Da qualche anno Bologna sembra un cantiere permanente. Strade aperte e traffico deviato, transenne provvisorie e binari che conquistano metri di asfalto sono diventati il nostro paesaggio quotidiano.
In giro per la città, lo sguardo non fa che posarsi sull’arancione vivo delle recinzioni e il grigio del manto bituminoso in continua mutazione. Il cantiere sembra ormai una condizione a cui ci stiamo abituando, seppur con fatica.
È come vivere in un tempo sospeso, che l’ex chiesa di San Nicolò in via San Felice 41 sembra incarnare perfettamente, ma su scala diversa.
Entrando, i rumorosi lavori delle strade lasciano spazio a una dimensione indefinita e silenziosa. Edificio religioso, privato del tetto ma ricoperto di piante, sconsacrato e abbandonato da tempo, richiama alla memoria l’abbazia di San Galgano in Toscana e la chiesa dello Spasimo a Palermo.
Una rovina preziosa per alcuni, una ferita aperta per altri.

Un’occasione per Serendippo, che, grazie ad Art City 2026 e in collaborazione con Rione San Nicolò, regala alla città la possibilità di entrare per la prima volta dopo tanti anni nell’ex chiesa, uno dei più antichi complessi monastici della Bologna cristiana, con GAP, mostra collettiva di installazioni, performance e interventi visivi.
L’esposizione si inserisce all’interno di pubbliCITTÀ> 2026, progetto di arte contemporanea diffusa che attraversa altri spazi cittadini come Piazza Medaglie d’Oro e una collettiva con tutti gli artisti coinvolti al 5C Lab di Vicolo de’ Facchini 5/C.

I lavori che saranno presentati costruiscono un percorso eterogeneo ma coerente, in cui ogni intervento affronta il tema del vuoto, della trasformazione e dell’attesa da una prospettiva diversa, mettendo in relazione memoria individuale e stratificazione collettiva.
La performance Kore precipita di Greta Affanni rilegge la figura mitologica di Kore–Persefone come simbolo di passaggio e mutamento. Attraverso voce, recitazione e presenza corporea, l’artista abita lo spazio dell’ex chiesa facendo emergere un dialogo tra ciò che è stato e ciò che continua a sedimentarsi nella memoria dei luoghi. La parola poetica diventa così uno strumento per attraversare il tempo sospeso dell’edificio.
Con Ricochets, Lou Nugues ed Elena Menini lavorano invece sulla materia stessa della rovina. Le pietre fluviali dell’ex chiesa diventano supporti per immagini fotografiche e interventi pittorici, evocando la Bologna delle Acque e una memoria che riaffiora per accumulo e stratificazione. L’opera si apre al contributo del pubblico, invitato a partecipare a una costruzione collettiva che cresce nel tempo.
Uscita di emergenza di Guglielmo Onofri introduce un elemento di orientamento simbolico: una cianotipia su plexiglas retroilluminato che trasforma l’immagine della Luna in un segnale silenzioso, sospeso tra funzione e contemplazione, mettendo in relazione l’idea di via di fuga con il desiderio di elevazione.
Con Flow State, Lorenzo Crosti (SATOЯ) realizza un ambiente visivo e generativo. Un flusso continuo di trasformazioni in cui le immagini proiettate evolvono secondo processi che non si fondano sull’AI, ma producono configurazioni sempre diverse e imprevedibili. Il risultato è un’esperienza immersiva che dialoga direttamente con il vuoto architettonico dell’ex chiesa, invitando lo spettatore a sostare in una temporalità instabile e non lineare.
Vantees con Nossa Senhora das coisas impossíveis que procuramos em vão, crea un’installazione site-specific e riempiendo lo spazio con sagome leggere e sospese, tratte da fotografie di passanti bolognesi. Figure senza peso e senza identità definita trasformano l’ex chiesa in un luogo di attesa, attraversato da presenze transitorie.
Maria Paola Landini presenta Carriole, una serie di fotografie dedicate a un oggetto minimo ma essenziale del cantiere urbano. Le carriole, isolate e sospese, diventano segni discreti del lavoro e della trasformazione della città. Un intervento che dialoga con le immagini del cantiere del tram di Bologna esposte nelle pensiline TPER di Piazza Medaglie d’Oro, restituendo una riflessione sul cantiere, condizione permanente dello spazio urbano, e sul rapporto tra infrastrutture, corpi e memoria dei luoghi.

A completare il percorso, il progetto di installazione e light design curato dall’architetto Pierluigi Molteni, che interviene sullo spazio senza alterarne la natura, lasciando percepire il vuoto e le stratificazioni architettoniche attraverso un uso misurato della luce.
Da segnalare l’appuntamento della ART CITY White Night, sabato 7 febbraio dalle 19:00 in poi, in cui nell’ex chiesa è previsto un incontro informale tra operatori e professionisti dei settori culturali e creativi, una Speed Date per professioni creative, in collaborazione con l’associazione Frattale.

Lex chiesa di San Nicolò forse è un contenitore spoglio, ma di sicuro non neutro. GAP non vuole riempirne lo spazio, ma interrogarlo. Senza anticipare quello che sarà il futuro dell’edificio, acquisito da una cordata di imprenditori e in attesa di una nuova destinazione, il progetto lavora sul tempo del prima e del durante, sull’attesa, sul vuoto, sull’incompiutezza.
Nel parallelismo silenzioso tra l’edificio e la città, tra infrastrutture in costruzione e antiche architetture, Bologna rivela forse il suo stato più autentico. Non quello che è stata, né quello che sarà, ma quello che è ora.
ORARI
Dal 3 all’8 febbraio 2026
martedì 3 febbraio h 17.00 – 22.30 (performance h 21)
mercoledì 4 febbraio h 17.00 – 22.30 (performance h 18 + 21)
giovedì 5 febbraio h 17.00 – 22.30 (performance h 21)
venerdì 6 febbraio h 17.00 – 24.00 (performance h 21)
White Night: sabato 7 febbraio h 17.00 – 24.00 (performance h 21 + 23 + 00)
domenica 8 febbraio h 12.00 – 21.00
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