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Tutti noi a casa, tutti i nostri volti in Pratello. L’iniziativa di Pratello R’esiste per il 25 aprile

25-04-2020

Di Laura Bessega
Foto di Achille Serrao

Foto di Achille Serrao

“Non sapevamo come non occupare la strada, non potevamo lasciarla vuota”.

La festa non si può fare ma il Pratello non può non festeggiare la Resistenza il 25 aprile. 

Incontro, rigorosamente al telefono, Federico Miglianti di Pratello R’esiste. Incuriosita dopo che un’amica, Francesca Bellucci, mi chiede una foto da appendere nella via di Bologna che amo e in cui ho vissuto per parecchi anni, lo chiamo per capire com’è partita e in cosa consiste esattamente questa iniziativa. 

Mi racconta di aver visto casualmente qualche settimana fa al telegiornale un funerale cinese.

“Nei luoghi di culto non possono accedere le persone. Così le famiglie e gli amici che vorrebbero essere presenti mandano una propria foto e gli ufficiali del culto le appoggiano sulle panchine del tempio o le appendono dove possono. E così mi è venuta l’idea. Facciamo la stessa cosa. Insomma ho copiato dai cinesi!” 

Una settimana fa mette un annuncio su Facebook e iniziano ad arrivare le immagini.

Foto di Achille Serrao

Una ragazza di Pratello R’esiste le archivia diligentemente. Ogni due giorni escono a stamparle.

Federico mi confida che, non sapendo se si potesse stare in strada, usciva nelle ore notturne, quando non c’era nessuno, per attaccarle.

“Man mano che le mettevo, la cosa ha preso piede e adesso in strada siamo tantissimi che le attacchiamo”. Me lo racconta mentre sta incollando le ultime alle colonne.

Ne hanno parlato anche i quotidiani …ma vi aspettavate tutto questo eco?

“C’è sempre molto eco a ridosso del 25 aprile perché c’è la festa del Pratello a cui viene data molta visibilità”.

Poi con una voce che si fa timida mi confida: “che venisse carina lo sapevo”.

Foto di Achille Serrao

Gli chiedo cosa rappresenta il Pratello per la Resistenza, mi risponde che preferisce dirmi il contrario, cosa rappresenta la Resistenza per il Pratello.

“È un modo di essere sempre e comunque un pò critici, indipendenti, di non omologarsi mai a tutto ciò che succede. È fare comunità, soprattutto in questo momento dove fare comunità è diverso, ha dovuto reinventarsi in altre forme. Oggi che nessuno fa più resistenza, è rimanere se stessi. Noi non ci arrenderemo mai”. 

Certe situazioni abitano solo in questa via, per fortuna. Aggiunge.

Poi mi parla di orgoglio pratelliano. C’è un desiderio di mantenere la propria identità. Le persone ci sono, scendono nella via, discutono, partecipano. È come vivere in un paese e il 25 aprile è come se fosse la festa del paese. La strada si riempie, così tanto che non si riesce a camminare.

“Di gente ce n’è pure troppa, però noi ci teniamo a fare bella figura”.

Quest’anno a tanti mancherà il contatto con le persone, la chiacchiera, ritrovare un amico che non si vede da un pò in mezzo alla folla di gente in cui spostarsi di dieci metri a volte significa perdere mezz’ora.

Chiedo a Federico un’ultima cosa, una frase resistente che associa al Pratello.

“La più bella non è una frase, è la poesia di Mastai”, un nome che chiunque viva nella via conosce bene. Quello che ha scritto si trova sotto il portico, vicino alla tabaccheria, all’angolo tra via del Pratello e via Pietralata. E’ un inno alla vita, è un inno ad essere se stessi. Quando l’ho letto, per la precisione quando me l’ha letto Francesca Bellucci, mi sono commossa. E anche lei.

Sto per riattaccare il telefono, Federico ci ripensa: “Ce n’è un’altra di Mastai! Noi al Pratello si resiste anche dopo il 25 aprile”.

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