FIVB “Miglior giocatore di pallavolo del XX secolo” assieme allo statunitense Karch Kiraly, ed è per questo considerato il pallavolista più forte di tutti i tempi oltreché un simbolo della cosiddetta generazione di fenomeni.

E infatti “Finché c’è fame c’è speranza”, dice Massimo Pericolo in Soldati.

“Esatto, spesso si arriva ad avere la pappa pronta. Ma cerco di spiegarmi meglio.

Tu sei perennemente in un videogioco quando studi, poi ti viene sbattuta in faccia la verità e capisci che devi andare a lavorare. E lì iniziano i problemi per molti, di solito. Esiste un esercito di persone che hanno studiato, però non sanno davvero che cazzo hanno fatto.

Una generazione che si ritrova nel mondo del lavoro dove di base ti vengono chieste due cagate e ti pagano. Tu paghi il tuo dover trascorrere del tempo in un luogo qualsiasi, mentre lo stipendio diventa un bancomat con il quale tu finanzi cosa ti piace fare. Però sempre qualcosa di semplice. E all’inizio magari regge, ti soddisfa, hai un buon potere di acquisto.

Però poi se vuoi comprarti una casa, ti affidi agli Umarells. Per ogni passo più grosso devi farti aiutare e questo crea una dose di frustrazione immane, in cui ti accorgi che non ce la puoi fare da solo. E inizi poi a farti domande del tipo. ‘Ma cosa ci faccio qui? Perché sono alla Nulla Spa a fare questa cosa che non mi piace?’.

E ti blocchi, non fai niente, ti immobilizzi. Sopravvive e si mette sui social a infamare altre persone”.

Cinzia Pennesi. Direttrice d’orchestra e di coro, pianista, compositrice, svolge intensa attività concertistica in Italia, Germania, Austria, Spagna, Inghilterra, Grecia, Romania, Svizzera, Yugoslavia, Malta, Russia, Israele, Marocco, Sud America, Corea e New York. Ha collaborato in produzioni e spettacoli, tra gli altri, con Michele Placido, Luca Ward, Elio, Piergiorgio Odifreddi, Andrea e Ennio Morricone.

Per chiudere, se volessi farti capire meglio quale parola bolognese utilizzeresti per far passare il significato di “Outsider”?

“Mh, mi cogli in contropiede. Forse la prima frase che mi viene in mente è: ‘l’é propri un màt‘. Un matto, uno di quelli che ti fanno simpatia.

Io, essendo un matto-outsider, ho grande empatia per i matti”.

Qui trovate gli speaker di questa edizione di TEDx Bologna.

Mentre i biglietti sono in vendita sul sito di Boxer Ticket.

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