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Le illustrazioni concettuali di Davide Bonazzi

06-12-2017

Di Silvia Santachiara

Le illustrazioni concettuali di Davide Bonazzi

 

«Questo è un settore abbastanza meritocratico. Se le tue illustrazioni piacciono puoi essere contattato anche se non conosci nessuno». Davide Bonazzi, classe 1984, nel 2013 è stato giudicato dal Creative Quarterly Journal come uno dei 25 migliori illustratori al mondo. Specializzato in illustrazione editoriale per riviste e quotidiani, lavora principalmente per gli USA e collabora con The Wall Street Journal, The Boston Globe, Scientific American, Columbia University, Greenpeace, Einaudi, Il Sole 24 Ore, L’Espresso e Mondadori, solo per citarne alcuni.

Photo: Davide Bonazzi

 Quindi dormi di giorno e lavori la notte…

«Non proprio, diciamo che lavorando per gli Usa si lavora principalmente di pomeriggio e di sera per via del fuso orario. Per i quotidiani mi è capitato di avere anche solo 24 ore di tempo, ma più di frequente sono 2/3 giorni, fino ad un massimo di 2 o 3 settimane per i mensili. In questo lavoro bisogna entrare nell’ottica di essere flessibili e sempre a disposizione…»

 Perché gli USA?

«In Italia era difficile ingranare, è un lavoro ben pagato ma le collaborazioni erano poche e soprattutto non continuative, così mi sono affidato ad un’agenzia americana e ho iniziato a collaborare con realtà statunitensi. E’ una prassi diffusa tra gli illustratori, l’agente prende una percentuale sul lavoro e si occupa della negoziazione con il cliente e degli aspetti contrattuali. Questa è stata la vera svolta, negli Stati Uniti è un lavoro molto considerato mentre in Italia c’è sempre l’idea che uno lo faccia per hobby o perché ha poca voglia di lavorare. All’inizio comunque non è stato facile, c’è voluto tempo prima di avere continuità».

Le tue sono illustrazioni concettuali, perché hai scelto questo filone?

«Mi piaceva l’idea di tirare fuori un concetto da un tema di attualità, leggere un articolo e associargli una metafora visiva che introduce un tema senza entrare troppo nello specifico ma suscitando curiosità. Un filone in cui l’allenamento conta molto».

 

Photo: Davide Bonazzi

Parlaci di alcune…

«Ad esempio, una delle illustrazioni commissionata dalla rivista Scientific American, aveva come tema le difficoltà che ancora persistono nella ricerca sull’Alzheimer. Ho immaginato la malattia come un mostro nascosto dietro una tenda, invisibile agli occhi del personaggio che va in esplorazione. Da circa un anno collaboro con Il Sole 24 Ore, questa è stata la mia prima illustrazione per loro. L’articolo dava consigli sulle migliori app per risparmiare nella vita quotidiana. Ho cercato di creare un contrasto tra una scena tra le più tradizionali e fuori dal tempo, una donna che fa la spesa in un banco frutta, e quella tecnologica e contemporanea di uno smartphone con le app in evidenza».

Come lavori?

«Mi viene dato un articolo, trovo tre o quattro idee diverse facendo prima i bozzetti a matita su un foglio, poi sulla tavoletta grafica. Mando tutto al cliente che ne sceglierà uno su cui poi lavorerò e che diventerà il definitivo a colori».

Photo: Davide Bonazzi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come hai iniziato?

«Ho frequentato il liceo classico, poi mi sono laureato in Lettere Moderne ad indirizzo storico-artistico. Fino a 24 anni non ho mai pensato al mestiere dell’illustratore anche se mi piaceva moltissimo disegnare, poi ho deciso di frequentare un corso serale di illustrazione allo IED di Milano, facevo avanti e indietro due volte alla settimana. L’anno dopo mi sono iscritto al biennio in illustrazione per l’editoria dell’Accademia di Belle Arti. E mentre studiavo sono iniziate le prime collaborazioni semplicemente inviando il mio portfolio ai direttori dei giornali. Il primo lavoro l’ho fatto per l’Espresso».

 

Photo: Davide Bonazzi

Photo: Davide Bonazzi