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Art City 2026: dodici “Artisti Marziali” in un ring verbale

28-01-2026

Di Laura Bessega

Cosa succede quando il ring non è uno spazio chiuso ma si forma attorno ai corpi e agli sguardi di chi osserva? Quando non volano pugni ma l’attenzione è comunque alta? Quando chi combatte non lo fa contro un nemico ma con una persona amica?

Succede che i pugili sono artisti, le loro opere si fanno pensieri e parole, il pubblico non guarda, ascolta. Succede che nessuno vince davvero, ma si cresce e impara insieme.

Quello di cui sto parlando è un format, ideato e curato da Veronica Santi e promosso dall’associazione culturale Alchemilla: sei incontri-scontri verbali di 40 minuti dove sei coppie di artisti si guardano e dialogano dal vivo. Sono Sara Enrico vs Ramona Ponzini; Anna De Manincor vs Emilio Fantin; Rudy Cremonini vs Eugenia Vanni; Alterazioni video vs Alterazioni video; Alessandro Brighetti vs Jacopo Benassi; Sissi vs Yuri Ancarani.

Dopo i primi otto incontri svolti tra il 2024 e il 2025, per ART CITY Bologna 2026 ritorna il 2, 7 e 8 febbraio un ciclo di appuntamenti in un’edizione speciale, presso palazzo Vizzani, in via Santo Stefano 43. Si chiama Artisti Marziali – Art City Edition e a me questo nome sembra un pò una via di mezzo tra arti marziali e i marziani. Una serie di incontri vis-a-vis tra artisti che un pò marziani lo sono per davvero. Si sfidano, e anche si fidano, a colpi di parola in un ring virtuale senza alcuna violenza ma con concentrazione, tecnica e resistenza. Se vi state chiedendo se c’è qualcuno che vince, non credo sia quello lo scopo. In premio, solo conoscenza e crescita. È contemplata la perdita?  Forse, ma non come uno si aspetta. In fin dei conti cos’è il fallimento se non smettere di mettersi realmente in gioco?

Le conversazioni nate durante gli incontri confluiranno in un progetto pilota di podcast, realizzato a partire da registrazioni in presa diretta e dalla post-produzione audio di Stefano D’Arcangelo (Nassau). Il podcast entrerà a far parte dell’archivio di Alchemilla e sarà successivamente diffuso su emittenti di settore.

Di seguito alcune domande a Veronica Santi e di Camilla Sanguinetti per saperne di più.

Veronica, cosa c’è oggi di marziale nel lavoro artistico?

Oggi nel lavoro artistico c’è di marziale soprattutto la postura. Non tanto l’attacco frontale, quanto la capacità di stare in equilibrio mentre tutto intorno richiede velocità, semplificazione e performance continua.

La storia delle arti marziali intreccia protezione, conflitto e controllo della violenza. In un presente in cui la parola è spesso usata come strumento di scontro e da fisica si è fatta sempre più verbale, normalizzata nei media e nel linguaggio quotidiano, il format Artisti Marziali nasce anche come riflessione critica su questa deriva? E che responsabilità attribuisce oggi al ruolo dell’artista?

Più che perpetrare la parola come arma, Artisti Marziali nasce dal desiderio di praticare una cosa oggi quasi radicale: stare nella stessa stanza per parlarsi e conoscersi, circondati dal silenzio. Le arti marziali infatti non si praticano da soli, né a distanza. Serve un corpo davanti, uno spazio condiviso, un tempo comune. Il confronto è prima di tutto una forma di attenzione reciproca. Inoltre, le arti marziali insegnano il controllo, la consapevolezza. La violenza non è l’obiettivo, ma un rischio da gestire. Come nell’arte, c’è la forma (basti pensare al Thai Chi), la ricerca dell’eleganza, dell’equilibrio, il rispetto per l’avversario, la concentrazione, la potenza e la gestione della forza, non intesa necessariamente a livello muscolare.

Come nasce l’idea di questo format? È una risposta a una sovraesposizione dell’immagine, della performance, dell’opera?

Penso che Artisti Marziali sia una cellula dormiente del format Raid, al quale ho partecipato sin dagli albori. L’idea però germoglia l’anno scorso dalla nostalgia delle cene a casa mia, cosa che sto facendo meno (purtroppo): quella dimensione intima tra noi artisti in cui si parla delle nostre ricerche o difficoltà tecniche senza sentirsi ostaggio di domande di giornalisti o direttori di museo con i quali necessariamente intercorre un’altra forma di dialogo (e un’altra relazione di potere). Volevo far emergere qualcosa che credo sia nutriente non solo per il mondo dell’arte. Alchemilla era il posto perfetto: un luogo di produzione artistica che ospita atelier e residenze, dove passano tanti artisti e ci si sente a proprio agio. Inoltre, nella mia esperienza, gli autori sono i migliori compagni di viaggio per parlare di altre opere o andare a vedere una mostra. Lo sguardo di un artista su un altro artista è sempre sorprendente, spesso semplice, spietato, genuino.

Cosa succede quando le domande non sono concordate? Si può parlare più di dialogo o di un’altra forma di performance?

Non essendoci limiti ai contenuti e alle tempistiche di domanda/risposta, se non il limite di 40 minuti dell’intera durata dell’incontro, ogni round prende la forma della relazione che nasce tra i due artisti. Esattamente come accade in un incontro corpo a corpo, ci sono persone che si studiano e poi si amano, ci sono persone che si amano e poi discutono, persone che ridono e persone che si prendono sul serio, domande brevi o lunghe, a volte fulminee, a volte spiazzanti, così come ci sono risposte serafiche o boriose. Ma ci sono anche scambi che diventano dei ragionamenti a due teste…a volte si entra in un argomento e non se ne esce più. Possono anche esserci incontri noiosi, come accade per una partita di calcio. No, non la definirei una performance. E credo che anche gli artisti, dopo poco che sono lì seduti, non sentano di dover performare. Io sto lì, vicino a loro, e intervengo solo se strettamente necessario, proprio come un’arbitra. Forse “Artisti Marziali” è una metafora viva, dove si pratica il conoscere l’altro e sé stessi. Attraversando anche momenti di disaccordo con l’altro o di confusione interiore.

Come sono state scelte le coppie? 

Attraverso incontri, intuizioni, sincronicità: magari vado al bar o a una fiera, incontro un’artista e mi viene voglia di invitarla. Poi lei mi suggerisce con chi avrebbe desiderio di fare l’incontro. A volte invece l’artista che invito per primo non sa con chi scontrarsi e mi chiede di scegliere l’avversario. Così faccio dei tentativi, voli pindarici, molti dei quali sono dei fallimenti. Anche il dialogo con Camilla è fondamentale, lei ha un sesto senso incredibile, tira sempre fuori dal suo cilindro un nome che mi entusiasma. Non mi interessa rivendicare il primato della scelta machiavellica, non mi sento una curatrice in senso ortodosso (ma non mi sento neanche una curatrice in generale). Quello che vince, alla fine, è il format: qualsiasi incontro può essere, potenzialmente, interessante. Come nella vita. E aprire la porta all’imprevedibile è bellissimo.

Cosa resta di un artista quando gli rimane solo la parola?

Non lo so. In ogni caso, l’importante è amare il silenzio.

Camilla, in un momento in cui Art City è dominata da opening, installazioni e immagini, Artisti Marziali può essere considerato un evento controcorrente? 

Forse sì, a maggior ragione durante una fiera, dove il mostrare e conquistare gli sguardi (e il portafoglio) dei visitatori diventa la priorità.

Artisti Marziali nasce invece per offrire la possibilità al pubblico di assistere a conversazioni tra artisti di generazioni diverse, all’interno di un contesto intimo e accogliente, dove l’approfondimento delle pratiche di ognuno diventa il focus del progetto.

Date e orari
Lunedì 2 febbraio

ore 18:00 > Sara Enrico vs Ramona Ponzini
ore 19.30 > Anna De Manincor vs Emilio Fantin
Sabato 7 febbraio
ore 15:00 > Rudy Cremonini vs Eugenia Vanni
ore 16.30 > Alterazioni video vs Alterazioni video
Domenica 8 febbraio
ore 11:00 > Alessandro Brighetti vs Jacopo Benassi
ore 12.30 > Sissi vs Yuri Ancarani

Ingresso gratuito su prenotazione (max 50 posti), scrivendo a info@alchemilla43.it

Evento realizzato in collaborazione con Nassau Bologna.

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