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Tutti hanno una storia. Umani di Bologna racconta su Instagram le persone che vivono la città

29-07-2019

Di Luca Vanelli
Foto di Umani di Bologna

“Che la vita è una poesia di storie uniche” cantavano i Negrita nella loro ultima apparizione Sanremese. E chissà che Alessandra Arini non si sia fatta influenzare anche da loro per lanciare il suo progetto su Instagram Umani di Bologna. Perché è proprio questo: una raccolta di storie uniche che insieme compongono la poesia del mondo.

Alessandra è siciliana, ma si è laureata in giurisprudenza a Bologna e da questa città non è più riuscita a staccarsi completamente. La sua passione per la scrittura e le storie del mondo l’hanno portata col tempo a crearsi spazio fra le molte ore di studio. Nell’aprile del 2019 Alessandra ha deciso di iniziare a raccontare Bologna attraverso le persone che la vivono.

“Giorgio Traini ha 74 anni e da quando è in pensione ha deciso di dedicare tutto il suo tempo al cinema…” (leggi il post)

Archeologa degli umani, Influencer degli umani, Giornalista degli umani: abbiamo scherzato sulle diverse definizioni che poteva assumere il suo ruolo in questa storia. Ma è difficile trovare una definizione univoca, tanto quanto è difficile trovare un umano che non si distingua all’interno di questo caos in cui ci troviamo a vivere.

Cosa ti ha portato a lanciare Umani di Bologna?

“Dopo la laurea ho fatto sei mesi di pratica forense in diritto dell’immigrazione in Sicilia. Quando ho iniziato ad aiutare diverse persone a preparare le loro memorie per i processi, mi sono resa conto che tutti hanno una storia da raccontare. Da quel momento è scoccato qualcosa: l’attenzione all’altro e l’idea di viaggio che c’è dietro ad ogni persona ha iniziato ad appassionarmi. Non solo un viaggio in mare, ma un viaggio metaforico della loro vita”.

Pensi che sia qualcosa che covi da molto tempo?

“Da sempre mi piace scrivere e forse sentivo il bisogno di trovare qualcosa in cui specializzarmi, qualcosa che sentissi davvero di voler raccontare. E conoscendomi mi sono accorta di amare la ritrattistica, il parlare delle persone”.

“Canta in centro a Bologna da 5 mesi e sopratutto canzoni d’epoca italiane…”(leggi il post)

Quando ho visto per la prima volta il tuo profilo non ho potuto non pensare alla pagina Humans of New York. C’è un collegamento?

“Quella pagina è stata sicuramente di ispirazione, ma abbiamo le nostre differenze. Le sue sono storie raccontate totalmente in prima persona, con estratti di discorsi, e ultimamente sta girovagando molto il mondo. Io preferisco mediare le storie delle persone anche con le mie parole e le mie sensazioni, rimanendo totalmente focalizzata su Bologna”.

La tua pagina ha quindi una missione ben precisa?

“Il mio tentativo è quello di raccontare Bologna e le sue realtà raccontando gli umani che la vivono e le danno vita tutti i giorni. Mi focalizzo su quelle storie che hanno un legame diretto con la città e ne raccontano un frammento, come un grande puzzle da completare.

Ogni volta che aggiungo una storia o faccio una fotografia, allora nel mio quadro ideale qualcosa si sta completando perché sto portando alla luce un altro umano, come un’archeologa che deve scovare le persone fra il magma del mondo“.

“A destra invece c’è Alagi, che in associazione tiene il corso per la patente e davvero tanti ragazzi stanno imparando a guidare grazie a lui..” (leggi il post)

Nel tuo post di presentazione hai scritto: “In tutte le persone trovo un mistero che alla fine non coincide con quello che avevo immaginato a prima vista”. Cosa ti stupisce degli esseri umani?

“Una delle cose che mi ha più stupito è l’entusiasmo di alcuni quando chiedi della loro vita. È chiaro che ognuno ha una sua profondità e ognuno può essere più o meno portato ad esprimere ciò che ha dentro. Sebbene io abbia iniziato da poco, mi sembra di notare che solitamente chi ha qualcosa di interessante da dire non lo sbandieri subito al mondo, ma vada scovato. Però ecco, mi stupisce anche il fatto di non trovare persone anonime e banali, che non abbiano nulla da dire: tutti hanno una storia”.

“Si può vedere un film e decidere di cambiare la propria vita? È una sera dell’autunno del ’98 ed è da poco uscito La leggenda del pianista sull’oceano…” (leggi il post)

C’è una storia a cui sei particolarmente legata?

“In realtà è una storia che non ho ancora avuto il coraggio di scrivere, ma che mi colpì molto. La sera del 20 marzo stavo uscendo e avevo visto Martin, un senzatetto che avevo notato tante volte nei miei anni da studentessa, che si stava sistemando per la nottata. Quando sono tornata ho visto un lenzuolo bianco steso a terra e la Polizia. Io era talmente presa dalle mie cose che non avevo capito bene cosa fosse accaduto.

Quando venni a sapere della notizia, per i giorni successivi non feci altri che pensare a quanto stare attenti agli altri possa cambiare il destino delle persone. Forse non avrei potuto fare nulla, però se mantenessimo gli sguardi più attenti verso gli altri potremmo davvero fare la differenza”.

Come ti ha segnato questo episodio?

“Questo episodio mi ha segnato al punto che un giorno mi piacerebbe raccontare la storia di Martin: ci sono storie a cui possiamo dare dignità anche quando una persona non c’è più. Al suo funerale alla Certosa c’era pochissima gente e lì mi sono resa conto di quanto le persone possano fare la differenza nella vita. Nessuna storia se ne dovrebbe andare da sola, senza ricordo”.

Dopo aver realizzato l’intervista, Alessandra ha trovato il coraggio di scriverla.”Eri Martin, venivi dalla Repubblica Ceca e avevi solo 25 anni…”

Sempre nel tuo post di presentazione hai scritto: “Anche se da grandi abbiamo smesso di credere di avere ancora bisogno di storie, Bologna è in realtà un libro a cielo aperto”. Cosa pensi possano insegnarci le storie degli altri?

“Per me, in questo momento di odio e volgarità delle parole, l’empatia è un valore da veicolare per trovare un alfabeto emotivo diverso. Raccontare le storie degli altri assume così anche una funzione culturale.

Ho notato che, per quanto le storie siano sempre uniche, esistono elementi ricorrenti: tutti, da qualsiasi parte del mondo veniamo, abbiamo qualcosa in comune nelle aspirazioni, nelle difficoltà e nei sentimenti. Questi elementi possono aiutarci ad accorciare la distanza tra noi e gli altri, a riconoscerci nell’altro, andando a creare una connessione solidale e costruttiva tra le persone.

Inoltre penso che recuperare il fascino della vita degli altri possa insegnarci a prenderci un po’ di tempo per le persone. La corsa frenetica e continua in cui siamo immersi non ci lascia il tempo di dedicarci alle vite degli altri. Ricominciare a indagare il mistero che sono gli altri, può portarci sia a preoccuparci di più delle altre persone, sia a stupirci degli esseri umani che sono totalmente fuori da qualsiasi tipo di ogni nostro schema predefinito”.

Alessandra Arini l’autrice di Umani di Bologna

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