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Lascia 50 lettere in giro per la città. La caccia al tesoro di Starnuto

05-12-2020

Di Marisol Finelli
Foto di Starnuto

Starnuto, classe 1987 e un nome che gli si è incollato addosso 10 anni fa, ai tempi dell’Accademia di Belle Arti.

Bizzarro da sentire durante una pandemia, ma soprattutto perchè riesce spesso a sdrammatizzare i toni: “mi ci sono affezionato, poter parlare di cose serie con un nome stupido fa sempre bene” scherza.

Il suo progetto Lettera per qualcuno è una sorpresa estremamente dolce, a maggior ragione se contestualizzata in un 2020 complicato. Tre lettere a settimana, 45 luoghi di Bologna che diventano lo scenario di brevi incursioni nelle vite di perfetti sconosciuti. E alla fine un libro, 50, che raccoglie quelle lettere che con cura ha disseminato per la città.

La storia che conosciamo noi inizia con la battitura a macchina delle lettere: una vecchia Olivetti, la resistenza dei tasti sotto le dita, le mani che si muovono come in una sorta di danza. E poi il sigillo, l’abbandono in un punto apparentemente casuale, il video caricato su Instagram. L’attesa.

Sono state trovate tutte, alcuni mi hanno risposto, altri no. Altri ancora l’hanno trovata, letta e lasciata lì. Spesso mi hanno scritto per dire ‘guarda, l’ho trovata, stavo di merda e mi hai svoltato la mattinata’. Queste cose sembrano sciocchezze ma sono una figata assurda!”.

Il primo seme del progetto invece, viene piantato un paio di anni fa, “stavo passeggiando con un amico e mi è venuta in mente questa cosa poetica di abbandonare delle lettere personali in giro per la città, la bellezza di un gesto di questo tipo”.

Come spesso accade, i tempi non sono maturi e serve una sofferenza personale a innescare il processo: In quel preciso momento era impossibile scrivere, era impossibile fare qualsiasi cosa. Ho iniziato quando ho preso consapevolezza di determinate cose: è come se parlassi con me stesso, alla fine.

È scattata questa esigenza incombente di comunicare, inizialmente scrivendo su questo quadernino blu, utilizzandolo come una sorta di diario. E quindi questo diario, che era molto piu lungo di 50 lettere e raccontava questo periodo, è diventato un progetto.

Immagina un blocco unico che ho deciso di spaccare in 50 pezzi e lasciarlo in giro per la città, in balia del caso; perchè principalmente gioca tutto su quello”.

In bilico tra casualità e organizzazione maniacale, dunque, perché la struttura e la numerologia studiate con estrema precisione lasciano spazio all’imprevedibilità del finale.

La prima lettera infatti viene installata il 2-2-2020 in un luogo ben preciso, e la stessa cosa sarà per quelle a venire, sempre sistemate il mercoledì, il venerdì e la domenica; ma tutto ciò che succede dopo non riguarda più direttamente Starnuto: la cosa che importava a me in quel preciso momento era il gesto. La lettera era conclusa nel momento in cui l’avevo trascritta dal mio quaderno e battuta a macchina sul foglio. Una volta sigillata ed appoggiata per me finiva tutto, era di chi la trovava. Era uno svuotarsi delle cose che scrivevo”.

Ecco che la partecipazione di tutti i “qualcuno” ritrovatisi con una misteriosa lettera tra le mani, protagonisti ignari di quest’ultima fase del processo di elaborazione di un dolore, acquisisce un senso più profondo: non è un ruolo finalizzato alla semplice conclusione del progetto ma ne diventano in qualche modo partecipi.

Quindi “ogni singola lettera è autoconclusiva, ma accoglie quella dopo” dalla “uno” alla “quarantanove”, e cosa succede arrivati a “cinquanta”?

“È un libro. All inizio ho spaccato un libro, l’ho diviso in cinquanta emozioni, se si può dire, situazioni. Ho preso consapevolezza di ogni singola lettera e poi le ho riunite perchè le potevo gestire, emotivamente parlando. Ho fatto 6 copie ufficiali, una è la mia personale, le altre cinque erano il tesoro”.

Un tesoro che, come da tradizione, dà vita a una vera e propria caccia. Questa volta sono mille le lettere che starnuto sparge per la città, contengono mappe e indovinelli che portano dritti ad uno dei cinque coupon d’oro e quindi alla vittoria del libro; eppure confessa: “il fatto di poter condividere con qualcuno una mia esperienza… bè alla fine il vero tesoro l’ho trovato io. Anche rimanendo fermo su una panchina, ad aspettare”.

E così il 22-10-2020 si conclude #letteraperqualcuno, progetto romantico di un “creativo situazionista”, come si autodefinisce. Guai a chiamarlo artista, “odio questa etichetta, principalmente perché non sono così presuntuoso e arrogante da autoetichettarmi tale e poi perché troppa gente si riempe la bocca con questa parola” e in effetti il suo campo d’azione è troppo vasto per essere chiuso in una parola così inflazionata: disegna, suona, canta, fa video, installazioni, performance, si occupa di editoria, e aggiunge “Ho sempre scelto il mezzo in base all’idea che avevo, con questo mi sono approcciato alla scrittura”.

Non è sempre stato così, il suo progetto precedente ad esempio consisteva nel disegnare sopra i biglietti della linea urbana di Bologna (da qui il nome #TpARTbo) e seminarli in ogni dove. Un vizio che a quanto pare ha sempre avuto: “fare le cose e poi lasciarle in giro è sempre stata una mia deformazione. Anche regalare le cose che faccio è importante”.

E anche stavolta ha regalato sicuramente qualche sorriso, un pensiero, una manciata di riflessioni, magari persino un pianto, a tutti i “qualcuno” che hanno incrociato il suo progetto.

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